Click & Talk: fotografare Wildlife in ambienti freddi – Intervista ad Alessandro Di Modica

Come ultimo fotografo da noi intervistato per la fotografia wildlife in alta montagna (qui trovate le interviste precedenti a Paolo Della Rocca e Denis Bonfadini), vi presentiamo Alessandro Di Modica (sito: alessandrodimodica.com; Instagram: alessandro_di_modica). Fotografo che è riuscito a trasformare la passione in lavoro, andando contro le opinioni altrui. Noi abbiamo voluto conoscerlo di più tra i suoi scatti alle linci e ai cervi, ma non solo, abbiamo voluto approfondire il mondo della fotografia Wildlife tra Parchi Nazionali, collaborazioni e workshop.

Alessandro di Modica, fotografo naturalista
La Wildlife come lavoro

Ciao Alessandro, tu sei un fotografo professionista: lavori sia nel campo fotografico per agenzie immobiliari sia svolgendo workshop di fotografia wildlife in giro per il mondo. La prima domanda che vogliamo porti è proprio su questo: quanto è stato difficile rendere questa passione un vero e proprio lavoro e con quali compromessi sei dovuto scendere a patti?

Il percorso per farlo diventare un lavoro è stato difficile. Ho iniziato come fotografo di ritratti, per poi passare ai paesaggi e infine specializzarmi sulla Wildlife. Il percorso è stato abbastanza lungo, ma la strada giusta l’ho trovata quando ho iniziato a scattare sulla wildlife.

La mia prima volta come fotografo wildlife è stata sui Monti Sibillini e da lì ho capito di volerlo fare a tempo pieno. Quindi ho iniziato a studiare questo settore, ma era complicato conciliare la fotografia con il lavoro che stavo svolgendo. Quindi sono dovuto scendere a compromessi. Il primo compromesso è stato mettere da parte il lavoro e concentrarmi sulla fotografia in modo tale da trasformarla da hobby a un lavoro a tutti gli effetti. Lo è diventato dopo quattro anni con anche un bel sacrificio dietro. Tanti sacrifici a livello di relazioni e di famiglia, che non erano molto d’accordo con il mio percorso, ma sono andato avanti per la mia strada.

Era un sogno che inseguivo da parecchi anni e finalmente posso dire di averlo realizzato.

Tu sei comunque giovane, sei della classe ’92. Quindi, sulla linea della domanda precedente, quanto pensi sia difficile per i giovani di oggi riuscire a rendere la fotografia un lavoro con cui vivere?

Dipende dalla percezione delle persone, molti dicono che sei vecchio per questo tipo di lavoro se  non inizi a vent’anni. A me, però, non importa. Una persona può trovare la strada a vent’anni, a venticinque, a trenta o anche a quarant’anni, non c’è una età ben precisa. La tua passione può esplodere in qualsiasi momento, personalmente mi sono accorto di voler fare questo lavoro a ventotto anni. Essendo molto determinato, l’età la metto da parte e non do retta a nessuno.

Volpe, Parco Nazionale Gran Paradiso – Foto di Alessandro Di Modica

Renderlo un lavoro con cui vivere è sempre più ostico al giorno d’oggi. Nel senso che rispetto a qualche anno fa, dove i social ti davano una grande mano sulla visibilità, oggi non hai più nessun aiuto. 

Qualche anno fa  c’era la possibilità di acquistare dei follower finti ed ottenere dei profili chissà quanto grandi e di conseguenza maggiore visibilità in questo campo. Ora è tutto più controllato e quindi è molto più impegnativo raggiungere grandi numeri. Agli inizi la crescita è sempre lenta e i risultati sembrano non arrivare, per questo molti sono sconfortati. Ormai siamo tutti un po’ schiavi di questi numeri, ma nella realtà dei fatti il lavoro deve, prima di tutto, piacere a te. Di conseguenza se lo fai nella maniera giusta, la gente ti nota e ti viene a cercare. 

