Dopo le risposte di Alessia Amato alle domande anonime ricevute durante l’evento del 25 febbraio oggi è il turno di Silvia Bianchelli.

Così come Alessia Amato, anche Silvia Bianchelli risponde alla domanda: “Le donne dovrebbero avere il diritto, tanto quanto gli uomini, di non averlo questo “super potere”, non credete?“
Penso che le donne non abbiano alcun superpotere, esattamente come gli uomini. Spesso sento dire che le donne sono “più brave” degli uomini a gestire lavoro, casa e famiglia contemporaneamente, io non credo. Credo che la differenza sia che le donne sono state obbligate a farlo mentre gli uomini no, semplicemente per convenzione sociale. Il sostenere che “le donne sono più brave” è l’ennesimo alibi per lasciare tutta la responsabilità sulle spalle delle donne.
Penso che ci siano ancora tanti pregiudizi e giudizi sulla vita delle donne, che ancora spesso li subiscono senza riuscire ad esserne immuni, sentendo così una pressione ingiustificata.
Una donna non dovrebbe sentire la pressione di dover per forza ambire alla carriera nel lavoro, o ad essere mogli, o madri, o tutti questi ruoli contemporaneamente. Credo che ognuna debba essere libera di scegliere senza giudizio, senza per forza doversi sentire giudicata se non è fatta per la carriera, o per diventare madre.
La pressione è tanta anche per quelle donne che non vogliono scegliere, ma avere un lavoro che le renda realizzate e costruirsi una famiglia. A quel punto, ancora troppo spesso ci si aspetta che non si possa essere delle brave professioniste e delle brave madri contemporaneamente e bisogna faticare tanto per dimostrarlo. Che poi…a chi dobbiamo dimostrarlo esattamente, se non a noi stesse? Chi può capire, se non noi stesse, cosa è che ci fa sentire realizzate in ogni periodo della nostra vita?

Tra ieri e oggi
La professoressa Bianchelli risponde anche alla seconda domanda che il nostro pubblico ha posto durante l’evento. “Se aveste iniziato oggi la vostra carriera professionale, ritenete che sarebbe cambiato qualcosa? In caso affermativo, pensate che il cambiamento sarebbe stato in senso positivo o negativo?“. Posta a chi è ancora nel pieno del percorso lavorativo, la domanda può apparire superflua. In realtà, nell’epoca dei salti tecnologici, è una riflessione necessaria: oggi, anche un solo anno basta per trasformare il mondo.
Se avessi iniziato oggi sicuramente sarebbe cambiato qualcosa. Quando ho iniziato a lavorare nel mondo della ricerca alcuni aspetti del lavoro, e della vita in generale, erano molto diversi. Ad esempio, esistevano da poco le prime compagnie aree low cost, gli smartphone non esistevano ancora ed internet non era molto usato per lavoro. Le opportunità lavorative su scala nazionale ed internazionale erano poco conosciute e le notizie viaggiavano più lentamente.
Oggi, studentesse e studenti universitari, di dottorato o post-dottorato hanno il mondo a portata di mano e possono tenersi aggiornati in tempo reale su tutto quello che succede nel mondo della ricerca. Spostarsi è diventato più facile ed economico e trasferirsi per qualche anno all’estero è molto più immediato. Tramite social network e newsletter è molto più facile venire a conoscenza delle opportunità più disparate che si possono avere, in Europa e non solo.
Scherzando con gli studenti, racconto loro che sono sopravvissuta ad un periodo di studio all’estero senza smartphone…mi guardano un po’ stupiti…la verità è che oggi abbiamo l’Europa ed il mondo in mano, nel nostro telefono.
“Fermo restando che gli ostacoli ci sono tutt’ora, secondo te, se non avessi trovato un ostacolo saresti stata spinta a reagire ed avresti comunque raggiunto l’obiettivo che hai raggiunto oggi? O avresti puntato e raggiunto un obiettivo più elevato? O ti saresti adagiata in una situazione più confortevole?“. Anche alla nostra biologa marina è stato chiesto di fare una riflessione finale sugli obiettivi e ostacoli che si è ritrovata ad affrontare, chiedendole di interrogarsi se in altre circostanza, sarebbe stato diverso.
Bella domanda…nella vita e nella carriera ci sono sliding doors continue. Ho sempre voluto un lavoro che mi permettesse di crescere continuamente, sia umanamente sia professionalmente, e le mie scelte sono state dettate sempre da questo desiderio. Ogni scelta è stata come una sfida da cogliere, un’occasione di crescita.
Nonostante questo, ho dovuto fare i conti con il mondo della ricerca. Questa, nel mondo accademico richiede una crescita continua, anche per la tipologia di contratti e posizioni lavorative a cui si può accedere. Contemporaneamente mette a disposizione poche posizioni per ciascun settore di ricerca. Viene da sé che la competizione sia spesso elevata. Nonostante questo, non mi sono mai arresa. Ho girato l’Italia provando concorsi ogni volta che ne ho avuto l’occasione, anche mentre ero in dolce attesa o portandomi dietro neonati di poche settimane.
Onestamente, non mi sono mai chiesta dove sarei potuta arrivare partendo da un’altra situazione. So per certo che le scelte che ho fatto sono state consapevoli, ma soprattutto che la mia “vita lavorativa” è ancora lunga. Chissà quante occasioni da cogliere ci saranno ancora, magari raggiungendo obiettivi ancora più elevati.
Mentre Alessia Amato offre una visione risoluta e solare, Silvia Bianchelli propone un pensiero più concreto e riflessivo. Entrambe, però, sono unite da un filo invisibile: il carattere deciso con cui hanno affrontato ogni tema. Le loro testimonianze non nascondono gli ostacoli di un cambiamento ancora troppo lento, ma lanciano un messaggio di determinazione: è possibile porsi degli obiettivi da realizzare, che fosse anche solo coltivare il proprio senso di libertà.






