Macrofotografia: tecnica fotografica in cui l’oggetto appare con dimensioni superiori a quelle reali.
Parafrasando la Treccani, questa è la definizione oggettiva della macrofotografia. Però sappiamo e abbiamo anche imparato da queste interviste che la fotografia, in generale, non può essere mai inquadrata in semplici definizioni. Dietro ogni macchina fotografica c’è un occhio che osserva il mondo in modo diverso ed imprime in uno scatto proprio ciò che vede, sino ad arrivare a noi.
In questa categoria di Click & Talk della macrofotografia abbiamo visto con Stefano Lazzaretti l’importanza di andare contro le paure, con Nirvana Scoccia la necessità di essere sé stessi e infine, oggi, con Marco De Martino (profilo instagram: _marcodemartino) scopriremo l’arte esteta di una natura perfetta.

La macro per tornare bambino
Ciao Marco, tu sei il terzo e ultimo fotografo con cui affronteremo la branca della macrofotografia.
Nelle tue foto abbiamo notato come l’attenzione si soffermi su piccoli dettagli o particolari sia di animali che di oggetti inanimati. Come il polline, le gocce d’acqua sui fiori, le curve o le bolle d’aria dei ghiacciai. Non è comune, quindi cos’è che ti spinge a scattare questo tipo di immagini?
Avete mai osservato il polline, com’è fatto? Io sì, attraverso la macro. Il polline è rotondo con delle piccolissime protuberanze che si attaccano all’ape. Lei, grazie a questo, riesce ad impollinare i fiori. Se ci pensi è tutto perfetto. Per me, guardare tutto ciò con l’occhio macro, significa guardare la perfezione della natura. Noi abbiamo la nostra vita, i nostri pensieri, ma ciò che ci circonda è una macchina naturale che funziona sempre, perché è perfetta! Anche quando si evolverà il mondo, ci sarà questa unione delle singole parti atte al funzionamento dell’ecosistema, in uno schema perfetto. Voglio dare enfasi a questa visione del mondo naturale. Io con le mie foto voglio far risaltare quanto la natura sia unica, ingegnosa e anche magica a modo suo.
Quindi la macchina fotografica e la macrofotografia sono per te come una lente di ingrandimento o un microscopio che ti aiutano a scoprire tutto ciò che vedi.
Esattamente. Sin da piccolo ho sempre desiderato rendere tutto ciò che è piccolo grande. Avevo dei microscopi con cui giocavo. Prendevo due vetrini, ci mettevo in mezzo qualsiasi cosa e la osservavo sotto la lente, per capire come fosse fatta. È stato istintivo per me, quando l’ho scoperta, investire nella macrofotografia. Sono tornato bambino, svelando tutto ciò che c’è dietro la macro. Ovviamente a livello tecnico, non parliamo del semplice “prendi la macchina fotografica e scatti”, ma c’è la struttura della foto, la regola dei terzi, il background, il soggetto da mettere a fuoco. Mano a mano mi sono sempre più evoluto. Ho cercato di migliorarmi e sto cercando di farlo ancora.

Tra macro e street…
Facciamo un passo indietro, come sei diventato fotografo?
Partiamo dal presupposto che io non sono un fotografo professionista. Il mio lavoro non è questo. Non so come, esattamente, io mi sia avvicinato alla fotografia. Mi è sempre piaciuto fare le foto. Ma, se dovessi dargli una tempistica, direi che è partito tutto dall’anno scorso, quando sono andato in Islanda. Quello è stato un viaggio che mi ha fortemente cambiato. Le foto che ho scattato lì mi sono piaciute davvero tanto, usando un semplice telefono, un iPhone 13. Successivamente ho pensato di comprare la macchina fotografica, prima di averla mi è sempre apparsa come uno strumento complesso da usare. Io, per fortuna o sfortuna, sono una persona molto curiosa e amo costantemente imparare cose nuove.

