Eccoci arrivati alle ultime tre interviste a fotografi italiani naturalisti!
Abbiamo attraversato (metaforicamente e virtualmente) l’Italia per conoscere ben diciotto fotografi diversi che hanno trasformato il loro interesse per la natura e per la fotografia in qualcosa di più grande: una vera e propria passione – in molti casi anche lavoro.
Con l’intervista di oggi diamo il via, quindi, a questo ultimo filone che ci farà volare tra le nuvole per scoprire come si fotografano i volatili e lo faremo grazie a Saba Cretti.

Prima di iniziare, però, è doverosa una presentazione per capire chi abbiamo di fronte.
Saba Cretti (profilo Instagram: cretti_wildlifephotos) è una giovane donna di quasi ventidue anni e studentessa della facoltà di Scienze agrarie e alimentari dell’Università di Bolzano, con un focus sulle scienze forestali. Cresciuta tra le Alpi e le Dolomiti, ha imparato dal papà fotografo cosa significhi scattare una foto. Ma per quanto le piacciano tutti gli animali, l’avifauna è sempre stata nel suo cuore.
“In tutte le foto da piccola appaio sempre con il peluche di un’aquila in mano”.
Una frase che se da una parte lancia uno sguardo sul passato con tenerezza, dall’altra lo volge verso il futuro con forte curiosità.
La nebbia della fotografia: età, social e genere
Secondo me le difficoltà iniziali le hai sempre, che tu abbia quindici anni o che tu ne abbia quaranta. Io rispetto e stimo tutti i fotografi, soprattutto quando c’è un rispetto reciproco a prescindere dalla tua fascia d’età. Non ci sono discrepanze di questo tipo nella fotografia. Le basi sono quelle e tutte le informazioni ormai si possono reperire facilmente su internet. L’importante è provare costantemente e sbagliare. Però questa è come io l’ho vissuta fino ad adesso. Per me la fotografia non ha età!
Un tema che mi sta un po’ a cuore e che ho cercato di affrontare anche con altri fotografi è l’adattamento della fotografia ai tempi odierni. Tutto oggi passa per i social e la fotografia non è da meno. Che rapporti hai tu con i social e quanto pensi possano influire su questo tipo di hobby/lavoro?
In questo caso, secondo me, l’età gioca tanto. Io sono cresciuta con i social e alla mia età tutti abbiamo almeno un profilo social. Non dico che tutti debbano averlo, ma è sicuramente molto più facile conoscere una persona e scambiarsi le idee su questo tipo di piattaforme.
È anche vero che i social sono come una trappola. Tu posti una foto che magari ha un bassissimo riscontro e questo ti porta in un vortice di pensieri negativi. Inizi a mettere in dubbio le tue capacità o il motivo stesso per il quale fotografi. Vedi influencer che hanno migliaia di follower e con foto aventi più di 100k like. Il paragone ti nasce spontaneo, anche se per te la tua è egualmente bella.
Quindi secondo me, i social sono importanti ma è altrettanto importante ricordarsi di non farsi mangiare da questa manìa. Non entrare nel meccanismo “devo mettere questa foto, devo fare i like, devo fare questo per esser visto”. Arrivare a certi livelli è difficilissimo e spesso diventa un po’ un cane che si morde la coda.
Personalmente, sul mio social non pubblico le foto che ritengo migliori. Quelle voglio tenerle solo per me. Il futuro sotto questo punto di vista è per me un oblio totale. Non so quale sarà la loro evoluzione e di conseguenza anche quella della fotografia, se riuscirà a discostarsi da quel mondo o ci entrerà ancora di più.
Con l’avifauna siamo praticamente arrivati alla fine di questa rubrica e non ho potuto fare a meno di notare che sei solo la seconda fotografa donna che siamo riusciti ad intervistare. Ne abbiamo contattate alcune, ma solo tu e Nirvana avete risposto. Però c’è anche da dire che ho avuto molta difficoltà nel cercare donne fotografe, rispetto agli uomini. Quindi vorrei chiederti, qual è la tua percezione in base a questo?
Io penso che ci sia un numero sicuramente inferiore di donne nella fotografia rispetto agli uomini. Stiamo aumentando, me ne rendo conto e ne sono assolutamente felice, ma ci sono molti più uomini.Oltre a questo, un’altra cosa su cui vorrei porre l’attenzione è anche notare come due fotografi a pari merito – un uomo e una donna – abbiano anche una fama differente. L’uomo riesce a raggiungere livelli più alti di fama e in modo più facile rispetto ad una donna, mostrando tra l’altro solo gli occhi dietro la mimetica.
Non so dirti perché, ma sì, come in tanti altri ambienti, anche la fotografia è un po’ carente di figure femminili.
