Gli insetti e gli uccelli sono i piccoli abitanti dei boschi che giocano a nascondino tra foglie e fiori mentre svolgono le loro attività di impollinazione o di caccia. L’osservatore cerca sempre di individuarli, ma loro sfuggono all’occhio di molti. Solo i più curiosi e pazienti sono ricompensati con la possibilità di poterli vedere e magari immortalare in una foto. Questo mondo ce lo racconta la fotografa naturalista Nirvana Victoria Scoccia (ig: @nirvanavictoriascoccia) attraverso le sue avventure alla ricerca dei soggetti più piccoli e complicati dei boschi.

Chi è Nirvana Victoria Scoccia?
Ciao, Nirvana! Grazie per aver accettato l’intervista per la rubrica “Click & Talk”. Leggendo la tua bio su Instagram abbiamo visto che ti definisci una fotografa naturalista e per metà biologa. Volevamo chiederti perché ti definisci per metà biologa, c’è un motivo accademico o è per la tua passione per la biologia?
Innanzitutto, grazie a voi per avermi contattata.
Mi definisco metà biologa perché in passato ho fatto un percorso di studi all’università di biologia che ho concluso, ma in seguito non ho continuato. Quindi sono rimasta con la voglia di essere una biologa, ma con un solo foglio di carta in mano e nulla più.
Una domanda di curiosità: che argomento hai trattato per la tua tesi di laurea?
Ho fatto la tesi sul comportamento delle api, in particolare sulle loro tecniche di difesa dai predatori. Ho scelto questo argomento perchè un po’ mi piace quel mondo e un po’ perché sono insetti eusociali, che hanno tutta una loro gerarchia e quindi terribilmente interessanti e complessi. Sono molto affascinata dell’entomologia, anche se non ne sono esperta. L’ho studiato più da sola, indipendentemente, non sono però entomologa.
Sempre nella tua bio di Instagram c’è scritto che adesso sei pasticcera, quindi ti sei un po’ allontanata da questo ramo…
Allontanata dal punto di vista lavorativo, ma a livello mentale mi appassiona ancora tutto ciò che riguarda il mondo naturale. Quindi questa passione ce l’ho sempre nel cuore, anche se ora sono pasticcera.

Ritorno agli inizi
Ma da dove nasce questa passione per gli animali? Prima ci dicevi che la porti sempre con te. Ci chiedevamo se c’è un motivo particolare, un evento o qualcosa che l’ha avviata ?
Penso sia merito dei miei genitori che mi hanno educato tantissimo al rispetto e all’amore per gli altri esseri viventi. Non so se sia possibile, ma forse è genetica.
Comunque, vengo da una famiglia di artisti, in tutto e per tutto. Penso che anche l’amore per la fotografia sia nato grazie a loro. Essere nata in ambiente artistico ha sicuramente sviluppato il mio spirito di osservazione o ad avere una prospettiva diversa dal comune nella visione del mondo. Ringrazio i miei di avermi trasmesso questi valori. A volte non riuscire a tirare fuori queste passioni, può essere una condanna, però allo stesso tempo sono davvero belle.
Wow, un dualismo contrastante e poetico. Per quanto riguarda la fotografia, come ti sei avvicinata alla fotografia e poi alla Macro?
Allora, ho iniziato con la fotografia quando ero adolescente, credo. Andavo a rubare una piccola Nikon compatta di mia madre e facevo foto così, random, in mezzo alla natura. Poi ho iniziato con il mondo della macro, sempre con quella piccola compatta, perché all’inizio avevo solo quella a disposizione. Quindi era una macro molto arrangiata perché quella compatta non aveva la lente giusta. Ma nonostante tutto, ho proseguito in modo casuale a fare foto naturalistiche finché, il giorno della mia laurea, mia madre mi ha regalato una reflex. Da quel momento sono entrata in un mondo un po’ più professionale. Ho iniziato a giocare da autodidatta con la macchinetta, cioè a cercare di imparare da sola i meccanismi di regolazione della luce, senza corsi. Penso che il corso ti dia le basi per la tecnica, che comunque è importante, ma se non improvvisi con l’attrezzatura, non impari mai abbastanza.
Tecniche e prove sul campo
Quando avevi la compatta, quali erano i soggetti? Cosa fotografavi tendenzialmente?
Un po’ di tutto in realtà: tipo foglie, alberi e anche insetti. Questi ultimi, li fotografavo abbastanza da vicino con la compatta. Per me quelle foto erano bellissime perché ancora non conoscevo il mondo più professionale. Era una grande soddisfazione fotografare piccoli insetti e animaletti con la compatta dato che questi sono animali che si muovono di continuo. È difficilissimo tenerli fermi, a meno che non li intrappoli, ma io non sono il tipo di persona che fa questo solo per una foto. Poi ci sono anche il vento, la luce e tante altre variabili che rendono il tutto più complicato.
Nella maggior parte delle foto che abbiamo visto, metti a fuoco alcune parti degli insetti, ad esempio gli occhi, le ali, le antenne. Perché questa scelta?
Sinceramente non lo so nemmeno io. Mi piacciono i particolari degli insetti, soprattutto le ali e gli occhi. Non ho mai avuto l’opportunità di fotografarli veramente bene dato che al momento non ho un’ attrezzatura così avanzata per la macro. Ho una lente che va montata sull’obiettivo, che si chiama Raynox. Non è un obiettivo macro, ma è un tipo di accessorio che tu avviti sopra l’obiettivo. È come se fosse un filtro di luce con cui riesco a rendere al massimo i dettagli dell’animale.

