Click & Talk: Il micromondo da uno smartphone, consigli pratici per aspiranti macrofotografi – Intervista a Stefano Lazzaretti

Mondi immensi sono sotto i nostri occhi, ma non li vediamo. I loro abitanti silenziosi o ronzanti ci percepiscono, ma spesso non ce ne rendiamo conto. A ridosso tra occhio umano e microscopio, Stefano Lazzaretti [profilo IG: slazzar_macro]  ci spiega che la macrofotografia entomologica può rivelarsi accessibile, economica e facilmente praticabile.

Stefano Lazzaretti – dottore forestale ed entomologo.
Un naturalista immerso nella Sila

Ciao Stefano, è un piacere averti con noi in questo progetto. Ci lasciamo alle spalle il mese di ottobre che aveva per tema la fotografia subacquea per entrare nel mese di novembre incentrato sulla macrofotografia. Però, prima di iniziare, ti chiedo di fare una piccola presentazione così da farti conoscere dal pubblico che ci legge.

La mia presentazione è un po’ poliedrica, in realtà, perché voi mi conoscete solo come fotografo naturalista. Però sono anche un dottore forestale della provincia di Catanzaro, entomologo e guida escursionistica  sempre in giro soprattutto nei boschi della Sila piccola catanzarese.
Infine, faccio l’identificatore professionista d’insetti. È dal 2018 che sono uno dei moderatori del gruppo di Facebook di Entomologia . Quindi diciamo che la mia preparazione sul campo è elevata.

Abbiamo trovato il fotografo giusto allora, meno male! A parte gli scherzi, è proprio questa tua passione per l’entomologia che ci interessa. Da dove è nata?  E quando è arrivata la macrofotografia?

Si può dire che la passione per la fotografia ce l’ho da quando ho iniziato a camminare. Poi facendo gli studi di agraria, con gli esami di entomologia e il resto, ho avuto anche modo di approfondire di più le mie conoscenze. Così ho iniziato ad interessarmi sempre di più al mondo degli insetti. Poi ho finito l’università e mi ci sono dedicato attivamente.

La macrofotografia arriva più o meno qui. Avendo avuto la possibilità di avere i primi telefoni con le fotocamere, mi sono detto: “perché non iniziamo pure a fotografarli?”.
E da lì ho iniziato a fotografare ed identificare. Poi piano piano mi sono unito pure a questo gruppo Facebook, dove ho avuto la possibilità di conoscere altri esperti ed incrementare ancora di più le mie conoscenze.
In più, stando sul campo, ho imparato anche cosa significhi davvero fotografare, per poi specializzarmi nella macrofotografia. Però non come fanno molti professionisti che si comprano le macchine fotografiche professionali. Io ho voluto mantenere il focus sulla fotografia digitale con lo smartphone. Sono uno dei pochi che ha continuato su questa strada.

Identificazione entomologica e divulgazione scientifica

In Biologia Marina, si usa molto la fotoidentificazione per distinguere i singoli individui (come abbiamo visto anche nell’intervista a Marco Spoto). Quanto, invece, le macrofotografie sono utili per capire se effettivamente siamo davanti ad una nuova specie nell’ambito dell’entomologia?

Allora, dipende da che cosa vuoi fotografare o, meglio, dal tipo di insetti in cui uno si specializza nell’identificazione. Io, per esempio, sono esperto di Asilidi, ovvero mosche predatrici. In quel caso, se mi trovo qualche insetto che non ho visto, lo catturo e lo guardo a casa. Con calma osservo e fotografo tutti i dettagli che mi servono. Tipo per i curculionidi (ovvero dei coleotteri), se non hai gli insetti catturati e messi sotto lente, non riuscirai mai a identificare la specie. Al genere ci arrivi, alla specie no.

Quando per esempio c’è qualcosa che non torna, tramite il sistema di identificazione binario, vuol dire che probabilmente ci si trova davanti a un’altra specie, o a una che non è stata scoperta.  Poi c’è anche un lavoro di raccolta dei campioni, quindi degli insetti, di cui poi si analizza il DNA.
In quel caso non si sfugge, sai se la specie è nuova o già presente.

A te è mai capitato di trovare una nuova specie?