Fotografare animali in volo
Passiamo ora al focus di questa intervista: fotografare l’avifauna. Prima cosa che vorrei chiederti a riguardo è come ti è nata questa passione?
Io da sempre ricordo di esser andata in giro a raccogliere le piume. Avevo il mio libricino – che ormai è distrutto – con tutti gli uccelli d’Europa. Uno delle vecchie edizioni. Sentendo i miei genitori, già da piccola giocavo con peluche a forma di questi animali. Penso che da lì abbia preso vita questo mio mondo.
I miei genitori danno anche sfogo a questo mio interesse, mi seguono ovunque. Li sto portando in giro per tutta l’Europa. Quindi forse è anche un po’ colpa loro – se vogliamo dire così.
Una cosa che mi ha colpita, guardando il tuo profilo Instagram, è che tu abbia definito il gipeto barbuto “Il Principe”. Ma quindi chi consideri “il re” o “la regina”?
Allora, il motivo è molto meno profondo di quello che si possa pensare.
Io vengo dall’Alto Adige. Qui il gipeto è presente e lui viene considerato il Principe delle Alpi perché la regina è invece l’aquila reale. Quindi ho dato questa denominazione per un motivo culturale e a cui sono abituata.

Tra le fotografie che hai fissato in alto nella griglia del tuo profilo ci sono: un corvo imperiale, un codibugnolo e il gipeto. Sono tre uccelli abbastanza diversi tra loro, cosa è che ti piace di queste tre fotografie?
Il mio amore in assoluto è il gipeto!
Io ho girato tutto l’Alto Adige solo per vederlo e studiarlo. La mia tesi di laurea sarà incentrata su di lui. Questo animale è come se fosse diventato il mio stile di vita: voglio concentrarmi su questa specie anche per sdoganare alcuni preconcetti passati. Come ad esempio prima si pensava, e ancora oggi un po’, che un gipeto può mangiarti il cane o il gatto. Cosa assolutamente sbagliata!
Quindi il gipeto è al top della mia lista. Anche se ci fosse un drago, il gipeto lo supererebbe a mani basse.
Per quanto riguarda il corvo, invece, rientra comunque tra i miei preferiti. Sono anche loro da proteggere e da scardinare da alcune credenze comuni. In più, vicino casa mia c’è un sito di compostaggio e vedo giornalmente questi corvi passare da una parte all’altra. Ciò nonostante, sono davvero difficili da fotografare. Quindi quando sono finalmente riuscita a fotografarne uno, mi si è sciolto il cuore.
Il codibugnolo l’ho scelto più che altro per il suo ruolo nel mondo dei social. Io ho notato che i codibugnoli grazie al loro aspetto hanno conquistato diverse persone. Poi vabbè, oltre a questo motivo, la mia foto nello specifico penso sia davvero particolare. È un codibugnolo che si abbevera da un ghiacciolo su un ramo. Io mi sono rivista tantissimo in questo comportamento: si vive come si può e si fa il massimo.
Un po’ un messaggio filosofico in questo caso.

Scatta ma goditi la natura
Ho visto che tra le tue foto ci sono alcuni animali migratori, come il fenicottero. Quello che volevo chiederti è quindi quale approccio si ha per scattare foto ad animali che hanno questo comportamento. Ci sono applicazioni che consulti, come Animal tracker, per verificare la presenza di specie migratrici vicino te?
Per il fenicottero sono in realtà andata in Toscana, all’Oasi Orti-Bottagone. Quella quindi fu un’uscita mirata. Sapevo che là si possono trovare e ho sperato di incontrarne uno.
Altrimenti consulto dei siti che sono molto utili anche per la ricerca, come Ebird e Ornitho.it. L’ultimo è un sito prettamente italiano, mentre l’altro è globale.
Quindi mi rifaccio molto a questi due siti. Controllo gli avvistamenti più vicini a me. Anche se i veri birdwatcher non diranno mai dove si trovano i siti di avvistamento per animali in migrazione. Da una parte lo capisco e lo rispetto perché comunque creiamo un disturbo nell’andare lì a fare le foto.
Molto spesso, dico la verità, gli uccelli migratori li trovo per puro caso. Non sono una di quelle persone che si sposta appositamente per trovare una specie. Se si trova vicino a me, sì. Altrimenti avviene sempre tutto in modo casuale. Per me stessa e la mia salute, io vado nei boschi e in montagna, portandomi sempre dietro la macchina fotografica.
Dalle tue risposte si evince comunque che hai molto a cuore il lato etico. Quindi una domanda che vorrei porti è come ti rapporti tu nel fotografare gli animali.
