Click & Talk: fotografia in alta quota – Intervista a Paolo Della Rocca

Il 2025 è ormai passato, ma la nostra rubrica di interviste ai fotografi naturalisti italiani continua portandoci alla scoperta di un tipo di fotografia un po’ più “wild” rispetto a quella vista finora. Durante tutto il mese di gennaio saliamo di quota, seguendo le tracce di fotografi che si arrampicano sulle rocce e che affrontano le fredde temperature per immortalare gli abitanti delle montagne. Il primo che incontreremo lungo il nostro percorso è Paolo Della Rocca, un fotografo che dalla cinepresa si è poi spostato verso la macchina fotografica.

Paolo Della Rocca

Conoscendo Paolo: la fotografia in alta quota

Ciao Paolo e buon anno nuovo! Raccontaci un po’ di te e come sei diventato fotografo.

Il mio amore per la fotografia naturalistica è arrivato come conseguenza del mio amore per la natura, grazie al quale mi sono avvicinato negli anni alla scoperta del mondo degli animali selvatici. Da bambino ho sempre avuto una connessione forte con il mondo naturale e con gli anni si è sempre più consolidata.

Mi dedico a questo genere fotografico da 6 anni e da 2 lo sto portando avanti come lavoro, organizzando corsi, workshop e viaggi fotografici all’estero legati a progetti di conservazione.

L’etica è  il motore della mia visione della fotografia naturalistica, infatti per me viene sempre prima il rispetto dell’animale (qualunque esso sia) che lo scatto da avere a tutti i costi.

Dal tuo sito web e dal profilo Instagram (paolo_della_rocca_wildlife) si nota subito che hai una preferenza verso i territori del nord, paesaggi innevati e quindi anche verso gli animali di alta quota. Dietro questa scelta immagino ci sia una vera e propria passione per questo tipo di habitat, ma da un punto di vista  artistico cosa ti lega alle montagne? Cosa cerca o vede il tuo occhio da fotografo tra questi paesaggi?

Amo la neve, l’atmosfera sognante ed eterea che crea.
Quindi amo i territori del nord, dalle Alpi all’Himalaya, dove questi scenari abbracciano il tuo sguardo e ti fanno perdere nelle sue infinite sfumature.

Adoro la possibilità di fotografare animali selvatici in queste distese innevate, dove il silenzio è la musica che vuoi sentire , lì dove è la pace a regnare!

Cerco sempre di immergermi completamente nel mondo naturale con tutti i miei sensi, non solo la vista quindi, ma anche l’udito o l’olfatto. Questi sono tutti dettagli che personalmente accompagnano ogni mio scatto, che “costruiscono” come un puzzle ogni mia emozione rispetto a ciò che osservo.

Esteticamente mi piace il fatto di isolare il soggetto su di uno sfondo bianco, eliminando il superfluo ed elementi di distrazione che possono rovinare l’immagine. Così facendo si esalta la centralità del soggetto da fotografare, donando appunto all’immagine questa estetica sognante.

Cerco sempre personalmente di far trasparire l’emozione che provo durante la fase di scatto.

I successi personali

L’anno scorso hai vinto il Nature Photographer of the Year, che è uno dei concorsi più prestigiosi in questo ambito della fotografia. La foto vincitrice in questione è quella che ritrae due leopardi delle nevi che stanno per azzuffarsi. Raccontaci un po’ la storia dietro questo scatto.

È stato un momento unico, difficilmente replicabile!

L’immagine vincitrice ritrae due fratelli subadulti di leopardi delle nevi rimasti orfani da poco della madre, e quindi uniti per la sopravvivenza. Più che azzuffarsi, stavano semplicemente giocando e questo frammento visivo mi piace vederlo un po’ come un  abbraccio in slowmotion, un’immagine che parla di amore e innocenza.

Era il primo febbraio 2024. Mi trovavo ad un’altezza di 4300 metri sull’Himalaya Indiano.

Avevo avvistato da lontano questi due leopardi delle nevi che dormivano abbracciati in una rientranza rocciosa. Nevicava molto, il vento era fortissimo e la temperatura era di -25 gradi. Con molta pazienza e resilienza , personalmente molto affaticato, ho aspettato più di 5 ore per un loro cenno di movimento.

Poi la neve, che fino a quell’istante cadeva copiosa, ha smesso di accarezzare le pareti rocciose del canyon.

Loro all’improvviso si sono alzati e hanno iniziato a salire sul pendio innevato, rincorrendosi e dando spettacolo con una serie di acrobazie impensabili davanti ai miei occhi increduli. Piangevo dalla gioia, sapevo di avere immortalato con la mia fotocamera un momento che era andato ben oltre le mie più rosee aspettative! Un giorno indimenticabile!