Secondo me, tanti ragazzi hanno paura dei pochi numeri che raggiungono, e lasciano perdere oppure lo tengono come hobby nel fine settimana. La più grande paura è il buttarsi in una cosa ignota e provare a vedere dove va.

Prima hai detto che il tuo percorso da fotografo inizia da una branca della fotografia abbastanza lontana da quella Wildlife. Facevi ritratti, poi sei passato alla paesaggistica fino ad arrivare a questa. Cosa significa a livello artistico e personale per te la fotografia Wildlife?

Questa categoria è il mio mondo ed il mio ossigeno ora come ora. Senza questo stile di vita non farei nient’altro perché fa parte di me. Infatti, quando ne parlo o qualcuno mi chiede del mio lavoro, lo racconto come una passione e solo dopo come una professione.

La connessione, che sento con la natura e gli animali, si è creata man mano nel tempo trascorso ed ad oggi è diventato un bisogno a cui non posso rinunciare.

Fotografare nei Parchi Nazionali italiani

Molte delle foto che scatti sono nei Parchi Nazionali e non sei l’unico. Quanto, secondo la tua esperienza, chi gestisce i Parchi coinvolge e sovvenziona fotografi naturalistici in progetti di conservazione e/o divulgazione, utili per insegnare a turisti le specie presenti in quel luogo?

Secondo la mia esperienza, non c’è questa grande collaborazione o ricerca di questa tra Parchi Nazionali e fotografi. La verità è che purtroppo nessun parco ti chiama per delle collaborazioni. Il Parco è aperto a tutti e nessuno mai mi ha contattato per dei progetti. 

Per quanto riguarda la tutela, tra tutti i parchi in cui sono andato a livello italiano, l’unico più tutelato è il Parco Nazionale d’Abruzzo. Prima di andare a fare dei workshop lì, ti richiedono un certo grado di sicurezza; come delle lezioni introduttive, dove ti spiegano appunto quali accortezze seguire all’interno. Questo per via del comportamento esagerato di alcuni fotografi. L’ha proprio imposto! Quindi che se ti beccano, che stai con un gruppo a fare foto, potrebbero anche multarti o mandarti via. 

In tutti gli altri parchi non ho mai sentito nessuno, nessuno mi ha detto nulla. Non c’è una figura attenta alla tutela del parco stesso. Puoi girarci all’interno tranquillo, senza controlli.

Cucciolo di camoscio, Parco Nazionale dei Monti Sibillini
– Foto di Alessandro Di Modica

Ciò nonostante, molti fotografi di montagna prediligono le Alpi a livello di territorio italiano. Secondo te, questa scelta è dovuta al fatto che hanno più da offrire sotto il punto di vista naturalistico?

Ci sono diverse zone in Italia che presentano tanta varietà di fauna selvatica! Ogni area ha la sua particolarità, dipende dal soggetto scelto. Principalmente tra Marche, Abruzzo e Emilia-Romagna abbiamo tutto: camosci, cervi, daini, lupi, volpi e aquile. Il nord, invece, presenta gli stambecchi o il gipeto e altra fauna di climi più freddi.

La mia zona preferita rimane l’Abruzzo, che visito da tanti anni! I motivi sono i paesaggi stupendi e i cervi!

Ogni anno, quando arriva settembre, sono sempre contento perché posso concentrarmi sull’immortalare i cervi nel periodo riproduttivo.L’altra preferenza è per i Monti Sibillini, nelle Marche, dove sono di casa. Io sono originario di Camerino ed abitavo a una mezz’ora di macchina dal Parco, perciò conosco ogni angolo.

Collaborazioni con gli altri fotografi

Per scopi lavorativi ti sposti molto e organizzi anche workshop. Nel tuo sito si possono leggere le destinazioni delle prossime date e per il 2026 sono previsti workshop in Spagna. Secondo il tuo punto di vista, la fotografia naturalistica ha un maggiore riscontro all’estero rispetto che in Italia?

