Già Premio Nobel per la medicina del 1965, Monod è stato un biologo eclettico. Mostrò come la biologia sia una scienza che per sua stessa natura esce da quello che chiama “principio di oggettività”

Certi uomini o donne, diventati pilastri della storia dell’umanità, si incontrano per lo più come nomi stampati su libri o manuali. Una volta scoperte le loro imprese, si creano immagini idealizzate che si incollano nella mente come dei francobolli. Basti pensare ad Omero e Saffo o ad Antonio e Cleopatra.
Il poeta si cristallizza nella sua poesia, il comandante nella sua battaglia, lo scienziato nella sua teoria. Celato l’umano, rimane solo il prodotto delle sue azioni. Questo processo, per certi versi divinizzante o disumanizzante, dipende principalmente dalla maniera in cui la storia viene tramanda.
Lo scienziato umanista
Jacques Monod (1919-1976) è ricordato principalmente per aver vinto il Premio Nobel nel 1965 insieme a François Jacob e André Lwoff in virtù della “teoria dell’operone”, ossia della coordinazione intracellulare che permette, tramite delle proteine attivanti o repressive, l’espressione di determinati geni strutturali. Il suo nome è strettamente legato anche ai suoi studi sull’Escherichia coli e la capacità di digerire il lattosio.
Tuttavia Monod è stato anche altro. In pochi sapranno, o ricorderanno, che nel 1970 fece uscire un saggio intitolato Il Caso e la necessità, Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea, rivelando così il suo lato umanista/speculativo. Qui, il biologo si occupa di mostrare la caratteristica peculiare insita nella biologia: cercare di spiegare fenomeni apparentemente dotati di uno scopo.

Il principio di oggettività
La scienza moderna, a detta di Monod, si fonda sul principio di oggettività:
“La pietra angolare del metodo scientifico è il postulato dell’oggettività della Natura, vale a dire il rifiuto sistematico a considerare la possibilità di pervenire a una conoscenza ‘vera’ mediante qualsiasi interpretazione dei fenomeni in termini di cause finali, cioè di ‘progetto’”
Infatti si perderebbe, a partire da Galileo e Cartesio, con la formulazione del principio di inerzia, ogni necessità di ricorrere a cause finali, a degli scopi, cioè alla teleonomia per descrivere il moto di un corpo. A partire dalla scienza aristotelica, gli elementi (acqua, terra, aria, fuoco, etere) avevano un proprio posto all’interno dell’universo e tendevano per natura a raggiungerlo. Ogni impedimento nel raggiungimento del proprio luogo naturale veniva categorizzato come forza esterna, coercitiva, ostruente. Col principio d’inerzia, secondo cui un corpo tende a stare in uno stato di quiete se non mosso e in uno di movimento rettilineo uniforme se mosso, si elimina ogni finalismo.
Il principio di oggettività, per Monod, è un postulato puro e non dimostrabile tramite esperimento.
Biosfera e teleonomia
Tuttavia la biosfera dimostrerebbe che esiste una classe di oggetti, quella dei viventi, che viola il principio di oggettività. Gli esseri viventi sono biologicamente organizzati sia a livello macroscopico che microscopico per rimanere in vita: al livello macroscopico abbiamo fenomeni di riproduzione e/o di socialità; al livello microscopico abbiamo fenomeni relativi alla duplicazione e perpetuazione del materiale genetico. Per cui la biologia si occuperebbe di studiare scientificamente ciò che evidentemente ha una progetto e che rientra nella sfera della teleonomia.
La soluzione al problema
Com’è possibile allora, secondo Monod, concepire la biologia come scienza? La biologia si fonderebbe sul principio dell’invarianza (capacità di un vivente di riprodurre e trasmettere l’informazione corrispondente alla propria struttura) e sul secondo principio della termodinamica in cui la teleonomia emerge come un caso particolare ed essenzialmente casuale:
“la biosfera non contiene una classe prevedibile di oggetti e fenomeni, ma costituisce un evento particolare, certamente compatibile con i primi principi, ma non deducibile da essi e quindi essenzialmente imprevedibile. […] Secondo me la biosfera è imprevedibile né più né meno della particolare configurazione di atomi che costituiscono il sasso che tengo in mano. […] Noi vogliamo essere necessari, inevitabili, ordinati da sempre […] [essere] testimoni dell’instancabile, eroico sforzo dell’umanità che nega disperatamente la propria contingenza.”
Fonti:
- Jacob, François – Enciclopedia – Treccani
- Jacques Monod – Facts – NobelPrize.org
- Jacques Monod – Nobel Lecture
- J. Monod, Il caso e la necessità; Mondadori, Milano, 2017.








