Ho visto lei che bacia lui
Che bacia lei, che bacia me …
Cari lettori,
se avete già letto alcuni dei miei precedenti articoli, saprete che nutro una grande passione per la biologia marina, e tra i miei animali preferiti ci sono – ovviamente – gli squali.
Oggi torniamo a parlare proprio di loro (spoiler: come in tanti altri miei articoli!), ma questa volta da una prospettiva un po’ diversa…
Le strategie riproduttive nel mondo animale sono incredibilmente varie e spesso sorprendenti (ne abbiamo parlato anche durante uno dei nostri aperitivi scientifici). Tuttavia, la natura riesce sempre a superare le nostre aspettative.
Protagonista di oggi: lo squalo zebra (Stegostoma tigrinum). Ma prima di arrivare al colpo di scena, facciamo un passo indietro per conoscerlo meglio.
Squalo zebra: un nome una garanzia!
Stegostoma tigrinum abita i mari tropicali, dal Mar Rosso fino all’Oceano Indopacifico, preferendo fondali compresi tra i 5 e i 30 metri di profondità. Predilige le barriere coralline, i fondali sabbiosi vicini a formazioni coralline o le zone fangose.
È facilmente riconoscibile per la sua lunga coda, che può raggiungere la lunghezza del corpo, e per la caratteristica livrea a strisce, simile a quella di una zebra — ma solo negli individui giovani! Con la maturità, infatti, le strisce lasciano il posto a puntini neri su fondo chiaro.
E no, non stiamo parlando di uno squalo leopardo… anche se esiste già! E se consideriamo anche il nome scientifico, Stegostoma tigrinum, scopriamo un ulteriore riferimento felino: stavolta, persino alla tigre!
Insomma, potremmo dire: un nome, una garanzia… di confusione zoologica!
A differenza di altri squali, questi animali non possiedono denti acuminati, ma placche dentali robuste e tondeggianti, perfette per frantumare i carapaci dei crostacei e le conchiglie dei molluschi di cui si nutrono.

Purtroppo, lo squalo zebra è classificato come specie in pericolo secondo la IUCN, a causa della pesca eccessiva e della perdita di habitat. Per contrastare questo declino, sono nati progetti di conservazione come StAR, che punta a ripristinare le popolazioni in regioni dove la specie è drasticamente diminuita o scomparsa.
Quando gli squali zebra rompono le regole…
A questo punto vi chiederete: “Okay, ma cosa rende così speciale lo squalo zebra?”
Beh, innanzitutto è difficile osservarli in natura. Sono animali solitari e riservati, che passano gran parte del giorno nascosti nei reef, per poi diventare attivi soprattutto di notte.
Il comportamento riproduttivo (mating) di questa specie, quindi, è ancora poco conosciuto. Quasi tutte le informazioni che abbiamo derivano da osservazioni in cattività, dove è stato documentato, ad esempio, che i maschi corteggiano le femmine mordendo le loro pinne pettorali durante l’accoppiamento — un comportamento poco romantico, ma piuttosto comune tra gli elasmobranchi.
Recentemente, però, un evento più unico che raro ha sorpreso la comunità scientifica: tre squali zebra coinvolti in un accoppiamento di gruppo, osservati nel loro ambiente naturale!
L’importante è farlo sempre con chi hai voglia tu!
Sì, avete capito bene: gli squali zebra sembrano non disdegnare il “threesome”!
L’episodio ha coinvolto due maschi e una femmina di Stegostoma tigrinum ed è stato documentato (qui potete trovare il video) dal biologo marino Hugo Lassauce della University of the Sunshine Coast, durante un’immersione presso Abore Reef, a 15 km dalle coste della Nuova Caledonia.
I due maschi hanno seguito e corteggiato la femmina per oltre un’ora prima di passare all’azione. Ad un certo punto, entrambi si sono attaccati alle sue pinne pettorali: mentre il primo maschio si accoppiava, il secondo attendeva il suo turno. Una volta conclusa la ‘sessione’, i maschi si sono allontanati, così come la femmina, che sulle pinne presentava i chiari segni del recente accoppiamento.
Spoiler: allo squalo zebra piacciono le maniere forti, ma… non brilla certo per resistenza.
La durata media della copula? Poco meno di un minuto.
Breve ma intenso, direbbe qualcuno
50 sfumature di … squalo!
Lo studio condotto dall’University of the Sunshine Coast ha descritto nel dettaglio le fasi del comportamento riproduttivo:
- Corteggiamento: i maschi si affiancano alla femmina e la mordono su pinne e coda (pre-copulation grasping) per immobilizzarla. La così detta “immobilità tonica” è stata osservata in altre specie di squali e pare serva sia ad impedire alla femmina di scappare sia a facilitare la copula (soprattutto nel caso in cui la femmina possiede una pelle più spessa del maschio).