L’estero ti offre dei paesaggi nuovi rispetto ai nostri ed attira molte più persone che vogliono vedere animali più rari. Ad esempio, la Spagna con le linci! Oppure l’orso bruno in Slovenia. Gli orsi e i lupi in Finlandia, che è un workshop che interessa il pubblico italiano ed estero.  C’è molta richiesta anche a livello estero per partecipare a questo tipo di eventi.

Quando fai questi viaggi, ti capita mai di confrontarti con fotografi esteri o c’è un “distacco” artistico, come la volontà di mantenere segreti posti fotografici che magari gli autoctoni conoscono?

All’estero ho riscontrato che c’è molto più dialogo e confronto con gli altri esperti del campo. Le persone sono più aperte, cosa che purtroppo in Italia non c’è.  

Qui c’è la tendenza a essere gelosi dei posti e del proprio lavoro, ce la tiriamo un po’!

Ciò mi lascia un po’ di amarezza perché sono del parere che prima di tutto è una passione e per questo che mi rendo sempre molto disponibile ad aiutare gli altri. In confronto al nostro Paese, fuori ho sempre ricevuto una mano per cercare i posti. Anzi, sono riuscito ad instaurare anche delle collaborazioni con persone di altre nazioni.

Cucciolo di orso, Slovenia – Foto: Alessandro Di Modica

Invece, tra i fotografi wildlife italiani quanto c’è collaborazione e quanto pensi possa giovare, al singolo, la partecipazione ad un progetto fotografico naturalistico che coinvolga più fotografi?

Sicuramente lo va a penalizzare, per come la vedo io. Quando si collabora a stretto contatto e ci sono altri fotografi con te, è difficile dire chi ha scattato cosa. Purtroppo verso il condividere un traguardo c’è una paura intrinseca dovuta alla tanta competizione. 

La maggior parte preferisce lavorare in solitaria. Ci sono poi alcuni casi in cui si possono ingaggiare persone al proprio servizio. In sostanza, inesperti che vengono formati piano piano ma che in quel momento sono l’ultima ruota del carro. Sono loro che fanno il lavoro sporco. In casi come questi, si può dire di aver lavorato da soli, ma in verità  ci sono stati questi “collaboratori/ seguaci” che hanno catturato l’immagine.Altrimenti due fotografi dello stesso livello, difficilmente collaborano. È molto raro.

“È l’animale che trasmette emozioni”

Passando alle tue foto, c’è quella dell’aquila che attacca la volpe scattata in Spagna che è davvero spettacolare. Cosa puoi dirci su questo scatto? 

Lo scatto l’ho fatto in Spagna, mentre mi trovavo nei capanni per uno dei workshop che organizzo. Nello specifico, era quello sull’aquila reale. Nel capanno eravamo con il gruppo ed abbiamo avuto la fortuna di vedere l’incontro. Nell’area, dove stazionava l’aquila, erano state avvistate diverse volpi in passato siccome lì trovano diverse prede. Il momento rappresentato è nato dall’arrivo prima dell’aquila e poi della volpe. Non sembra un momento predatorio, ma più una situazione di gioco tra i due.

Comunque, è raro vedere nel mio repertorio scene con due soggetti insieme e sono più un tipo a cui piace immortalare l’individuo singolo. Però quella istantanea non potevo mancarla, anche se non è una dei miei preferiti.Mi è sempre piaciuto isolare il protagonista e tenere sfocato lo sfondo. Probabilmente questa è una tecnica che mi porto dietro dal mio passato con i ritratti. Non solo, non voglio mostrare l’ambiente circostante così l’animale in sé può trasmettere più emozioni all’osservatore. Possiamo dire che questo è il mio stile che mi permette di mantenere l’attenzione del pubblico sul momento immortalato.