Andiamo un po’ più sul personale… Cosa ti ha portato a partecipare a questo concorso e cosa hai provato quando lo hai vinto?

Sapevo, come dicevo poco fa, di avere degli scatti con un potenziale non indifferente.

Già fotografare in natura un leopardo delle nevi, chiamato il fantasma delle montagne, non è per nulla scontato, figuriamoci fotografarne due che giocano!

Quindi subito dopo questa spedizione fotografica  dentro di me è nata la fiducia di provarci.

La gioia per il premio vinto è stata immensa ancora oggi non riesco a credere di aver vinto una competizione così importante con più di 23.000 fotografie in concorso. È stato un dono che la natura ha voluto farmi ed io ho saputo farmi trovare pronto per prenderlo tra le braccia.

Leopardo delle nevi (Panthera uncia), India settentrionale – Foto di Paolo della Rocca

Estetica e pianificazione dietro l’obiettivo

Alcune tue fotografie sono più ritrattistiche degli animali, altre invece hanno più una visione sul tipo di vita che questi conducono, come quella dello stambecco femmina che scende per una scarpata. Quale tipo di fotografia preferisci?

L’estetica fotografica è un qualcosa che ogni fotografo matura col tempo, con l’esperienza, con lo studio, con il lavoro sul campo.

Inizialmente, la mia intenzione era quella di ritrarre animali il più vicini possibile – come spesso accade. Poi piano piano mi sono reso conto che tante fotografie risultavano un po’ tutte simili. Anche l’ambiente in cui vive l’animale è altrettanto importante per definirlo, per parlare della sua vita, delle sue difficoltà, delle sue emozioni.

Non disdegno il ritratto oggigiorno, ma sono più propenso a scattare immagini ambientate, o magari close-up che fanno parlare l’anima dell’animale. Così come mi piace giocare con le luci e le ombre cercando di trasmettere quello che sento, sperimentando nuove visioni.

Mi sento come in divenire, in un perenne moto visionario!

Mi sento un fotografo che piano piano sta definendo la sua estetica fotografica ma c’è ancora molto da lavorare per metterla a punto. L’importante secondo me è seguire la propria personale visione delle cose, la propria creatività e cercare di essere fedeli a se stessi.

Stambecco delle Alpi (Capra ibex), Alpi italiane – Foto di Paolo della Rocca

Attrezzatura e conoscenza

La montagna può essere molto pericolosa, in tutte le stagioni. Come fotografo di montagna bisogna avere un certo tipo di preparazione tecnica? 

La montagna è un ambiente affascinante, ricco di vita ad ogni angolo, ma è anche un territorio che non perdona se ti fai cogliere impreparato. Sicuramente la conoscenza del territorio è fondamentale per la tua sicurezza, così come avere una preparazione fisica adeguata e una prudenza non indifferente.

Se rispetti l’ambiente che vivi , lui rispetterà te.

Un’altra domanda che vorrei porti è sull’attrezzatura. Per la fotografia naturalistica ci sono anche tempi di attesa lunghi e, non solo, su un terreno innevato non deve essere comunque facile sia per te che per la macchina fotografica in sé. Quali sono i tipi di attrezzatura necessaria per questo tipo di fotografia, soprattutto in presenza di neve?

La fotografia naturalistica può essere praticata sia in maniera itinerante sia grazie alla pianificazione e all’appostamento.

Se si svolge in maniera itinerante è necessaria una fotocamera con teleobiettivo, e in presenza di neve l’importante è essere ben vestiti con abbigliamento tecnico. Infine, non bisogna mai dimenticare la copertura per la nostra attrezzatura fotografica, così da tenerla al riparo dalle precipitazioni.

In fase di appostamento, invece, è fondamentale a mio parere avere un cavalletto con sé, dato che le ore di attesa possono essere davvero molte, tante volte più di quelle che avevamo immaginato.

Camoscio alpino (Rupricapra rupricapra), Alpi italiane
– Foto di Paolo della Rocca
Sulle tracce della fauna d’alta quota

Gli animali selvatici sono comunque di natura molto schiva e spesso questo tipo di fotografia avviene con il fotografo sul versante opposto rispetto all’animale. Ci sono delle tracce che si possono seguire, degli hotspot dove è più facile trovarli? 

È sicuramente fondamentale studiare il territorio dove si opera, cercare di capire e conoscere le abitudini di ogni specie da fotografare, anche se il fattore imprevisto è spesso determinante. La conoscenza delle stagioni e il loro rapporto con ogni specie possono aiutarci a prevedere maggiormente i loro movimenti.

Ogni animale lascia delle tracce! Possono essere “leggibili” per esempio sui tronchi degli alberi o sul terreno che percorriamo, soprattutto in presenza di neve. Grazie a queste tracce possiamo interpretare la traiettoria che prendono le loro vite.

