Il sapere prima della scrittura

Omero ed Esiodo sono i padri della cultura Greca arcaica (VIII-V sec. a.C.). Si potrebbe pensare che le loro opere siano frutto di fantasia, che siano debitori della forza ispiratrice che domina ogni poeta. In realtà, la loro abilità di intessere racconti era funzionale a tramandare il sapere. Sotto la bellezza della trama e delle parole si nascondeva un’enciclopedia in versi. I poeti dovevano primariamente perpetuare la cultura depositata tra i Greci. Tramandare un contenuto con successo significa, ora come allora, aver elaborato un sistema per mantenerlo inalterato nel tempo, cioè codificato e facilmente trasmissibile. Noi ci affidiamo a supporti fisici, ora anche digitali, su cui scrivere. Allora non era così.

Il ruolo delle Muse: la mousiké

“Cantami, o Musa, del pelide Achille”, questa frase emblematica riecheggia nei ricordi di chiunque. Ma, a proposito della trasmissione del sapere, che informazioni fornisce? Cosa intendeva dire Omero? Nella cultura orale della Grecia arcaica, erano le Muse che permettevano al popolo greco di possedere una memoria collettiva stabile. 

Se Omero ed Esiodo sono padri della cultura greca arcaica, allora questi sono figli della mousiké. Questa non è altro che l’arte delle Muse, ossia l’arte dell’espressione in versi, della musica e della danza. Non è un caso che Esiodo nella Teogonia descriva le Muse come figlie di Mnemosyne, la divinità della memoria.

Menadi e satiri danzanti – Anfora nicostenica a figure nere (VI sec. a.C.) firmata da Nicostene Cleveland Museum of Art (no. 1974.10) – Immagine di pubblico dominio

 In opere come Iliade e Odissea le informazioni da trasmettere erano veicolate dalla mousiké. La musica che accompagnava la narrazione era costruita in base alla struttura metrica dei versi. Nella lingua greca, a differenza di quella italiana, la musicalità della frase dipendeva da sillabe brevi o lunghe. Per cui, grazie alla tendenza degli uomini a ricordare meglio ciò che è musicale, la trasmissione culturale avveniva con successo.

Il gioco del telefono

Si potrebbe obiettare che la trasmissione orale è fallimentare di per sé. Dopotutto il “gioco del telefono” lo dimostra. Ma in cosa consiste? Più individui devono trasmettersi, in serie, un messaggio breve. Di solito, alla fine del processo, il messaggio iniziale risulta distorto irrimediabilmente. Elenchiamo brevemente le caratteristiche di questo gioco:

  • tempo ridotto;
  • messaggio in prosa;
  • irrilevanza dell’esito per i partecipanti.

La serietà della poesia

Per i Greci dell’età arcaica la poesia non era un gioco, ma il principale mezzo di trasmissione del sapere. Per questo motivo non potevano permettere che il messaggio da tramandare si modificasse. L’esempio del “gioco del telefono” non dimostra o confuta nulla. Nonostante in entrambi i casi si utilizzi la voce come mezzo di comunicazione, le caratteristiche non sono le medesime. 

Il tempo di veicolazione del messaggio, per i Greci, non era ridotto ma durava una vita. La poesia non era narrata solo da rapsodi e aedi, ma anche dagli attori teatrali e dai più vecchi ai giovani. Il cittadino virtuoso era colui che ricordava i passi delle epopee.

Apoteosi di Omero (1827) – Jean-Auguste Dominique Ingres – Musée du Louvre Peintures (INV 5417) – Immagine di pubblico dominio

Il modo di comunicare non era prosaico ma in versi. Ciò implica metrica e ritmo, cioè regole da seguire. Non è solo la musicalità a facilitare la memoria, ma anche il rispetto del numero di sillabe da utilizzare. Le parole, incasellate superbamente all’interno della cornice normativa della poetica, rimanevano così invariate nel tempo. 

Infine, non di minor importanza, l’integrità della struttura politico-sociale dipendeva dal buon esito del processo orale. Non potevano permettersi dinamiche puerili simili a quella del “gioco del telefono”.

Alessandro Ciribelli

Fonti

W. Burkert, La religione greca di epoca arcaica e classica; Jaca Book, Milano, 2021;

G. Comotti, La musica nella cultura greca e romana; EDT, Torino, 1991;

Esiodo, Teogonia; BUR Rizzoli, Milano, 2021;

E. A. Havelock, Cultura orale e civiltà della scrittura, Da Omero a Platone; Editori Laterza, Bari-Roma, 2019;

Platone, Repubblica; BUR Rizzoli, Milano, 2024.

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Mi trovi al bivio tra il mythos e il logos. Indeciso su che strada intraprendere, racconto la storia della filosofia, storia della scienza e, in generale, tutto ciò che concerne il Pensiero. Ho un cane di nome Jojo. Laureato magistrale in Scienze Filosofiche presso l’Università di Pisa, ho conseguito un Master in Editoria e comunicazione digitale presso Fenysia. Attualmente sono un formatore di AI generativa e insegnante privato.

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