Aquila iberica, Spagna – Foto: Alessandro Di Modica

Una foto come questa può nascondere una fine non “lieta”, ovvero l’uccisione della volpe da parte dell’aquila. Sul tuo profilo Instagram ci sono diverse foto di predatori. Ti sei mai trovato dinanzi ad una scena di predazione dal vivo? Se sì, che tipo di reazione si ha sia dal punto di vista umano che da fotografo?

Mi è capitato di ritrovarmi in questo contesto, però ho preferito non catturarlo. Fortunatamente, mi è capitato solo una volta ed ero qui nelle Marche, sul Monte Catria, dove cercavo i mufloni. Ho visto un lupo, uscito fuori dal nulla, che lentamente avanzava verso il gruppo di mufloni. Ho preferito assistere con gli occhi, osservare la scena, perché era un momento molto forte e c’era tanta emozione dietro. Dunque ho preferito godermi il momento, piuttosto che stare a fotografare o a fare video.

In ogni caso, a me non piace molto quel tipo di foto in quanto sono una persona anche molto sensibile. Preferisco immortalare gli animali nella loro tranquillità! Mi piace più quello che riprendere delle scene che sono comunque poco piacevoli.

Gli incontri con gli animali

Raccontaci com’è fotografare una lince, che comunque è un animale schivo. Come sei riuscito ad ottenere quegli scatti? Ci sono dei tempi di attesa lunghi? 

La lince è uno degli animali più elusivi che si trovano sulla Terra. A parte chefino a qualche anno fa era a rischio estinzioneper i pochi esemplari rimasti. Adesso, piano piano, si stanno riproducendo sempre di più ed è più fattibile vederle.

In Spagna, però, ci sono dei territori con dei capanni vicino a pozze d’acqua. Lì è semplice trovarle perché vivendo in un territorio arido vengono attirate da questa pozza durante l’estate. In quei punti c’è la possibilità di poterle riprendere mentre si abbeverano, giocano o mentre predano. La maggior parte del tempo cacciano e tra i loro cibi preferiti c’è il coniglio. In quelle aree c’è una buona densità di conigli ed è facile trovarle anche con i conigli in bocca. In questi capanni puoi osservarle molto da vicino, ottenendo una foto ad una distanza di 5-10 metri, massimo 15 metri. Normalmente in natura non le vedresti mai, anche se fai un appostamento.

Lince iberica, Spagna – Foto: Alessandro Di Modica

Le linci non si trovano ormai più in Italia. Cosa hai provato la prima volta che ne hai vista una dal vivo? 

La prima volta è stata una bella emozione, perché comunque si è soliti vederle solo in foto e mi sono sempre chiesto se fossero grande o piccola dal punto di vista fisico. Durante i workshop, ho notato che ha le sembianze di un gatto, ma di dimensioni maggiori con anche delle zampe grosse e un pelo dorato.

Come incontro, secondo me, è molto bello. Non è uno dei miei animali preferiti, ma non trovandosi a tu per tu ogni giorno con questa creatura, quando la vedi ti fa una certa impressione. 

Tra i predatori che hai fotografato, non può non saltare all’occhio l’orso. Nelle fotografie scattate in Slovenia ce ne sono alcune davvero simpatiche, come l’orso che si struscia contro un albero o quelle dei cuccioli. Ma ci sono anche foto che mostrano gli orsi eretti sulle zampe posteriori, che può essere un comportamento di allerta. L’orso, in questi casi, annusa l’aria per captare la presenza di qualcun altro. Questo tipo di fotografia viene di solito scattata in un contesto sicuro o ti è capitato anche di scattarle in luoghi all’aperto dove comunque c’è una possibilità di disturbo e pericolo personale?

Come dicevate, me lo sono trovato di fronte in Slovenia, ma non ho avuto paura. È stato un incontro molto veloce,ci siamo scambiati uno sguardo e poi è scappato via. L’ho individuato proprio dietro il capanno, dove ero con un gruppo.  È stato breve ma intenso e ti fa capire che l’orso è buono, non è un animale cattivo.È un animale gentile, per come la vedo io. Fanno ridere perché sono buffi in certe situazioni come appunto lo scatto dell’orso che si stava grattando la schiena. Sono degli animali stupendi, ma tanta gente non li ritrae come dovrebbe essere.