Con un territorio innevato, un camoscio il cui pelo diventa scuro è sicuramente più facile da vedere rispetto ad un ermellino che ha il manto bianco per mimetizzarsi. Con animali di questo tipo come funziona? Anche qui, ci sono dei posti in cui si conosce la loro presenza oppure bisogna armarsi di un tipo di attrezzatura – es. binocolo – e tanta pazienza?

Ci  sono animali sicuramente più difficili da avvistare nella neve per le loro peculiarità estetiche, mi viene da pensare come hai detto tu all’ermellino che in inverno è tutto bianco. Ma anche le pernici bianche o la lepre variabile.

Certamente conoscere il luogo in cui si muovono può accrescere la tua possibilità di vederli, ma bisogna avere un occhio molto attento e un po’ di fortuna poiché sono animali che con l’ambiente innevato diventano quasi invisibili! Il visore termico è uno strumento che può aiutare, anche se non lo utilizzo, preferendo prendermi il mio tempo per cercarli con l’aiuto del binocolo.

In questo caso la pazienza è un fattore determinante più che in altre situazioni. Ma sono soggetti che meritano tutta la nostra attesa.

Ermellino (Mustela erminea) – Foto di Paolo della Rocca
Una riflessione tra uomo e Natura

Parliamo ora un attimo di un altro aspetto di questo tipo di fotografia. Sappiamo tutti che negli ultimi anni le montagne sono state prese d’assalto dal turismo come pensi che questo vada ad incidere sulla fotografia wild? Riscontri una minor presenza di animali dove prima magari ti era più facile vederli?

Quello che mi fa più paura è il turismo inconsapevole e irresponsabile!

Quando ci approcciamo a territori selvatici come la montagna, dobbiamo ricordarci sempre di rapportarci come ospiti e con rispetto verso i suoi abitanti. Purtroppo tante volte l’arroganza e l’ignoranza delle persone rovinano questo equilibrio sottile.

Cani senza guinzaglio che corrono dietro ad animali selvatici, gente che si avvicina troppo a uno stambecco credendo sia un peluche da accarezzare. Certamente questo in alcune aree può andare anche a discapito dei fotografi naturalisti.

Ma soprattutto aumenta di molto il fattore stress degli animali selvatici e di conseguenza diventa un male per l’ecosistema, che è fatto di equilibri sottilissimi e preziosissimi.

Per fortuna in Italia  c’è presenza di parchi nazionali dove questo fattore non dico venga azzerato ma contenuto.

Inoltre, sono aumentati anche i fotografi amatoriali in ambienti estremi o che prima erano poco conosciuti. Secondo te, tutto queso potrebbe avere conseguenze negative sulla fauna e sugli ambienti di alta quota?

Credo che social network come Instagram ultimamente non stiano facendo bene alla fotografia naturalistica!  Viene spesso dipinta con video e foto in maniera non educativa né rispettosa nei confronti della natura, solo per far emergere il  lato egocentrico ed  esibizionista  di alcuni.

Ogni fotografo, professionista o amatoriale che sia, ha il diritto di vivere della infinita bellezza che la natura ci offre… Ma tutto ciò deve essere fatto con responsabilità e consapevolezza!

Fotografare nel pieno rispetto della natura

Tra le tue foto ci sono anche quelle che ritraggono animali inseriti in programmi di conservazione, come quella della lontra nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Come ti approcci nel fotografare animali che sono a rischio/minacciati?

La foto della lontra è stata scattata in ambiente controllato!

Volevo visitare questo centro situato in Valsavarenche, all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso, per vedere da vicino questo animale  e conoscerlo più a fondo. Mi auguro di vederlo presto di nuovo abitare i fiumi del nord Italia.

È stata una fotografia documentativa per lanciare un messaggio di speranza.

Per il 2026, invece, ho organizzato un viaggio a scopo di conservazione, per proteggere l’estinzione dell’Orso Himalayano nel Ladakh Indiano, che sarà riproposto ogni anno. Sarà quindi importante studiare bene la situazione, il territorio e le dinamiche che portano al contrasto tra essere umani e animali selvatici. L’obiettivo è cercare di appoggiare il più possibile questo progetto di conservazione per scongiurare il peggio.

Chi ama la natura vuole preservarla ed è giusto fare tutto il possibile per lei!

Lontra (Lutrinae) – Foto di Paolo della Rocca

Scorrendo un po’ sul tuo profilo Instagram non si possono non notare fotografie di orsi, cervi, stambecchi. Animali che, comunque, se infastiditi dall’uomo possono avere una reazione. Qual è il tipo di approccio che consigli di dare a chi vorrebbe fotografarli? E ci sono stati dei momenti in cui ti sei sentito in pericolo in questo senso?