Importante è stato anche vedere l’apprezzamento da parte delle persone proprio sulle foto scattate in Islanda. Ho iniziato a editare le foto di quel viaggio tramite Lightroom, spesso usando il telefono. Il passaggio successivo è stato di postarle su Instagram, con un profilo che partiva da zero. Il profilo ha iniziato così a crescere e i follower, quindi perfetti sconosciuti, hanno iniziato a seguirmi perché gli piacevano. Questo per me è stato davvero bello. Così ho pensato di prendere la macchina fotografica. Ripeto, un anno fa. Tramite queste foto ho visto come riuscissi ad esprimermi e di conseguenza ho desiderato uno strumento migliore. È arrivata la macchina fotografica e ho imparato tutto da autodidatta, mettendomi alla prova.
Guardando il tuo profilo Instagram nella bio c’è scritto che ti occupi oltre che di Macro anche di Ritratti, Wide Angle e Street. C’è un filo conduttore che le unisce o, così come sembrano, sono tutte branche abbastanza diverse tra loro?
Sì, io non faccio solo macro. Ho iniziato con un obiettivo 70-200 perché a me piacciono le foto “drammatiche” come, ad esempio, quelle in cui si mette in risalto la grandezza di una montagna contro l’essere umano. Ma questo periodo è durato veramente poco, anche perché diventava limitante (vivendo in collina). Così ho iniziato ad annoiarmi, piuttosto presto, e ho deciso di cambiare, passando quindi alla macro.
Rispondendo la tua domanda, tecnicamente sono abbastanza diverse tra loro. Il filo conduttore posso dirti che sono io, le impostazioni che uso, l’inquadratura. Il mio occhio.
Con quale ti senti più affine?
La ritrattistica non mi fa impazzire. Ho intrapreso questa strada per uno scopo lavorativo ed economico. Prima vi ho detto che non faccio il fotografo per lavoro ed effettivamente è così. Recentemente, però, ho iniziato a collaborare con uno studio fotografico in cui per lo più mi occupo di fotografare modelle.
La macrofotografia mi appassiona decisamente di più e mi fa esprimere anche meglio. Gli insetti sono nel loro mondo, è una fotografia genuina e mi sento a mio agio con questa prospettiva, anche perché io stesso mi reputo genuino. Ho scoperto recentemente la macrofotografia all’alba, quando molti insetti ancora dormono e stanno fermi. Altra cosa è che io amo la fotografia a mano libera, senza treppiedi perché è come se fosse più autentica. Devi stare attento a non muoverti, trattenere il respiro e questo ti incita ancora di più al perfezionismo.
Detto questo, penso di non avere uno stile prìncipe. Io sono molto macro ma anche molto street. La zona in cui abito non mi offre molto per la fotografia street; quindi, devo essere creativo. Ad esempio, faccio foto a macchine, distributori, case. Mentre per la macrofotografia sono molto più agevolato.
Musica e macchina fotografica
Tu abiti in Emilia-Romagna e parli spesso del fatto che fotografi nella tua zona. Ma ci sono altri luoghi in cui preferisci spostarti magari per cercare animali che da te non sono presenti o viaggi che faresti per cercare determinate specie/ambienti?
Essenzialmente no. Tutte le fotografie che vedete le ho fatte fuori casa. Non c’è bisogno di andare alla ricerca di chissà quale posto, quando in realtà soprattutto per le foto macro ti basta uscire fuori. C’è una collina vicina? Vai lì e trovi qualsiasi cosa. Il soggetto non me lo preparo. So che tipo di animali trovo nella mia zona, bene o male conosco dove posso trovarli e, senza un treppiedi, vado e scatto. Ovviamente non parliamo di umani, ma di animali e di insetti che nella maggior parte dei casi ad un certo punto vanno via. Quindi su 300 foto che faccio, 20 me le tengo e di queste solo 2, alla fine, mi soddisfano.