Mamma orso che accudiva i suoi cuccioli, Slovenia – Foto: Alessandro Di Modica

Sono come un po’ come i lupi, non sono ben visti, non capisco le motivazioni. Mi sono trovato anche il lupo davanti. Ho sentito di gente attaccata, gente che dice che il lupo è pericoloso, ma io ho incrociato i lupi diverse volte e non mi è mai capitato niente, anzi, scappano.

Spesso nelle occasioni in cui c’erano lupi non portavo la macchina dietro. Nelle tante volte che sono andato a cercarli appositamente non sono mai riuscito a trovarli. Dipende se si vuole far vedere, sennò non lo vedrai mai.

Li ho visti recentemente, ad ottobre, durante il mio workshop. Li ho fotografati con il gruppo, ma erano lontani 70-80 metri e non li ho inquadrati bene. Il lupo è un animale intelligentissimo, poi ha la vista super sviluppata, quindi ti vede anche a distanze pazzesche. Un’unica cosa che puoi fare per catturarlo in una immagine da vicino è attirarlo con un esca.

Cercare un’altra prospettiva

Non ci sono solo predatori. Scorrendo il tuo profilo, ci sono anche diverse fotografie a stambecchi, cervi e tanti altri. Quali tra questi si può ritenere un soggetto più difficile da immortalare?

Tra le prede, la mia preferita è il cervo. Ogni volta che lo vedo, anche a distanza di anni, è sempre emozionante. Così possente. Poi quando è nel periodo degli amori emette questo bramito che ti trasmette una forza pazzesca.  

Se un gruppo di fotografi vuole osservare i cervi nella stagione degli amori, di sicuro il primo posto in cui pensi di portarli è Villetta Barrea – ormai località super gettonata. Vai lì proprio per inquadrarli da vicino, cosa che in altre zone non succede perchè più schivi.

La presenza di gruppi grandi di persone, però, che si avvicinano troppo o che lo inseguono per una foto, possono infastidire l’animale. Non sono delle belle scene. 

Cervi, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – Foto: Alessandro Di Modica

Di questi animali, tra le fotografie naturalistiche, i soggetti sono spesso i maschi perché più appariscenti. Ma durante la stagione degli amori, non sono meno pericolosi di un orso. Ti è mai capitato di doverti fermare e allontanare dalla zona dove stavi scattando?

Per fortuna, no. Svolgendo questo lavoro da diversi anni, ho anche imparato i comportamenti degli animali e fin dove ti puoi spingere. Ci sono delle distanze che è sempre meglio mantenere. A maggior ragione quando sto con un gruppo rispetto sempre le distanze minime per fotografare gli animali in sicurezza.

Poi ci sono casi e casi. Sui Monti Sibillini, per esempio, quando vogliamo fotografare i camosci c’è la possibilità che ti arrivino a 5 metri, essendo abituati all’uomo. La regola più importante per i miei gruppi è proprio il rispetto dello spazio dell’individuo. Cercare uno scatto diverso, anziché andargli incontro oppure farlo scappare. Ho sempre avuto persone rispettose e che seguivano le indicazioni. Mi sono reso conto che, in altri gruppi, chi dovrebbe dare le regole è il primo che non le rispetta. Questo è un dispiacere perché tanti fotografi non sono ben visti appunto perché si fa di tutta l’erba un fascio. Anche se la verità non è quella.

Un altro animale che ha un comportamento abbastanza schivo e che quindi potrebbe non essere così facile da vedere è la volpe. Ma tra le tue foto ce ne sono di davvero di stupende su di loro. C’è qualche segreto o tecnica che puoi dire a chi ci legge nel fotografare questa specie?

