STEM, manuale di sopravvivenza: storie di ostacoli invisibili e di strumenti per contrastarli – Le risposte di Arianna Fermani

Dopo le risposte di Silvia Bianchelli alle domande anonime ricevute durante l’evento del 25 febbraio, oggi è il turno di Arianna Fermani.

Locandina dell’evento.

Così come Silvia Bianchelli, anche Arianna Fermani risponde alla domanda:Le donne dovrebbero avere il diritto, tanto quanto gli uomini, di non avere questo “super potere”, non credete?

Sì, dovremmo avere il diritto di dedicarci alla nostra professione senza sensi di colpa o senza doverci barcamenare tra mille attività e camminare come funambole per trovare un equilibrio tra passioni, aspirazioni e doveri/diritti opposti. Ma non è facile.

Anche quando si ha la fortuna, come è capitato a me, di nascere in una famiglia non castrante e non gravata da determinati stereotipi, che ha dato e dà il massimo sostegno perché tu possa realizzarti sia come madre sia come moglie sia come professionista, in ogni caso ci si sente addosso la responsabilità di stare dietro a tutto e l’inevitabile frustrazione (e/o paura) di “non essere mai all’altezza”.

L’idea che la donna debba essere prima di tutto moglie e madre e, solo in seconda o terza battuta, anche donna affermata in campo lavorativo, “se e solo se” non toglie tempo alla famiglia, è purtroppo un convincimento che parte da molto lontano e difficile da sradicare.

Arianna Fermani, professoressa associata in Storia della Filosofia Antica all’Università di Macerata
Tra ieri e oggi

Se aveste iniziato oggi la vostra carriera professionale, ritenete che sarebbe cambiato qualcosa? In caso affermativo, pensate che il cambiamento sarebbe stato in senso positivo o negativo?

No, non credo che sarebbe cambiato qualcosa. Rifarei tutto quello che ho fatto. Il consiglio che, ad esempio, do alle mie studentesse e anche a mia figlia (che ha visto e continua a vedere quanta fatica e quanto impegno costante si faccia, anche oggi, ad essere una donna per quanto possibile realizzata anche al di fuori dell’ambito domestico),  è di essere sempre se stesse, di giocare su molti tavoli, di non rinunciare mai a coltivare il proprio “demone”.

Lei è stata allieva diretta di Giovanni Reale e Maurizio Migliori due mostri sacri della storia della filosofia antica, ci può parlare del rapporto con due maestri così ingombranti.

Giovanni Reale e Maurizio Migliori sono stati tra i più grandi studiosi al mondo e conoscitori di Platone e la filosofia antica in un modo straordinario, tali da far tremare le vene nei polsi. Due grandi maestri ma anche due grandi padri. Ricordo ancora quando Reale mi commissionò la traduzione delle etiche di Aristotele per Bompiani e parte dell’Organo, io andavo tremante da lui, che al contrario aveva sempre un’aria quasi protettiva. Da un lato c’era sempre il rigore, l’alto profilo scientifico, ma dall’altro l’attenzione, il garbo e la finezza.

Con Migliori ho avuto un ruolo più diretto, come un padre, si occupava dell’alto e del basso. Ad esempio mi chiedeva spesso di mia figlia, di come cresceva ed era molto attento. Per citare un episodio, mi ricordo di un giorno che mia figlia aveva i giochi della gioventù, l’ultimo anno. Una cosa semplice, ma specifica e ci tenevo molto a partecipare. Era giorno di esami ed io facevo l’assistente, lui disse “non ti preoccupare, non venire oggi agli esami, ci penso io, perché i giochi della gioventù di tua figlia verranno una volta sola”.

Essere grandi filosofi maschi e anche persone universalmente conosciute dal mondo scientifico non significa perdere l’umanità, e anche in questo caso sono stata molto fortunata.

Riflessioni finali

Fermo restando che gli ostacoli ci sono tuttora, se non avessi trovato un ostacolo, saresti stata spinta a reagire e avresti comunque raggiunto l’obiettivo che hai raggiunto oggi? O avresti puntato e raggiunto un obiettivo più elevato? O ti saresti adagiata in una situazione più confortevole?“. Come per le precedenti ospiti, anche alla professoressa Fermani è stato chiesto di fare una riflessione finale sugli obiettivi e sugli ostacoli che si è ritrovata ad affrontare, chiedendole di interrogarsi se sarebbe stato diverso in altre circostanze.

In realtà se c’è una “virtù” che ho, è quella della tenacia. Generalmente non arretro di fronte alle difficoltà e, anzi, mi danno la carica per continuare. Chiaramente, quando si ha una famiglia e soprattutto dei figli o dei genitori anziani, è necessario dosare le energie e, talvolta, rallentare. Ma questo non vuol dire arrendersi. Semmai si fa un passo indietro per… prendere una ricorsa più lunga. Insomma, mai smettere di lottare per realizzare noi stesse. E mai rinunciare a dare la forma che desideriamo (e non quella che altri hanno scelto per noi) alla nostra vita.

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