Click & Talk: Fotografia wild, ossia spirito d’avventura – Intervista a Valerio Lo Presti

Sarebbe sbagliato pensare che il fotografo sia solamente colui che vede il mondo, quasi come mantenesse una certa distanza da esso, perché durante lo scatto è immerso in esso, è parte di esso e, soprattutto, è materialmente in contatto con esso. Sdraiato per terra, accovacciato in un angolo remoto, in precario equilibrio, insomma il fotografo si “sporca le mani” in continuazione. Tra questi, ci sono anche coloro che si avventurano alla ricerca di animali rari o pericolosi e che sono pronti, con una buone dose di rischio e buon senso, a fotografarli e mostrarli al mondo in tutta la loro bellezza. Per la prima intervista della rubrica Wild, ci parlerà di questi aspetti rocamboleschi della fotografia Valerio Lo Presti. 

Valerio Lo Presti

Ho notato, guardando il tuo profilo Instagram (valerio94_wild), che ti contraddistingue lo spirito da naturalista avventuriero, quello del ‘700/’800. Questo perché tu accompagni alla fotografia una documentazione, come dei piccoli reportage. E quindi ti volevo chiedere, come mai per te la fotografia si lega alla documentazione?

Perché tanta gente vede la fotografia, la guarda, però non sa tutto quello che c’è dietro. A me piace documentare, quando vado alla ricerca di questi animali, l’habitat in cui vivono e mostrare anche che non è facile trovarli. Ci vogliono ore di studio, documentarsi su dove vivono, capire dove andare a cercarli. E mi piace appunto allegare, oltre alle foto, anche tutto l’ambiente che li circonda.

Ad esempio, nell’ultimo viaggio che ho fatto sull’isola di Malta per il camaleonte, mi è piaciuto anche documentare i tre giorni che ho dedicato alla ricerca di questo rettile. 

Camaleonte comune (chamaeleo chamaeleon) – Foto di Valerio Lo Presti

Dove sei andato per i tuoi scatti, che luoghi hai visitato?

Sono stato in Europa. Sono innamorato della Slovenia, quindi io tutti gli anni con la macchina vado in Slovenia. Mi piace passare quei quattro o cinque giorni in mezzo alla foresta a cercare gli animali, come l’allocco degli Urali o l’orso che purtroppo ho visto soltanto una volta, però tutti gli anni ci provo sperando di riuscire a vederlo meglio. Adesso è stata l’isola di Malta, poi sono stato in Croazia e in Grecia. 

Hai qualche aneddoto da raccontare oppure un viaggio particolare dove è successo magari qualcosa di strano, qualcosa di bizzarro?

Sì, in Slovenia. Siamo rimasti nella foresta con la macchina, impantanati per tre ore e non c’era modo di chiamare nessuno perché non c’era campo.

Dopo una mezz’oretta di camminata siamo arrivati in un punto dove finalmente c’era linea. Così abbiamo chiamato un ristorante che era a 17 km, se non sbaglio.  In qualche modo ci siamo fatti capire, così sono riusciti a trovarci.

Come si svolge solitamente un viaggio tipo?

Ti faccio un esempio a partire dal granchio di fiume di cui ho parlato poco prima. Sono riuscito a trovarlo e ho pensato di dormire lì e il giorno dopo spostarmi a Pisa, che era un’ora e mezza di distanza, per cercare un altro target che volevo vedere da una vita, la Lycosa tarantula, la tarantola italiana. Quando ho trovato anche l’aracnide sono tornato a casa. Mi prefiggo dei target, anche a distanza l’uno dall’altro, sperando comunque di riuscire a trovarli in questi viaggi che faccio.

Fotografare in sicurezza

I tuoi follower, chi ti segue insomma, come vivono le tue avventure?

Tramite i messaggi o i commenti. C’è anche gente che mi chiede consigli, parecchie persone mi hanno detto che avrebbero voluto fare un’esperienza simile alla mia, quindi gli ho spiegato dove poter andare a cercare il camaleonte. Su tante specie non a rischio o determinati animali vedo comunque di andare incontro alla gente, dar loro la possibilità di poterli vedere in natura. Mentre magari per altri animali che sono in via d’estinzione o difficili da trovare, bisogna sempre cercare di preservarli, quindi non dare mai il luogo preciso del ritrovamento, tenerlo un po’ in anonimo.

Ad esempio per il granchio di fiume che è una specie a rischio, soprattutto dove l’ho trovato io in Toscana, non sono mai entrato nel dettaglio. Non ho mai specificato la zona precisa del ritrovamento, anche se tanta gente mi ha chiesto il luogo dove poterlo vedere. Io non li ho accontentati.