Personalmente non mi sono mai sentito in pericolo nei confronti di qualsiasi animale selvatico, predatore o non. L’importante è avere conoscenza dell’animale con cui ci si rapporta, rispettare i suoi tempi e i suoi spazi!

Se ti comporti in maniera consapevole e responsabile non si ha nulla da temere. Bisogna cercare sempre di interferire il meno possibile con il naturale processo delle loro vite.Quindi silenzio, distanza, e tanta pazienza.

Orso Bruno (Ursus actos), Slovenia – Foto di Paolo della Rocca

Dal tuo sito ho visto che organizzi anche tour/workshop fotografici. Quali sono gli impatti negativi e positivi di questo tipo di tour, e quanto, secondo te, vengono accolti gli insegnamenti anche etici da chi ti segue?

L’unico lato negativo che mi viene in mente può essere il mezzo con cui si raggiungono certi luoghi, come l’aereo, ma certe destinazioni  purtroppo si possono raggiungere solo in un modo. I lati positivi sono molti, invece.

Io organizzo sempre workshop e viaggi fotografici con gruppi piccoli, così che il nostro impatto sia minimo, anche in parchi nazionali. Inoltre, soprattutto nei viaggi fotografici che organizzo è sempre l’aspetto conservativo a farla da padrone.

Venendo con me non solo si fotografa, ma grazie alla collaborazione con progetti di  conservazione a livello internazionale si cerca di aiutare la natura e i suoi abitanti! Ci si diverte ma si viaggia con uno scopo responsabile e consapevole, e credo questo sia fondamentale.

Questo turismo ecologico naturalistico dà un apporto fondamentale per far sì che tante specie non siano minacciate dall’estinzione.

Consigli  di un professionista

Siamo arrivati quasi alla fine di questa intervista: quali sono i consigli che ti senti di dare a chi vorrebbe fare questo tipo di fotografia, sia da un punto di vista tecnico, che anche di attrezzatura?

Non è fondamentale l’attrezzatura che si utilizza ma lo è l’occhio fotografico e la sensibilità  che stanno dietro ad essa.

Come l’uomo non deve sforzarsi  per piacere o ricevere consensi dall’esterno, ma deve sentirsi bene con se stesso, così la foto non deve essere scattata per impressionare o compiacere gli altri, ma per emozionarsi e sentirsi sintonizzati con il proprio io al momento dello scatto.

Quindi consiglierei a tutti di seguire la propria unicità, la propria fantasia, la propria creatività!

Se poi l’immagine piace meglio, ma deve in primo luogo soddisfare noi stessi.

Il più delle volte quando c’è un sentimento vero dietro una fotografia, anche l’osservatore ne rimane coinvolto.

Per finire, ci sono dei progetti in cantiere di cui puoi parlarci? Un viaggio specifico che vorresti fare per andare alla ricerca di un animale che sogni di fotografare?

Innegabilmente ci sono animali che prima o poi mi piacerebbe fotografare… ma più che una wish-list di animali spero in una wish-list di emozioni, momenti unici che possono capitare anche sotto casa, senza necessità di lunghi viaggi, e che arricchiscono il mio viaggio interiore.

Spesso è importante come si fotografa, non solo il soggetto.

Il come arricchisce l’immagine più del cosa.

Ho dei progetti in cantiere, ma ci vorrà molto tempo e dedizione per realizzarli, tra cui uno a cui tengo molto: un libro che collegherà gli animali selvatici delle Alpi a quelli delle zone Himalayane. Un progetto sicuramente ambizioso, che anno dopo anno prenderà forma, ma a cui tengo particolarmente.

Vi ringrazio di cuore  per le vostre domande e il bel tempo passato insieme.

A chiunque fosse interessato a conoscermi meglio o a seguirmi nei miei viaggi fotografici basta seguirmi sul mio sito (https://paolodellarocca.com) o su intagram (paolo_della_rocca_wildlife).

Dalila Saleri


Le foto in uso in questo articolo sono sotto copyright dei fotografi citati, i quali ci hanno permesso sotto esplicita licenza, di usufruire di queste foto SOLO ad uso esclusivo di questo contenuto e di una storia di pubblicizzazione nel nostro sito Instagram. Pertanto è vietato l’utilizzo di queste foto previa richiesta ai fotografi, di cui trovate sempre Nome – Cognome e possibili contatti nell’articolo.

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Fotografa per passione, nel mio obiettivo catturo la bellezza della vita che ci circonda, vi invito a scoprire con me ciò che la natura ha da offire scatto dopo scatto. Professionista del settore alberghiero, ho iniziato a fotografare per passione e non mi sono mai fermata.

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