Ovviamente di tutto questo c’è anche l’altra faccia della medaglia. Il problema che può entrare in gioco è, inevitabilmente, la noia. Questo perché restando nella mia zona la biodiversità non cambia. È vero, impari a conoscerla, a capire cosa trovare, dove e quando; ma non ti offre varietà.
Okay. Hai detto che non prepari il soggetto, perché hai appunto un approccio più spontaneo. Non ti studi il terreno, non vai alla ricerca di un determinato animale. Quando esci di casa, quello che trovi fotografi. Ma quale è il tuo tipo di approccio?
Io osservo l’animale prima da lontano. Vedo come si comporta, come è fatto e da lì poi inizio ad immaginarmi la foto prima di scattare.
A quel punto cerco l’angolazione, la tipologia di messa a fuoco, il background. Poi ripeto su 200, 300 foto ne va bene una, due. Cerco sempre di non snaturare l’habitat. Faccio un esempio: se vedo una lumaca e un grillo, io non vado a spostare la lumaca per metterla vicina al grillo così da far uscire uno scatto più bello. Molti lo fanno, io non sono così. Io preferisco fare la foto per la sua vera natura. Se invece devo modificare la composizione di una foto, ad esempio vedo la lumaca che sta scendendo da un albero, posso andare alla ricerca di una foglia per migliorare lo sfondo.
Quindi, se parliamo di foglie cadute, rami, fiori già per terra sono d’accordo col farne un utilizzo sensato. Ma spostare un animale o staccare un elemento naturale che è ancora fresco o comunque vivo, no! Io sono ospite del terreno e quindi la composizione della fotografia non deve essere violenta.
Però, in realtà, devo confessarvi una cosa: a me gli insetti fanno paura.

Davvero? Questa sì che è una scoperta interessante. Quindi come fai?
Già, lo ammetto!
Io ho sempre avuto paura degli insetti e tutt’ora ce l’ho. Ma attraverso la macchina fotografica la situazione cambia, ma solo perché ho trovato una soluzione.
Il mio metodo è ascoltare la musica. Io amo la musica. In pratica ho capito di non avere proprio paura degli insetti in sé e per sé. Ciò che mi infastidisce, che mi fa impressione, è il suono delle loro ali. È una cosa assurda, ne sono consapevole.
Però con la musica riesco. Un giorno ho passato dalle 09:00 fino alle 12:00 del mattino davanti ad una pianta per fare le foto ai bombi. Ero a 15 cm da loro, dalle api, dagli altri insetti, ma grazie alla musica ho superato questo ostacolo.
Guardando poi gli insetti nelle foto ho scoperto la loro perfezione e che non bisogna averne paura. La paura nasce dall’ignoto. Io ho imparato a conoscerli, a rispettarli, tutto grazie alla musica e alla fotografia. Tranne che per i grilli, non riuscirò mai a fotografarne uno perché mi fanno senso anche attraverso la fotocamera.
A questo punto dobbiamo chiedertelo: c’è una canzone in particolare che ascolti di più quando vai a fare le foto?
A me piacciono diversi generi, non canzoni italiane. Io amo l’inglese e le canzoni che ascolto di più, oltre a quelle atmosferiche, sono quelle di Justin Bieber. A livello umano lo stimo molto. Per me la rivalsa che ha avuto, soprattutto con gli ultimi due album, dopo ciò che ha passato è la riprova della mia fotografia. Perché lui è andato via, fregandosene di tutti, e ha iniziato a fare a livello musicale ciò che voleva.
Principalmente ascolto il suo ultimo album, che associo alle mie foto più belle dell’ape perché, quando le ho scattate, quasi in contemporanea è uscito questo album.
C’è un animale che ritieni possa essere il tuo soggetto preferito da fotografare?
L’ape, semplicemente. Ma ultimamente, per come è fatto, quello che mi piace di più è il bombo; anche se il suo capo non mi piace molto, me lo aspettavo più carino. La farfalla ha una “faccia” particolare, ma con le foto ho visto le sue peculiarità come, ad esempio, la “proboscide” (la spirotromba per essere più tecnici). Con la macrofotografia ho scoperto come la spirotromba si avvolga in una maniera incredibile. Per me è stato bellissimo scoprire tutto ciò tramite le mie stesse foto.