Sarei un po’ bugiardo a dirvi che ho diverse foto delle volpi, in realtà ne ho solo alcune. Le ho scattate in zone dove, purtroppo, sono abituate all’uomo. Nello specifico vengono nutrite dalle persone e proprio per riuscire a fare uno scatto. D’altronde, raramente vedi sui social delle foto di volpi selvatiche fatte di persona perché è un animale davvero schivo, come avete detto anche voi. 

Nonostante le volpi nelle mie foto siano “domestiche”, ho cercato di raffigurarle il più possibile nella loro natura. Per farlo ho cercato di allontanarle dall’area dove lanciano loro il cibo. 

Volpe, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – Foto: Alessandro Di Modica

In Italia è molto difficile fotografare le volpi, anche più difficile del lupo. Non appena vedono l’uomo scappano, non si fermano proprio. In Abruzzo, ci sono diversi posti in cui sono state abituate alla presenza dell’uomo e al cibo e quindi lì le fotografi come ti pare. La situazione è brutta, onestamente, perchè così non caccerà più il cibo e condanni l’animale alla morte.

A me piace come soggetto, ma è uno di quei scatti che reputo facili da fare in quanto difficilmente le riprendi in un contesto proprio selvaggio. Personalmente, ho perso quel fascino nei loro confronti a causa delle situazioni in cui le ritrai, che non sono quelle naturali.

Lo zaino del fotografo

Gli stambecchi e camosci sono comunque animali che vivono a quote molto alte. Immaginiamo che non si possa avere uno zaino troppo pesante, soprattutto se vai sulle montagne in periodo invernale. A livello di attrezzatura, come ti gestisci? Quali sono gli strumenti fotografici necessari durante queste uscite?

Innanzitutto dipende dal posto dove vuoi andare e dal tipo di animale. Per esempio, mi capita di andare in Abruzzo e so che per arrivare in un punto ci vogliono 2,5-3 ore. Allora cerco di gestire l’attrezzatura in base alla distanza e poi al tipo di animali. Se ho un animale da fotografare da lontano, so che tipo di obiettivo da portare. Viceversa, se devo fare degli appostamenti, so che ho bisogno del treppiede. Ti organizzi in base alle esigenze.

Principalmente scelgo obiettivo e treppiede, in quanto ho a disposizione degli obiettivi che raggiungono distanze importanti. In base all’animale decido quale è più opportuno portare e quale no. Anche il treppiede, essendo pesante, scelgo in base all’occorrenza. Se so che devo restare appostato dalle 3 alle 6 ore, per forza di cose devo portarlo e fare un piccolo sacrificio a livello di peso. Comunque sono abbastanza abituato personalmente nel portarmi dietro parecchio peso.

Consiglio anche l’utilizzo della mimetica. In Italia, gli unici posti in cui mi metto una mimetica sono  l’Abruzzo, in alcune aree dove ci sono lupi e cervi, e in Emilia- Romagna per i daini. È  abbastanza tranquillo ovunque da noi, gli animali li vedi da abbastanza vicino e non si nascondono.

Stambecco, Parco Nazionale Gran Paradiso – Foto: Alessandro Di Modica

Chi vuole iniziare questa categoria, la Wildlife, la cosa più importante è l’obiettivo e poi vai su treppiede e su una mimetica. L’obiettivo è quello che conta di più a livello di attrezzatura.

La lente che uso maggiormente è il 400 millimetri, che comunque permette di stare abbastanza vicino e di ottenere un buon compromesso al livello di sfocato. Ho anche il moltiplicatore integrato nella macchina, cioè osservando un animale lontano con la lente mi sembra più vicino, aumentando la risoluzione a 600 millimetri. Possiedo anche un 600 millimetri con cui ti avvicini molto al soggetto. Sempre con il moltiplicatore arriva anche a 800 millimetri riuscendo a coprire anche distanze molto importanti. 

Quanto nella fotografia wildlife è importante l’utilizzo dell’editing?