Quindi diciamo che il tipo di fotografia che fai cerca di non essere una specie di fotografia per turisti. C’è un’etica dietro per preservare l’animale, quando è necessario. Mentre ad esempio, con le vipere sei completamente a tuo agio? E ci sono mai state, diciamo, situazioni in cui hanno provato a mordere o addirittura morso il guanto?

Sì, ovviamente utilizziamo le protezioni. Chi fa foto a rettili velenosi ha i guanti di protezione. Ci sono dei guanti antimorso, tipo quelli per i cani. Questo perchè comunque bisogna avvicinarsi tanto ed è necessario salvaguardare così la propria salute.

Vipera aspis – Foto di Valerio Lo Presti

Per quanto riguarda la seconda domanda: sì, il guanto sì. C’è da precisare che gli animali vengono maneggiati nel minor tempo possibile per non stressarli troppo ma, comunque, vengono maneggiati. A meno che non li si trovi la mattina presto, quando non hanno ancora termoregolato e sono belli tranquilli, ci si riesce ad avvicinare abbastanza facilmente. Comunque sì, molto spesso tendono a mordere. Mi è capitato anche di trovarli senza magari vederli a trenta centimetri dalla scarpa, nel sentiero, tranquilli.

Quindi la loro aggressività dipende dalla termoregolazione?

Dipende anche da quello. Se loro non hanno ancora termoregolato, sono fredde, diciamo così, sono molto più lente nei movimenti e magari tendono meno a mordere. Bisogna fare molta più attenzione la mattina presto. Infatti quando io me le trovo a pochi centimetri dalle scarpe, perché magari vado la mattina presto nel sentiero per andar su e le trovo a termoregolare. L’ultima volta che ho trovato il marasso ho dovuto spostarlo perché era veramente in mezzo al sentiero, non sai mai chi può trovare. Trova quello col bastone che gli dà una bastonata…

Vipera aspis – Foto di Valerio Lo Presti

Uno dei pilastri della fotografia naturalistica di questo tipo, che può rivelarsi pericolosa, è proprio l’attenzione alla sicurezza. Quindi ci sono delle regole da seguire?

Rispettare veramente l’animale. Non andare a stressarlo troppo e cercare di capire quando siamo un pericolo per lui, che giustamente tende a difendersi.

Inizio a fare magari delle foto a distanza e vedere come si comporta. Non andrei subito diretto verso di lui. Se dovessi andare a fotografare un cinghiale lo farei sicuramente appostato con una mimetica e starei lì ad aspettarlo senza recargli disturbo, senza farmi vedere.

Le strategie del fotografo wild: mimetizzazione e fototrappole

Come funziona la mimetizzazione? E l’appostamento? 

Bisogna andare sempre la mattina presto. Bisogna innanzitutto sapere se quella zona è frequentata dall’animale che si desidera fotografare. Ad esempio io con i lupi  (sono anni che cerco di vederli) so le zone dove sono presenti perché ho posizionato delle fototrappole e sono riuscito a documentare il loro passaggio, le ho lasciate per mesi. Ho provato tante volte ad arrivare lì all’alba ed appostarmi con la mimetica, aspettarli ore e non riuscire a vederli.

Martin pescatore – Foto di Valerio Lo Presti

Come funziona esattamente una fototrappola?

Ci sono sia a batteria che a pannelli solari. Quelle che utilizzo io sono a batteria. Tramite i sensori di movimento o scattano la foto, registrano il video o fanno tutti e due contemporaneamente in base a come le imposti. Le abbiamo lasciate anche in Slovenia.

Hai un metodo per scegliere il luogo in cui lasciarle?

Dipende dall’animale. Sul fiume Po ho adocchiato delle impronte sulla sabbia, tracce, escrementi, resti di predazione e ho così posizionato la fototrappola. Infatti poi li ho registrati. Ne ho registrato uno senza una zampa, poverino. Sono due anni di fila che riesco a registrarlo, quindi vedo che se la cava lo stesso.

Quanto dura la registrazione dell’attività di un animale? O non c’è un tempo determinato?

Non c’è un tempo, no. La fototrappola comunque registra anche per mesi in base alle condizioni del tempo. Ovviamente col freddo le batterie dureranno di meno.

Pelobates fuscus – Foto di Valerio Lo Presti

Per cui le fototrappole sono utili per questo tipo di fotografia perché permettono di determinare quali siano le abitudini degli animali.

Sì, esatto. Tu pensa che io ho costruito in un bosco una pozza. Ho realizzato questo piccolo stagnetto e ho posizionato la fototrappola. Ha registrato per quattro o cinque mesi e ho visto un sacco di animali che mai avrei detto potessero essere presenti in quel posto. Dall’astòre alla poiana, lo sparviere, i picchi, la faina, ho visto un sacco di animali, anche l’allocco che andava a fare il bagno di notte.  E dici: “Possibile?” Eppure tutti quegli animali giornalmente andavano a bere o a fare il bagno in un piccolo stagno di un metro per un metro.

