Il caso della località indonesiana di Lovina

Se siete dei vacanzieri dell’ultimo momento e non vi siete ancora rassegnati alla fine dell’estate (eccomi, presente!), ma non avete idea della prossima meta, beh forse ho la risposta pronta per voi.
Se fate scorrere il vostro dito sul mappamondo, ad un certo punto potreste individuare l’isola di Bali, un’isola indonesiana rinomata per le sue montagne vulcaniche ricoperte di boschi, le tipiche risaie e la barriera corallina. Nella parte nord-occidentale dell’isola, è situata Lovina (che significa “Love Bali”). Si tratta di una tranquilla località balneare, diventata negli ultimi anni una meta molto popolare: acque cristalline, spiagge di sabbia nera e paesaggi mozzafiato. Lovina infatti è nota per promuovere diverse attività sostenibili, tra cui il dolphin watching. diventata esempio di turismo. Ma cosa accade quando il profitto prevale sulla sostenibilità ambientale? Si parla eco-turismo o di ego-turismo?
Lovina, da villaggi di pescatori a meta ambita dai turisti
Le spiagge di Lovina, caratterizzate dalla sabbia vulcanica di colore nero, offrono un panorama unico e suggestivo. A differenza della zona meridionale, qui il mare è calmo, creando un’atmosfera serena per chi cerca relax immerso nella natura incontaminata.
Sul lungomare è possibile osservare una colonna in pietra, sormontata da delfini. Questa scultura, simbolo distintivo di Lovina, è un omaggio all’animale che ha permesso lo sviluppo turistico di questa tranquilla località costiera, celebrando il legame profondo tra la comunità e il mare.
La crescita economica dell’isola, infatti, è dovuta principalmente al turismo marino, ed in particolar modo al dolphin watching, ovvero l’avvistamento di delfini (e di altri cetacei) nel loro ambiente naturale. Basta infatti allontanarsi pochi chilometri dalla costa per osservare questi magnifici animali (in particolare, la specie Stenella longirostris) nuotare nel loro ambiente naturale.

Le sfide della blue economy e del turismo sostenibile
Lovina potrebbe quindi sembrare una località che ha saputo sfruttare in maniera virtuosa i propri punti di forza, il mare e la sua biodiversità, per favorire un turismo blu sostenibile. Lo studio di Wiramatika et al. (2024) ha infatti mostrato come in pochi anni l’occupazione degli abitanti sia gradualmente passata da attività legate alla pesca ad occupazioni inerenti al settore turistico, favorendo così una crescita dell’economia locale. Il coinvolgimento delle popolazioni locali è quindi un aspetto fondamentale per la buona riuscita delle attività turistiche, soprattutto nei suoi aspetti più particolari ed originali.
Lo stesso studio ha però evidenziato come l’aumento del turismo abbia influenzato anche la vita delle popolazioni locali, che devono ancora affrontare diverse sfide. Oltre alla costruzione di nuove strutture pensate per accogliere un numero crescente di turisti, ad esempio, un’altra sfida significativa da affrontare è l’inquinamento. Molti luoghi un tempo incontaminati sono stati danneggiati dall’overtourism, e le comunità locali spesso non sono ancora in grado di gestire queste problematiche in maniera efficiente, con gravi conseguenze per l’equilibrio ambientale e la bellezza naturale del territorio.
Eco- o ego-turismo?
In mete turistiche rinomate, non è raro imbattersi in attività che usano a proprio vantaggio l’osservazione di specie animali nel loro habitat naturale per attirare turisti. Pensate ai safari in Africa, al blue watching per avvistare le orche o le megattere in Islanda o Groenlandia.
E fin qui non è un male, anzi. Attività turistiche che sanno valorizzare le ricchezze naturalistiche attraverso forme di turismo sostenibile sono degli ottimi esempi di virtuosismo. Parallelamente, negli ultimi anni i turisti sono diventati sempre più consapevoli degli impatti che i viaggi e le attività turistiche possono causare al nostro Pianeta. Ecco perché sempre più frequentemente le persone optano per viaggi più sostenibili.
Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica.
Infatti, le persone possono cadere nella trappola del greenwashing, ovvero un tipo di marketing ingannevole in cui un prodotto viene presentato come sostenibile e rispettoso dell’ambiente, quando in realtà non lo è affatto! In questo modo i viaggiatori investono tempo e denaro in attività che pensano siano eco-friendly, ma in realtà sono più impattanti di quanto si possa pensare.
Resort costruiti a ridosso del mare sottraggono spazio e alterano habitat fondamentali, mettendo a rischio specie come le tartarughe marine. Anche i tour naturalistici, spesso organizzati senza alcun riguardo per flora e fauna, finiscono per danneggiare l’ambiente più che valorizzarlo. Quando l’unico obiettivo diventa il profitto, il rispetto per l’ambiente passa in secondo piano e il turismo smette di essere sostenibile. Il confine tra eco-turismo ed ego-turismo è molto sottile, e basta poco perché la natura diventi solo lo sfondo perfetto per un post sui social, invece che un luogo da conoscere e proteggere.
Lovina e il dolphin watching
Come già anticipato, la crescita economica dell’isola è dovuta principalmente al dolphin watching. La specie di delfino che abita maggiormente le acque tropicali è la Stenella longirostris. Questo animale tende a vivere in gruppi anche numerosi (dette scuole) e ad essere molto più schivo rispetto ad altre specie (es. Tursiops truncatus). In compenso però, ama compiere salti acrobatici o il bowriding (cioè cavalcare le onde lasciate dalle prue delle navi).
Praticamente tutto ciò che un turista desidera vedere!