Io ho tanti amici sui social e in molte foto si vede subito che usano dei trucchetti. Ad esempio, usano esche, animali morti, cibo di ogni tipo per fare le foto più da vicino. O ancora mettono su un capanno vicino ai siti di riproduzione o si avvicinano troppo alla nidiata rischiando di comprometterla.
Cosa ne penso dell’etica? Che molti non sanno cos’è. Che molti guardano solo attraverso il teleobiettivo, la macchina fotografica, il binocolo e si perdono tutto ciò che c’è intorno. Non vedono ciò che l’animale ha vissuto prima di arrivare in quel punto. Non vedono l’impegno che un animale può metterci nel costruire un nido per poi ritrovarsi una persona vestita di verde che a 10m dal nido può scatenargli una risposta di paura.
È un tema molto fragile e difficile. Ovviamente sono contro determinate pratiche. Se lo fai per un motivo di ricerca posso capirlo. Se vuoi mettere una telecamera vicino ad un nido, forse come ricercatore attui anche quelle accortezze necessarie per ridurre il disturbo. Ma un fotografo che si avvicina con il suo obiettivo raramente è così attento.
Qualche giorno fa ho fatto una riunione con Enrico Bassi – un ricercatore del Parco Nazionale dello Stelvio che si concentra molto sul tema del saturnismo su gipeto, aquila e grifone – e mi ha raccontato che pur di fare una foto un fotografo ha sparato a un camoscio con un proiettile al piombo. Poi ha preso la carcassa e l’ha portata in un posto dove sapeva sarebbe arrivato il gipeto. Quindi non solo ha ucciso un camoscio ma ha poi avvelenato il gipeto. Tutto per una foto.
[Abbiamo parlato di saturnismo in questo articolo]
Nei confronti dei capanni non lo so. Io sono più per la fotografia completamente wild, anche se rischi di andar via con zero scatti.
Il gipeto sicuramente, anche se è da tanto che non lo fotografo.
Poi sicuramente il corvo imperiale. Anche le anatre sono molto belle, soprattutto perché puoi ammirare da vicino comportamenti come il corteggiamento. Mi piacciono molto anche i fringuelli e i passeri.

Tecniche e attrezzatura per questo tipo di fotografia
Passiamo ora all’aspetto tecnico di questa fotografia. Come si fotografano degli uccelli in volo?
Bella domanda, ogni tanto servirebbe questa risposta anche a me!
Come si fotografano in volo? Con tanta fortuna, con le impostazioni della macchina fotografica giuste nel momento giusto, con la velocità e la reattività di un uccellino. Perché molto spesso quando gli uccellini piccoli, come i codibugnoli, volano tu poi non li vedi più. Magari ti concentri sul punto in cui si trovano mentre stai per scattare, poi scatti e ti rendi conto che sono arrivati dall’altra parte della montagna.
È tutta fortuna! Se ti passano davanti gli uccelli grandi, come il corvo o la poiana, allora è un po’ più semplice. Questi hanno un volo più lineare e meno imprevedibile. Con il gipeto e l’aquila è ancora diversa la questione. Questi ti volano ben piano in tondo, ma poi quando avvistano qualcosa vanno velocissimi.Direi sì, tanta fortuna e pazienza. Con i tempi di scatto tanto alti se si vuole una foto a fuoco. Poi ci sono anche artisti, da cui mi piacerebbe imparare, che hanno tempi di scatto più bassi con un effetto sfocato di sfondo o sulle ali. Per quanto mi riguarda parliamo di tempi di scatto che vanno dai 2000 millesimi in su.
Per quanto riguarda l’attrezzatura, quali sono gli strumenti necessari in questo tipo di fotografia?
Molti pensano come prima cosa alla mimetica. Io sono dell’opinione che si può anche evitare di comprarla. Bastano vestiti che rispettino i colori dell’ambiente e le stagioni. Ovviamente evitare colori sgargianti, tipo il rosa neon.
Poi c’è da considerare che gli animali vedono più che altro il movimento. Quindi è importante imparare a restare fermi. Se ti muovi pianissimo puoi anche avere delle distanze più corte.
Io ho la mimetica sull’obiettivo, di conseguenza, non essendo più bianco viene meno avvistato dagli animali. Per quanto riguarda la mimetica, non ne ho nemmeno una.
Per gli obiettivi, io consiglio sicuramente un teleobiettivo. Quindi un 600 mm per ottenere foto con ottimi dettagli, senza la necessità di avvicinarsi all’animale e disturbarlo.
Io ho il 200-700 della Sony, ma uso l’80% delle volte il 600 mm.
Qual è la difficoltà che si riscontra maggiormente nel fotografare l’avifauna?
Per me la difficoltà maggiore è la presenza costante di altre persone.