Diciamo di sì! Ora non mi ricordo il nome perché sono andato appositamente in un posto per conto di un mio amico entomologo a catturare questa specie di nuova scoperta. C’è ancora il lavoro di mezzo da completare anche a livello di ricerca. L’insetto in questione è un Curculionidae ed è molto simile ad altri già presenti, però vive soltanto in posti specifici. Vai a colpo sicuro, se sai che c’è quella pianta specifica troverai quell’insetto specifico.

Lixus pulverulentus, Curculionidae – foto di Stefano Lazzaretti

Tu hai detto che sei un identificatore professionista, quindi fai fotografie per passione ma anche per lavoro. Ma quando ne pubblichi una sul tuo profilo pensi di riuscire ad abbattere il disgusto o la paura di qualcuno che le vede? Riesci a trasmettere ciò che vuoi? Se sì, come?

L’obiettivo è divulgare un mondo che in pochi conoscono nonostante ci siano immersi h/24. Noi siamo circondati da artropodi, sono ovunque: sulla nostra pelle abbiamo gli acari. Vorrei  farli conoscere il più possibile così da far capire che non sono un pericolo o una minaccia, o addirittura aiutare a gestire le proprie paure.

Eppure, mentre tu cerchi di mostrar loro che non sono pericolosi, dall’altra parte diverse persone su internet vanno alla ricerca di quelli velenosi e si inducono il morso o la puntura volontariamente.

Secondo te questo va a controbilanciare negativamente il tuo lavoro o è necessaria anche una visione di questo genere?

Diciamo che è una cosa che condivido poco, per il semplice motivo che farsi mordere, pungere da insetti o ragni velenosi è un problema che si ripercuote su possibili emulatori.

Quindi già solo per questo io non la condivido. Faccio un esempio: se mi faccio pungere da una comunissima vespa o da un calabrone, che possono essere pericolosi per qualcuno che ne è allergico e non lo sa, sto trasmettendo un messaggio sbagliato. Ci sono tanti modi per divulgare questi argomenti. Ad esempio, mostrare come comportarsi quando un calabrone si avvicina, in quel caso si dà il buon esempio. Purtroppo questo viene fatto veramente poco, anche se negli ultimi anni il fenomeno è in crescita sui social.

Mantispa aphavexelte, Mantispidae – foto di Stefano Lazzaretti
AI ed entomologia

Un’altra domanda che ti vorrei fare è legata all’intelligenza artificiale. Solo recentemente ho notato che moltissime foto generate con l’intelligenza artificiale riguardano soprattutto gli artropodi, creando spesso delle visioni abbastanza inquietanti e false. L’intelligenza artificiale viene spesso utilizzata anche come mezzo un po’ per divertimento, un po’ per creare anche i famosi titoli clickbait. Sotto questo punto di vista come pensi che si dovrebbe agire visto che tu non solo sei un macrofotografo ma anche divulgatore?

Premesso che l’intelligenza artificiale è forse l’invenzione umana più magnifica degli ultimi anni, ha un potenziale assurdo dal punto di vista entomologico e scientifico. Però deve crescere il controllo e la capacità di gestirla da parte dell’essere umano stesso. Come hai detto tu giustamente, quando vengono create queste cose, l’intelligenza artificiale si usa nel modo sbagliato. È qualcosa di potenzialmente utile se utilizzata come strumento di divulgazione in modo serio e soprattutto senza generare informazioni infondate o fantasiose.


Potrebbe essere utilizzata anche come strumento per facilitare l’identificazione?

È già utilizzata veramente, per la comparazione tra diversi animali tramite le foto. In più, rispetto anche ad app come iNaturalist, Plantnet e cose così, ha accesso alla rete e, di conseguenza, anche alla scienza libera. In questo caso può essere utilizzata per identificare gli insetti, ma deve fare ancora molta strada. Se la mettessero su iNaturalist risolverebbero molti problemi, per esempio.

Ceriana conopsoides, Syrphidae – foto di Stefano Lazzaretti
Caratteristiche della macrofotografia digitale

Tu sei un fotografo digitale, ovvero usi lo smartphone. Viene quindi da chiedersi, se è uno strumento sufficiente per la macrofotografia.