Quindi, esistono proprio degli obiettivi macro?
Ci sono degli obiettivi più specifici, tipo l’1.1, che riescono a prendere i soggetti piccoli in maniera più nitida. In pratica, riesci a catturare il soggetto dalla testa alla coda, senza effetto bokeh intorno. Con gli obiettivi macro riesci a mettere a fuoco ad una lunghezza focale minore, perciò devi avvicinarti di più al soggetto, rischiando di farlo scappare. Mentre con un teleobiettivo inquadri l’animale da una distanza maggiore, evitando così di disturbarlo. Anche con un teleobiettivo si può fare fotografia macro perchè riesci a inquadrare l’intero insetto. Magari non nel dettaglio, ma comunque si ottiene un buon risultato.
Prima parlavi di questo effetto bokeh, ci puoi spiegare cos’è?
L’effetto bokeh è quella sfumatura che si crea sullo sfondo della foto e che fa risaltare il soggetto in primo piano. Se sono presenti delle fonti luminose dietro il soggetto, queste diventano delle sfere di varie forme in base alla sagoma del diaframma. La presenza di queste sfere dipende anche dal tipo di luce. Ad esempio, se ci sono delle lampade molto piccole, ti uscirà un effetto chiamato “Bubble Bokeh”, che si vede nella foto del fungo (sotto). La luce è più lontana rispetto al soggetto, quindi quando lo metti a fuoco, ottieni questo peculiare effetto dietro.
La foto del fungo è un po’ una sperimentazione che sto mettendo a punto ultimamente con i soggetti piccoli e le luci. È un mix di cose. Ho usato i funghi perché sono fermi. Pertanto sono più semplici rispetto ad un insetto. Siccome mi sta piacendo molto il risultato, vorrei applicarlo anche a loro. Sarà difficilissimo, ma ci proverò.