Lo scatto dipinto
Parli spesso di “mondo perfetto” quando ti riferisci alla natura. Questo ci fa pensare all’esperienza estetica dell’artista: chi fa arte e crea qualcosa, quindi anche il fotografo, in qualche modo si perde nella stessa azione artistica. Un po’ come ci mostra il film Disney “Soul”. A te capita mai di perderti nelle tue fotografie?
Sì, senz’altro. In fase di editing in realtà mi capita molto di più che nel momento stesso dello scatto. Questo perché, al computer, riesco a zoomare la foto e trovare dettagli incredibili. Ad esempio, la texture, il colore dell’insetto o del petalo, la forma. Qualsiasi cosa. Io cerco di trasmettere quella bellezza come se fosse un quadro.
Un’altra domanda che volevamo porti è proprio su questo. Tendi a descrivere le tue macrofotografie come tele dipinte. Non solo, anche nello stile è come se tu cercassi di far emergere l’esperienza estetica del bello. Quindi per te la fotografia è come dipingere?
Esattamente. Io nelle mie descrizioni su Instagram mi limito un po’. Recentemente ho iniziato ad investirci di più, semplicemente perché voglio cercare di creare un contatto con i miei followers. Però sì, il mio intento è trasmettere un senso di stupore e di bellezza nelle mie fotografie.
Tu hai studiato anche grafica improntata sul marketing, pensi che questo ti abbia aiutato nel riconoscere la ricerca di alcune linee, di alcuni colori che possano piacere di più? Oppure ti ha limitato perché il marketing induce a cercare ciò che piace agli altri e non a noi stessi?
Bella domanda! Sì, diciamo che entra in gioco il perfezionismo.
Io sono più per la prima parte della domanda nel senso che prendo il meglio di ciò che ho studiato. Il corso di grafica pubblicitaria che ho fatto mi ha dato forza sotto questo punto di vista e mi ha fatto scoprire, attraverso gli insegnanti, che ciò che invento, ciò che ricerco e tutta la mia precisione, può piacere.
Nella fotografia anche cerco questo grado di precisione e attualmente il mio interesse non è stare in linea con i trend. La mia idea è trasmettere il bello che c’è nel mondo. Io cerco il perfezionismo naturale per mostrarlo a tutti. La prima foto macro che ho fatto, che non ho nemmeno ancora pubblicato, è un ramo con uno sfondo azzurro bagnato dalla pioggia. Per me è questa la fotografia macro. Quel corso mi ha aiutato in questo senso e mi ha aiutato anche ad usare Photoshop per migliorare in post-produzione alcuni dettagli, senza stravolgere la foto.
La macrofotografia per Marco: tra attrezzatura e consigli
Che attrezzatura usi di solito?
Io sono partito dal 70-200 mm, come ti dicevo prima. Poi ho preso un macro, ora ho un 90 mm ma mi sta venendo voglia di comprare il GM di 100 mm della Sony.
Ma siccome a me la fotografia piace e l’obiettivo macro può essere limitante, ho un 16-35 GM 2.8 di Sony che attualmente uso dal mattino alla sera. In realtà è stato il primo obiettivo GM che ho comprato e, nonostante il costo, non me ne pento assolutamente. Su questo obiettivo monto un filtro ND che mi oscura l’ISO, quindi la luce. Questo per dare un effetto un po’ “cinematografico” ed è il mio stile di foto. Infine, ho il diffusore e il flash. Ultimamente ho anche in testa di comprare un 600 perché, qui dove sto io la luna si vede benissimo e quindi vorrei avere un’attrezzatura che mi regali degli scatti migliori.
Cosa è indispensabile per ottenere una buona foto macro?