- Copula: prima dell’accoppiamento, il maschio aumenta la frequenza dei movimenti della pinna caudale. Questo permette alla sacca sifonica di riempirsi d’acqua e successivamente contrarsi per forzare lo sperma nella cloaca della femmina. L’accoppiamento avviene grazie ai claspers, gli organi sessuali maschili negli squali, per immettere lo sperma nella cloaca femminile durante l’accoppiamento. Una volta allineato con la femmina, il maschio utilizza uno dei due clasper, generalmente quello più distante dalla femmina, che viene ruotato per consentirne l’inserimento nella cloaca femminile (clasper flexion – penetration).

- Separazione: dopo l’accoppiamento, gli squali si allontanano (post-copulation release).
Queste osservazioni sono preziose per comprendere meglio la biologia di questa specie, raramente documentata nel suo habitat naturale.
La geografia dell’amore negli squali zebra
Nonostante gli squali zebra possano percorrere migliaia di chilometri durante le migrazioni stagionali, mostrano una notevole fedeltà ai siti riproduttivi, spesso situati vicino alle barriere coralline.
Uno studio della Swansea University ha analizzato la distribuzione e l’abbondanza dello squalo zebra a Tofo (Mozambico), integrando fonti di conoscenza ecologica locale (LEK – Local Ecological Knowledge), come fotografie, testimonianze di pescatori, turisti e sub, con dati georeferenziati e analisi ambientali.
Su 90 individui identificati, circa il 40% è stato avvistato per più di un anno nella stessa area, in particolar modo le femmine. Tra i fattori ambientali considerati (come pendenza, profondità, aspetto del fondale, disponibilità di prede, distanza dalla riva), la temperatura minima dell’acqua di superficie è risultata la più influente nella scelta del sito riproduttivo.
Le strategie riproduttive di questa specie si rivelano quindi molto più complesse di quanto si possa pensare, ed è proprio per questo che risulta fondamentale approfondirne lo studio.
Perché queste scoperte contano?
Eventi come quello documentato da Hugo Lassauce e l’utilizzo delle conoscenze ecologiche locali offrono informazioni cruciali per:
- individuare le aree chiave per la riproduzione;
- sviluppare strategie di conservazione efficaci;
- migliorare la gestione di una specie vulnerabile come lo squalo zebra.
Ogni nuova scoperta contribuisce ad arricchire il puzzle della biodiversità marina… e ci ricorda che, anche sotto la superficie dell’oceano, la natura trova sempre modi originali (e a volte bizzarri) di sorprenderci.
Federica Mongera
Fonti:
- https://www.focus.it/ambiente/animali/il-threesome-degli-squali-zebra
- https://www.acquariodilivorno.it
- Pottie S., Flam A. L., Keeping J. A., Chivindze C. & Bull, J. C. (2021). Quantifying the distribution and site fidelity of a rare, non-commercial elasmobranch using local ecological knowledge. Ocean & Coastal Management, 212, 105796.
- Lassauce H., Gossuin H., Dudgeon C. L. & Chateau, O. (2026). Observation of group courtship/copulating behavior for free-living Indo-Pacific Leopard sharks, Stegostoma tigrinum. Journal of Ethology, 1-10.
- Dahl R. B., Sigsgaard E. E., Mwangi G., Thomsen P. F., Jørgensen R. D., de Oliveira Torquato F., Olsen L. & Møller P. R. (2019). The sandy zebra shark: A new color morph of the zebra shark Stegostoma tigrinum, with a redescription of the species and a revision of its nomenclature. Ichthyology & Herpetology, 107(3), 524-541.
- Foto di copertina, Hugo Lassauce, Hugues Gossuin, Christine L. Dudgeon, and Olivier Chateau (2026) Observation of group courtship/copulating behavior for free‑living Indo‑Pacific Leopard sharks, Stegostoma tigrinum. J. Ethol. 10.1007/s10164-025-00866-4.