Negli scatti che faccio cerco di far risaltare il più possibile il soggetto, cercando di eliminare il contesto. Per mio gusto lascio la foto originale senza ritocchi. Non altero mai i colori e aggiungo giusto un po’ di luce alle mie foto e scurisco i bordi che non mi piacciono.

Oggi i social sono molto importanti per farsi conoscere, ma possono rappresentare anche un’arma a doppio taglio con il rischio di plagio. Quale è il tuo rapporto con i social e quale pensi possa essere un metodo per farsi notare tra tutti gli altri?

Grazie ai social riesco a lavorare parecchio perché diverse persone che mi seguono sul mio profilo Instagram partecipano agli eventi che propongo o organizzo. L’uso che ne faccio è prettamente lavorativo, non racconto le mie esperienze al di fuori dei social. Ad esempio mostro la mia giornata in natura o nei parchi o se ho scatti da far vedere in anteprima. Per un fotografo, questo dovrebbe essere il giusto compromesso. Attraverso i social dovresti cercare di far capire cosa si prova nel momento in cui si scatta e far immedesimare la persona in quello che vivi. Di rado capita di mettere qualcos’altro che non è inerente. Il mio è un profilo che è completamente lavorativo e basta.

Più sei presente sui social e più il pubblico ti nota e si invoglia a venire con te, a seguirti, a farti domande, a chiederti qualche opinione o consigli. Mi ripeterò, ma ci lavoro moltissimo e trovo molta gente interessata alle mie attività.

Considerazioni finali

Quale soggetto non è ancora entrato nel tuo portfolio fotografico?

Il lupo!

Direi anche gli animali in Africa, perché non ci sono ancora stato. Tra gli africani c’è di sicuro il leone, di cui ho il pallino da molto tempo, e il ghepardo, che amo a livello di comportamento e portamento.

Tra i più fattibili che sono nelle nostre zone: l’orso, il cervo e il lupo sono i miei preferiti in assoluto. Diciamo che mi piacciono gli animali più difficili perché non mi piace vincere facile. Preferisco cercarlo, lo scatto, e devo puntare a catturare l’animale in un comportamento particolare e in un’azione che mi colpisce. Lo scatto deve creare una emozione.

In ultimo, hai qualche progetto futuro?

Vi posso riferire un mio desiderio, cioè quello di pubblicare un libro, dove raccontare chi sono e cos’è per me veramente la fotografia.

In tutte le interviste pubblicate finora si può capire che la fotografia naturalistica ha di sicuro la sua difficoltà in Italia e i libri possono essere uno strumento utile al fotografo per far conoscere sé stesso e il suo stile. Ma, per molti dei nostri intervistati, la passione è stata coltivata proprio mettendosi a paragone con le grandi firme della fotografia naturalistica. Trarre ispirazione dagli altri per trovare la propria strada stilistica.

Quindi auguriamo ad Alessandro di riuscire a pubblicare il suo libro, mentre a te che stai leggendo ti auguriamo di trovare questo confronto anche qui con le interviste di “Click & Talk” ricordandoti sempre di rispettare l’ambiente e gli animali selvatici che cerchi!

Cervo, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – Foto: Alessandro Di Modica

Greta L. Cerrone & Chiara Evangelista

Le foto in uso in questo articolo sono sotto copyright dei fotografi citati, i quali ci hanno permesso sotto esplicita licenza, di usufruire di queste foto SOLO ad uso esclusivo di questo contenuto e di una storia di pubblicizzazione nel nostro sito Instagram. Pertanto è vietato l’utilizzo di queste foto previa richiesta ai fotografi, di cui trovate sempre Nome – Cognome e possibili contatti nell’articolo.

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Biologa Marina, specializzata nell’ambito delle alghe tossiche. In ambito scientifico le mie passioni sono la Botanica Marina e la Biologia della Pesca, di cui vi parlerò sui canali di Impronta Animale. Mi piacciono la fantascienza e i fumetti, quindi preparatevi a contenuti un po’ più nerd. Ricordate, la risposta ad ogni domanda è 42!

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