Hai creato un’oasi, tipo l’Autogrill degli animali. Può essere quindi una tattica modificare l’ambiente stesso per attirare l’animale? Oppure è meglio non farlo?

Sarebbe meglio non farlo. Però io ho realizzato questo stagno che adesso sono due anni che è ancora in funzione. Ho tolto la fototrappola e adesso vanno a farci le uova gli anfibi. Ho trovato le uova di rana, di raganella. Quella che è stata creata come una pozza per documentare gli animali adesso ho deciso di lasciarla lì perché, comunque, sta aiutando un sacco di specie. 

I primi passi del fotografo wild

Ma com’è nata la tua passione per la fotografia naturalistica?

Fin da piccolo ho allevato un sacco di animali, principalmente insetti, quindi sono partito da questi per poi allargarmi su rettili, anfibi, eccetera. Le falene mi piacciono tanto, anche le farfalle in generale. Sono tre anni che faccio foto. Prima non mi piaceva onestamente. Invece ho scoperto questa nuova passione (oltre al fatto di andare a cercare animali che mi è sempre piaciuto) sul documentare l’animale che ho trovato.

Così ho deciso di regalarmi una macchina fotografica da duecento euro. Ho notato che questa attività mi appassionava molto. Sono andato avanti con migliorie, ho cambiato la macchina fotografica,  comprato attrezzatura macro, teleobiettivi per fotografare gli uccelli in volo, anche se preferisco la macrofotografia. Le lenti grandangolari sono quelle che mi permettono di inquadrare l’animale e far vedere anche lo sfondo.

Ecco,  passiamo alla parte conclusiva dell’intervista. Allora, innanzitutto se dovessi consigliare a qualcuno come iniziare, cosa gli diresti? Non solo per la scelta della macchina fotografica, del corpo macchina, degli obiettivi, ma proprio per l’attitudine, strategie, come dovrebbe comportarsi un avventuriero, ecco.

In base a quello che vuole fotografare, diciamo. Io ho iniziato comprando un teleobiettivo per fotografare gli animali a distanza e in automatico ho dovuto prendere poi la mimetica per fare gli appostamenti. E’ emozionante mimetizzarsi con gli animali che non mi vedono: mi sono trovato il martin pescatore a tre metri mentre, da seduto, ero posizionato con la macchina fotografica che mi tremava tra le mani. Anche lì è uscito uno scatto veramente bello. E poi vabbè iniziare sicuramente con degli studi, comprarsi dei libri e trovare poi l’animale principale da poter fotografare, che sia fotografia macro agli insetti, rettili o altro.

Quindi la prima cosa da fare, oltre la macchina fotografica, è la mimetica.

Sì, sempre in base all’animale che uno vuole fotografare, sì. Per i rettili io non consiglierei a un neofita di prendersi i guanti, andare a manipolare rettili velenosi, eccetera. Magari affiancarsi a qualcuno che lo fa da anni.

La lettura consigliata e un piccolo incoraggiamento

Tu hai qualche libro preferito che ti ha introdotto al mondo della fotografia naturalistica, oppure semplicemente allo studio degli animali? Tipo un must.

E’ un po’ datato, ma è veramente fatto bene: La Biblioteca della Natura, Farfalle e Falene di David Carter. È stata una guida, anzi lo è ancora. C’è una falena che spero di riuscire a vedere, la Graellsia isabellae che si trova in Spagna e Francia.

Infine se volessi dare un messaggio a un lettore, a chi vuole iniziare, oppure a qualcuno che è curioso riguardo questo tipo di fotografia selvaggia, cioè di entrare nella natura, cosa diresti?

Se vi piace, la natura è una bella passione. Una bella passione entrata nella mia vita da un po’ di anni, ora non riesco più a farne a meno. Io non vedo l’ora che arrivi il weekend per prendere la macchina e viaggiare. A volte anche senza target, senza trovare un animale particolare, senza dire “devo andare perché devo trovare lui” ma soltanto per passare qualche ora nella natura.

Alessandro Ciribelli

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Mi trovi al bivio tra il mythos e il logos. Indeciso su che strada intraprendere, racconto la storia della filosofia, storia della scienza e, in generale, tutto ciò che concerne il Pensiero. Ho un cane di nome Jojo. Laureato magistrale in Scienze Filosofiche presso l’Università di Pisa, ho conseguito un Master in Editoria e comunicazione digitale presso Fenysia. Attualmente sono un formatore di AI generativa e insegnante privato.

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