Se volessi dare una definizione di Macrofotografia, quale sarebbe per te?
La Macrofotografia è un tipo di tecnica che richiede di vedere il soggetto da vicino, ma c’è macro e macro. Ogni tanto vedo quelle fotografie super perfette di questi insetti, in cui si vede proprio ogni minimo particolare. Per queste ci vuole un tipo di lente che proprio non ho. In realtà, anche in post-produzione si può riuscire ad ottenere una foto perfetta, solo che io preferisco avere la foto così come è.
C’è stato un periodo in cui mi sono fatta influenzare da altre persone, lo ammetto, ma penso come tanti altri. Mi hanno dato dei consigli utili sulla post-produzione, ma le foto risultanti sembravano uguali a quelle di altri. Non mi davano la soddisfazione che ho quando faccio una foto veramente mia. Nei vari workshop di post-produzione, a cui ho partecipato, usano tutti la stessa tecnica di elaborazione della foto. A me col passare del tempo ha iniziato a stufare perché non la trovo originale. Queste foto sembrano tutte il clone di altre, foto bellissime per carità, però non mie.
Infatti, sto cercando sempre di più la mia originalità. Sto ancora cercando il mio modo di essere e di esprimermi in fotografia. In realtà, il mio stile è ancora un altro tipo di fotografia che però sulla pagina Instagram non c’è. Una fotografia un po’ più astratta.
Vediamo che comunque i soggetti non sono solamente insetti, ma anche uccelli, tipo il Martin pescatore, i pettirossi o appunto i vegetali come i funghi. Ti stai spostando su altri soggetti?
Essendo molto attratta da tutto il mondo naturale, fotografo tanti animali diversi. Ogni volta che ne vedo uno mi emoziono, voglio catturare la sua essenza. In particolare amo la fotografia wild che raffigura principalmente la fauna selvatica. In più ho persino una passione nascosta per l’ornitologia.


Mi sono avvicinata molto alla fotografia wild quando ho conosciuto altri fotografi che la facevano. Per me era una ventata di aria nuova e me ne sono completamente innamorata. Cervi, caprioli e altri animali nascosti nei boschi.
Quello che mi piace più della fotografia in sé, cioè di riuscire a scattare la foto, è l’attimo in cui vedo l’animale come ad esempio un cervo che mi passa vicino o quasi. Mi entusiasma sempre tantissimo. Questo succede con tutti gli animali, è un’ossessione forse.
Qual è stato il soggetto più difficile da immortale?
Di solito i più ardui da catturare con una foto sono gli uccelli. È come se loro sapessero che tu li stai fotografando. Stanno lì fermi, immobili e appena tiri su la macchinetta, se ne vanno. Sono davvero antipatici, i peggiori.
Per gli insetti dipende, forse le libellule e le damigelle perché si muovono velocemente, somigliano ad un elicottero. Appena percepiscono un minimo movimento, scappano. Stesso vale per le api e le vespe. Un po’ tutti in realtà.
Tra questi che ci hai citato c’è il tuo protagonista delle foto preferito?
Nessuno dei precedenti. I miei preferiti per la macro sono i salticidi, che sono dei ragni. Li trovo adorabili. Hanno quegli occhioni neri pelosetti.

Non è da tutti scegliere i salticidi! Piccolini e in costante movimento, se uno volesse fotografarli, come potrebbe fare? Dalla tua esperienza sai dirci se ci sono delle tecniche?
Io non sono molto amante delle tecniche, vado più ad istinto. Dipende tutto dalla luce, da quanto è in movimento il soggetto e poi devi avere una piccola dose di fortuna. Se hai un diffusore di luce ancora meglio. Io purtroppo non ho avuto ancora modo di usarlo, nonostante me lo sia costruita. Per ora ho sempre preferito la luce naturale.
C’è da dire che modificando la luce con un flash o un diffusore si può rendere più nitida la foto e ridurre i tempi di scatto. Però, di contro, montare l’attrezzatura necessaria può far perdere l’attimo giusto, perciò preferisco sempre fare la foto a mano libera.
Già in parte ne abbiamo parlato, ma hai altri consigli per chi magari si vuole avvicinare alla macro o per chi non è un fotografo?
La foto nasce prima in testa, diciamo, anzi nell’occhio e dopo viene l’attrezzatura. Il mio consiglio è che non è l’attrezzatura costosa che fa la foto. Per me si può scattare una foto bellissima, anche senza aver bisogno di spendere mille euro o più per una macchinetta. Io ho iniziato così, lavoravo con una macchina base. Siccome mi sono appassionata tanto, poi, ho implementato la mia attrezzatura comprando vari obiettivi.

