La scomparsa del dinosauro di Harry Potter

Svelata una delle più clamorose metamorfosi della paleontologia grazie ai teschi fossili di alcuni dinosauri del Cretaceo
L’immagina rappresenta i crani ossei che in passato si pensava appartenessero a 3 specie differenti di dinosauro (da destra, Dracorex hogwartsia, Stygimoloch spinifer, e Pachycephalosaurus wyomingensis).

Nel 2006, la paleontologia ha regalato al mondo il sogno di ogni nerd. Immaginate di essere un paleontologo e di andare a caccia di fossili nel South Dakota, scavare nella celebre formazione di Hell Creek. Ad un certo punto, ritrovare un cranio che sembra uscito direttamente dalle pagine di un romanzo fantasy. Niente cupole ossee noiose o crani anonimi: qui parliamo di un muso allungato e una serie di corna su tutto il cranio. Un dinosauro battezzato ufficialmente Dracorex hogwartsia, ossia il “Re Drago di Hogwarts”.

J.K. Rowling, l’autrice del romanzo di Harry Potter, ne fu entusiasta. Peccato solo che la scienza, a volte rovina la storia. Infatti, dopo varie analisi si è concluso che il Re Drago di Hogwarts non è mai esistito. O meglio, è sempre stato sotto i nostri occhi, ma mascherato da altro.

Cranio di Dracorex hogwartsia – The Children’s Museum of Indianapolis, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
I testoni del Cretaceo

Per capire come siamo finiti in questo dilemma dinosauresco, dobbiamo fare un salto indietro nel Tardo Cretaceo, circa 66 milioni di anni fa. Immaginiamo il Nord America come un misto tra una foresta e una savana, con giganteschi animali erbivori ma anche predatori e dinosauri di dimensioni più piccole. Ma soffermiamoci a parlare di tre specie ben distinte di dinosauri erbivori a due zampe.

Il Dracorex hogwartsia è stato un rettile lungo circa 3 m. Il suo cranio era completamente piatto e triangolare. La sua superficie era ricoperta da spine acuminate e piccole corna. Non aveva la cupola ma un becco molto resistente con cui brucava e mangiava arbusti. Non molto diverso era Stygimoloch spinifer chiamato anche il “demone del fiume Stige”. Si trattava di un dinosauro bipede leggermente più grande di Dracorex, poteva arrivare ai 4 m. Lui aveva una piccola cupola ossea sulla testa, circondata da una corona di corna che lo rendevano più «armato». Queste potevano superare i 15 cm.

Infine, il più famoso, apparso in vari film di Jurassic Park e Jurassic World, Pachycephalosaurus wyomingensis, il più grande tra le tre specie. Poteva arrivare fino a 4,5 m e pesare mezza tonnellata. La caratteristica principale è la sua testa con una colossale cupola ossea, spessa fino a 25 cm. La cupola non era circondata di corna ma da piccoli rigonfiamenti ossei. La struttura particolare del capo era dovuta al fatto che gli esemplari di questa specie tiravano testate per difendersi.

La grande scoperta

Per molto tempo, la paleontologia ha trattato queste tre specie come cugini stretti che condividevano lo stesso habitat.

Avevano crani molto diversi, e in biologia un teschio diverso equivale a una specie diversa. Semplice, pulito, lineare. Giusto?

E invece no!

Nel 2009, due paleontologi molto famosi, Jack Horner e Mark Goodwin, decisero di fare un’operazione quasi azzardata: segare a metà i preziosi crani fossili di questi tre dinosauri per analizzarli al microscopio.

Quello che cercavano era la struttura interna dell’osso, e la scoperta ha portato ad una piccola rivoluzione.

L’analisi dei tessuti ha rivelato che il cranio spinoso e piatto del Dracorex era pieno di pori, vascolarizzato e composto da osso giovane e in rapida crescita. Quindi si trattava di un dinosauro immaturo. Lo Stygimoloch, invece, era un adolescente. Le sue ossa del cranio erano in rapida crescita ma non ancora nella sua forma finale . Per ultimo, il Pachycephalosaurus, aveva un cranio estremamente spesso, ossa dense utili per i suoi rituali e per la difesa. Era l’unico adulto del gruppo.

Da destra verso sinistra: cranio di Dracorex, Stygimoloch e Pachycephalosaurus – ★Kumiko★, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
Tutta questione di metamorfosi!

L’analisi di Horner e Goodwin è stata di fondamentale importanza: Dracorex, Stygimoloch e Pachycephalosaurus non erano tre specie diverse. Erano semplicemente lo stesso identico animale in tre fasi diverse della vita.

I dinosauri, a differenza dei mammiferi moderni, andavano incontro a trasformazioni anatomiche spaventose mentre crescevano. Il giovane Pachycephalosaurus nasceva con un testa piatta e piena di spine per sembrare minaccioso o per farsi riconoscere dai genitori. Crescendo, il suo corpo iniziava a riassorbire il calcio delle corna posteriori per costruire la spessa calotta ossea superiore. Le corna giganti dello Stygimoloch venivano “inghiottite” e smussate dalla cupola in espansione fino a diventare i piccole bozze nell’adulto.

Esempio di ontogenesi, come cambia la morfologia con la crescita in Triceratops – Tim Evanson from Washington, D.C., United States of America, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
Addio Hogwarts, benvenuta vera Scienza

In base alle regole della nomenclatura zoologica, quando si scopre che più nomi indicano lo stesso animale, rimane valido il primo che è stato assegnato storicamente. Poichè Pachycephalosaurus wyomingensis è stato descritto per primo nel 1943, è questo il nome che alla fine è stato adottatto ufficialmente. Dracorex e Stygimoloch sono stati declassati a semplici “sinonimi”, ovvero nomi sovrapposti finiti dritti nel cestino della spazzatura tassonomica… In altre parole, non sono più validi.

È triste pensare che il dinosauro dedicato alla scuola di Harry Potter sia svanito. Forse un po’ per il marketing. Ma per la biologia si tratta di una vittoria gigantesca. Questo caso ha rivoluzionato il modo in cui i paleontologi contano e classificano le specie estinte. Ciò significa che, probabilmente, alcune delle specie che conosciamo sono versioni giovani o maturi di altre specie.

Quanti esemplari scopriremo ancora e quanti collegamenti di parentela ipotizzeremo non lo sappiamo. Dracorex non c’è più, ma la vera storia della sua crescita invece sì.

Marco Tersigni

Fonti

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