Oltre l’obiettivo direi il flash.
La foto dell’ape contro luce l’ho scattata senza flash. Un macrofotografo che non usa un flash è un folle, ma io l’ho scoperto dopo. Poi ho comprato anche un diffusore di flash, che uso prettamente nelle foto macro. Questo si vede dal fatto che nella maggior parte delle mie foto macro lo sfondo è nero per via del tempo di risposta del flash che illumina il soggetto e non il resto.
Il flash aiuta molto nella luce. Nel senso che non sei obbligato a gestire la luce ambientale, non devi per forza dover tener conto del sole e della sua posizione. Ovviamente comunque ci pensi, perché da fotografo la luce è tutto.
Tu non sei un fotografo per lavoro, ma per passione…
Sì, la fotografia per me è uno sfogo, un distacco dalla vita di tutti i giorni. Vorrei diventasse un lavoro ma senza esserlo veramente. Questo perché il vero lavoro, purtroppo, stressa e io non voglio che mi stressi. Se faccio le cose sotto stress, poi le faccio male.
Considerate che comunque io mi porto sempre la macchina fotografica dietro!
Ad esempio, sono stato recentemente in una vacanza ad Amsterdam e Budapest. Mi sono portato sia il 16-35 che il macro, che poi non ho usato. Lì ho fatto foto un po’ più street. Sia il macro che il 16-35, che è un po’ più grandangolare, sono meno comuni da vedere. Ma io li adoro perché voglio stravolgere il mondo che ci circonda. Voglio prenderlo, aprirlo, scoprirlo. Quando uso il 16-35, io sto praticamente sdraiato a terra per cercare la prospettiva migliore, in mezzo alla gente.
Quando fai street fotografi anche persone, le quali, diversamente dagli animali, possono reagire un po’ controvoglia a questi scatti rubati. Come fai? Qual è il tuo approccio in questo caso?
Forse la mia riposta non piacerà, ma silenzio lo scatto. Con il tempo e guardando video, ho imparato che si può fare. Per la Sony, ad esempio, nel menù trovi “ripresa silenziosa” e ti serve appunto per questa funzionalità e si possono anche togliere i segnali audio. Questo è estremamente vantaggioso quando sei in mezzo alla gente, se non vuoi farti vedere. Questa funzionalità la uso ovunque, anche per la macro perché ora il rumore dello scatto mi infastidisce.
Ha il suo svantaggio nella ritrattistica però. Infatti, la modella che ho fotografato mi ha chiesto di inserire il suono dello scatto per capire quando muoversi o cambiare posizione.
C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori sulla macrofotografia?
Per la mia esperienza, il primo consiglio che voglio dare è di credere in sé stessi.
So che è una frase fatta e rifatta, ma quando nessuno di chi ci sta intorno capisce ciò che facciamo, la spinta principale siamo noi stessi. Io ho continuato ad andare avanti e i risultati li vedo adesso. Anche questa intervista, mi rende davvero molto fiero. L’essere visto per le mie foto, l’essere stato scelto per questo vostro progetto è appunto ciò che volevo: ovvero essere notato per le mie passioni, per ciò che faccio. Quindi sì, credete in voi stessi e investite nelle vostre passioni, perché è vero che possono essere dispendiose ma la cosa importante è come voi vi sentiate.

Io, quando ho la macchina fotografica in mano, sono estremamente felice e riesco a trasmettere con essa ciò che le parole non dicono. Foto e editing mi permettono di parlare e non c’è cosa più bella dei complimenti che ricevo, soprattutto da persone che non conosco. A distanza di un anno, se io dovessi guardare indietro, mi vedrei completamente diverso.
La fotografia mi ha cambiato veramente, ma lo devo appunto a me stesso. Inseguite i vostri sogni!
Con queste importanti parole, noi vi lasciamo e vi aspettiamo al prossimo appuntamento con “Click & Talk” per conoscere i tre fotografi della nuova categoria.