Urban Animals e Progetti Futuri
Cercando un po’, abbiamo letto che hai partecipato al concorso fotografico del 2025 di Trieste, a tema “Urban Animals”. Come hai scelto di partecipare?
In realtà è capitato a caso. Ho letto il bando e ho pensato di partecipare, anche perchè mi ha colpita la parola “animals”. Ho scelto una delle pochissime foto che avevo a livello urbano e l’ho mandata. È una sfida per me in quanto la fotografia urbana non è nel mio bagaglio personale.
Il soggetto è un gatto su una parete totalmente bianca. Una sorta di fortuna, tra luci, parete bianca e gatto nero. Sembra quasi finta. Molti mi hanno chiesto se la foto fosse stata ritoccata, ma no. Non lo è. La foto è proprio così, è solo stata tagliata un po’ e basta.
Questa foto è riuscita soprattutto grazie all’immagine giusta, non solo per il momento esatto. Molti, passando davanti a quel gatto, forse, nemmeno avrebbero notato l’intera scena. In questo sta l’occhio del fotografo e la sua firma. Solitamente noto cose a cui altri non fanno caso, soprattutto quando si parla di insetti. Molti mi domandano come faccio a trovare tutti questi insetti. Semplicemente osservo ciò che mi circonda. Magari il motivo è perchè a me piace quel mondo e quindi li vedo con più facilità rispetto agli altri.

Siamo quasi alla fine, hai altri progetti in futuro?
Ne ho un po’, ma sono ancora tutti molto confusi nella mia testa. Il mio obiettivo principale è entrare nel mondo della fotografia a livello lavorativo. Mi rendo conto, però, che non è semplice. C’è molta competizione, soprattutto sui social e spesso questo può essere demotivante. Ormai viene dato tutto per scontato, quindi qualunque cosa fai, sembra che sia già stata vista o fatta. Più che farlo per gli altri, cerco di farlo per me perché mi piace. Però è un mondo difficile.
Negli ultimi anni c’è stato un boom di fotografi, come avrete notato anche voi, grazie all’avvento dei social. A volte mi chiedo se effettivamente quelli che fanno foto, soprattutto naturalistiche, siano davvero appassionati o se si tratta di trend e apparenza. In quest’epoca si tende solo a voler apparire e a voler far numero. Si è perso un po’ di vista il significato più profondo della fotografia.
Ammetto che, per un periodo, anche io sono caduta in questo brutto vortice. Purtroppo è facile cascarci. Mi sono lasciata condizionare. Poi, fortunatamente, mi sono resa conto che non era ciò che volevo e ne sono uscita.
Un’ultima domanda che è un po’ fuori dal contesto. Abbiamo visto anche le tue foto in Marocco e in Vietnam, con uno stile più street. Farai altri viaggi per ricercare i nuovi soggetti oppure no?
Quest’ anno no. Nella mia testa, da moltissimi anni, c’è l’India. Sono affascinata da tutto quel caos e dall’esplosione di colori. È spirituale e materiale allo stesso tempo. In quel caso forse mi concentrerò più sull’essere umano e sulla loro cultura, credo sia davvero molto interessante. Ci sarà uno spostamento, forse, su un nuovo ramo.

Ora concludiamo questa intervista con questa sua frase: “Se hai il coraggio di rompere le regole e di fare un qualcosa fuori dagli schemi, senza pensare alle opinioni altrui, riesci a trovare il tuo stile.”
Non è un invito a trascurare la tecnica, che resta fondamentale per scattare buone foto. Arriva il momento, però, in cui occorre l’audacia di seguire il proprio istinto fotografico, anche a costo di disattendere ciò che ci è stato insegnato. Altrimenti si rischia di non riuscire a trasmettere un significato nella foto che catturiamo. In tal modo, l’originalità, oggi spesso liquidata come capriccio, torna ad essere ricerca autentica, necessaria e viva. Siate audaci!