Ad esempio, io vado spesso ai laghetti per fotografare le anatre e lì c’è sempre la famiglia con il cane libero o con il bambino che lancia cose alle anatre.
Sì, per me questa è la difficoltà maggiore che riscontro anche nelle oasi. In questi luoghi tutti dovrebbero essere informati sull’ambiente ma spesso la gente non sa cosa sia il rispetto per gli animali. Però ti sto parlando per conto di una persona che non usa i capanni, che scatta all’aperto.
Se poi hai il tuo capanno per fare le foto in un boschetto, allora cambia la questione. Lì parliamo nuovamente di fortuna o di caso. Se hai un abbeveratoio o se metti a disposizione del cibo, la questione ovviamente cambia.
Una delle foto che mi piace molto è quella dei tre piccoli di codibugnolo sul ramo. Quanto è difficile scattare foto ai pulli?
Qua raggiungiamo un livello ancora più difficile in questo tipo di fotografia. Semplicemente perché gli uccelli fanno i nidi in luoghi protetti, quindi lontani anche dal tuo occhio.
Devi conoscere il periodo di nidificazione e di nascita dei pulli. Poi devi conoscere le zone in cui poterli trovare e, come ho già detto, conoscere i propri limiti.
Se trovi un genitore che sta imboccando i propri piccoli, dovresti cercare di evitare di posizionarti a tre metri di distanza per fare una foto. È abbastanza difficile, anche qui si tratta di fortuna.

Qual è, invece, la specie che ti ha creato maggiore difficoltà?
Il corvo imperiale!
Questi sono animali così intelligenti che appena vedono la mia macchina arrivare, non faccio in tempo a mettere un piede per terra che loro sono già andati via. Forse riconoscono la mia macchina perché sono l’unica che va a fare le foto lì.Fotografare il corvo, quindi, è stato per me davvero difficile, sia in volo che fermo da qualche parte.
Nei prossimi scatti
Attualmente stai finendo l’ultimo anno di università con una tesi sui gipeti. Quanto è utile al momento questo tuo hobby nella stesura e prosecuzione della tesi? E pensi in futuro di unire la fotografia con il lavoro?
Per ora non ho mai usato le mie fotografie in ambito universitario, ma c’è l’intenzione per la tesi. Soprattutto perché il mio argomento verte sulla disponibilità di cibo.
Per il futuro, sì senza dubbio mi piacerebbe farle coniugare. Non so se vorrò fare ricerca o se proverò a fare la guardia parco-guardia forestale. Il lavoro è attualmente un po’ un taboo per me.
Prima hai detto che raramente fai dei viaggi a scopo fotografico. Quindi non ci sono luoghi in cui vorresti andare solo per vedere una specie o partecipare a workshop fotografici?
Questa domanda capita a pennello perché ad agosto andrò una settimana alle Isole Svalbard, in Norvegia. Anche qui non ho come obiettivo scattare foto, ma lì ci sono tante belle specie.
È un viaggio di vacanza a cui unirò il lato fotografico, ma tutto da sola. Ho contattato gli esperti del luogo e farò un viaggio un po’ itinerante. Prima andrò su queste isole e poi scenderò e farò dieci giorni in camper tra Norvegia, Svezia, Germania del nord. Alla fine, poi scenderò e tornerò qui.
Spero di vedere tante specie diverse, ma anche conoscere nuove persone e fotografi.

Consigli per i neofiti che ci leggono?
I miei consigli sono di provare e di non aver paura di sbagliare!
Se ci tieni, in qualsiasi cosa, ce le farai sempre. Buttati, non ascoltare le persone che ti vengono contro. Magari trovati un gruppo con cui condividere questo hobby e scrivi anche a fotografi che non conosci per dei consigli. Tanto male che va non ti rispondono. Non ci perdi nulla però, anzi puoi guadagnare degli aiuti e delle chiacchiere con persone interessanti.
Infine, iniziate anche da macchine fotografiche basiche.
Tra una risata e una chiacchiera, Saba è quella voce giovane capace di guardare con ottimismo e tenacia verso il futuro, anche quando è incerto. Una voce che bisognerebbe ascoltare, non solo per i consigli e l’etica che può trasmettere, ma anche perché ancora capace di volare libera, in alto. Un po’ come il suo gipeto. Ascoltando le sue parole ho capito perché le piacciono tanto questi animali: sono due anime affini, una vola con le ali, l’altra con la determinazione.
In bocca al lupo, Saba, per l’università e per i tuoi sogni!
Cari lettori e lettrici, questa è stata la mia ultima intervista di “Click & Talk”. Spero vi siate divertiti tanto quanto me.
A presto e apritevi al mondo che vi circonda.
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