Le conseguenze dell’ego-turismo
Se siete turisti, difficilmente potrete resistere a un dolphin tour! Si parte all’alba e, ancora assonnati, salirete su un jukung, la tipica imbarcazione indonesiana. A pochi chilometri dalla costa, dopo aver ammirato l’alba sull’oceano, ecco che in un batter d’occhio comincia la corsa vera e propria!
Non appena spunterà una pinna o una coda, numerose barche cominceranno a dare gas e a rincorrere i poveri delfini, creando disordine e rumore, che possono essere fonte di stress per l’animale. O peggio ancora, le imbarcazioni possono tagliare la rotta ai delfini, arrivando persino a scontrarsi con l’animale, con il rischio di ferirlo . Tutto questo può impedire ai cetacei di svolgere attività come il resting (riposo) o la caccia.

Pensate che il tempo medio di apnea della Stenella è di circa 5-6 minuti, ma può arrivare fino a 10-12 per evitare di emergere a causa di fattori di disturbo (come le imbarcazioni).
Può sembrare un non nulla, ma immaginate di essere al posto del delfino e di dover trattenere il respiro per così tanto tempo mentre nuotate!
Questo non solo è fonte di stress per gli animali, ma può addirittura causare danni veri e propri, come l’allontanamento definitivo dalla normale area di permanenza o, in casi più gravi, ferite o persino la morte dell’animale.
Cosa fare per essere un turista sostenibile?
Sicuramente per essere un turista sostenibile, informarsi su come realmente avvengono le escursioni può essere un modo per scartare quelle che non sono sostenibili!
A tal proposito, vi lasciamo qui le linee guida ACCOMBAS, utili per svolgere il blue watching nel pieno rispetto dell’animale. Questa come altre accortezza vi aiuteranno a capire quali attività sono realmente sostenibili. In poche parole saprete distinguere tra eco-turismo e ego-turismo!
Ma cosa davvero fondamentale: DIFFONDETE LA VOCE, affinché le persone non cadano in trappole turistiche, ma anzi siano cittadini del mondo più consapevoli e rispettosi delle ricchezze del nostro Pianeta!
Un grazie speciale a Yvan Molinari per aver segnalato e immortalato tutto ciò.
Bibliografia:
- Constantine, R., Brunton, D. H., & Dennis, T. (2004). Dolphin-watching tour boats change bottlenose dolphin (Tursiops truncatus) behaviour. Biological conservation, 117(3), 299-307. DOI:https://doi.org/10.1016/j.biocon.2003.12.009
- Parsons, E. C. M. (2012). The negative impacts of whale‐watching. Journal of Marine Sciences, 2012(1), 807294. DOI: https://doi.org/10.1155/2012/807294
- Wiramatika, I. G., Sumardani, R., Sengkey, F., Osin, R. F., & Anggayana, I. W. A. (2024, December). Sustainable and Community-Based Marine Tourism Development on Lovina Beach, Buleleng, Bali. In Proceedings International Conference on Marine Tourism and Hospitality Studies (Vol. 1, No. 1, pp. 125-132). DOI: https://doi.org/10.33649/iconmths.v1i1.355