Dipende se, come me, vuoi anche piccoli strumenti aggiuntivi e anche dal tipo di fotocamera. Alla base della macrofotografia c’è la qualità dei sensori, ma anche quella delle lenti che usi. Io ho iniziato con un telefono normalissimo, un vecchio Nokia, uno degli ultimi Lumia usciti. Oltretutto avevano un comparto fotografico davvero alto. Successivamente, con i nuovi smartphone, ho scoperto che ci sono delle lenti che si possono aggiungere anche ai telefoni.
Io, ad esempio, ho delle lenti a clip: una lente è da 100 mm e mi permette di mettere a fuoco da 2 cm di distanza un qualsiasi artropode anche di 2-3 mm
.

Lenti clip per smartphone


Mettendoli a fuoco da così vicino, come reagiscono gli insetti solitamente?

Qui viene l’altro lato della professionalità. Se uno non sa come muoversi con gli insetti, come ti avvicini scappano. Dopo 30-40.000 foto che ho fatto, se non di più, ho capito che c’è tutta una tattica che bisogna sempre adoperare per avvicinarsi senza farli scappare.

Tutto parte non solo dall’approccio ma anche dal vestiario. Molti non ci pensano ma è fondamentale. Perché ci sono insetti che scappano vedendo alcuni colori (ad esempio il rosso). Se indossi colori neutri o che richiamano il cielo e la vegetazione o il bianco stesso, si possono anche avvicinare.
L’altro fattore è l’approccio mentale perché, sembra assurdo, ma gli insetti percepiscono lo stato emotivo degli animali che stanno attorno a loro per mezzo dei segnali chimici emessi durante questi stati. Se io andassi da loro terrorizzato loro lo potrebbero percepire. Se invece vado tranquillo, nella pace totale, è diverso.



Sorge spontanea un’altra domanda. Tu sei un fotografo, però utilizzi uno smartphone: come vivi il confronto con chi usa le macchine fotografiche? C’è un atteggiamento di chiusura da parte loro o mostrano apertura verso chi utilizza questo strumento?


Diciamo che è  un campo apertissimo. Se vai a vedere quelli che fanno macro a livello professionale con macchine fotografiche (roba da 3-5 mila euro solo di corpo macchina) si apre un altro mondo.
Però, per quanto mi riguarda, anche con lo smartphone la qualità delle foto non è così bassa ed è per questo che non ho cambiato strumento. Ciò che mi limita parecchio è che mi devo sempre avvicinare.
Con alcuni obiettivi di una reflex puoi anche stare a un metro di distanza e ti fotografi un insetto piccolissimo senza problemi. Per esempio, nel mio caso stare vicino ad insetti che volano, come le farfalle, è sempre un problema
.


Poi per fortuna, comunque, gli smartphone stanno investendo molto sulla qualità delle fotocamere.

Moltissimo, però fino ad ora non ho trovato uno smartphone con una fotocamera macro nativa da almeno 64 megapixel. Penso che solo quest’anno ne dovrebbero aver tirato fuori un paio, perché è comunque un campo che sta crescendo molto, però i costruttori ancora non ne vogliono neanche sapere.

Quindi cosa significa per te passare ad un livello superiore?

Sicuramente avere attrezzature migliori di quelle che sto usando adesso. Il mio telefono ha un buon comparto fotografico, però i sensori hanno le loro limitazioni. Il limite maggiore è la profondità di campo. Con gli smartphone hai una profondità di campo molto limitata, a meno che non usi le grandangolari.

Una foto vale più di mille parole

Hai un soggetto preferito?

Come insetti, mi piacciono alcuni ditteri come gli asilidi che studio, e i sirfidi. Questi ultimi sono delle mosche che imitano il colore delle api e delle vespe per mimetizzarsi e proteggersi dai predatori (chiamasi mimetismo batesiano).
Anche i ragni non mi dispiacciono. Tra le mie foto migliori, però, spiccano quelle ai bombi. Sono tra gli insetti più fotogenici e carini che ci si siano.

Abbiamo visto sul tuo sito che hai un motto: una foto esprime o vale più di mille parole. Vorresti spiegarci per te cosa significa e come può essere correlato alla scoperta di un mondo per noi collaterale, quasi invisibile?


Questo motto lo porto con me da un po’ di anni, da poco prima del Covid-19, quando fotografavo praticamente tutti i giorni! Per me significa che chi fa fotografia, in generale, non fa altro che imprimere il ricordo di un momento. Eppure, quella singola foto vale più di mille parole, proprio perché con un solo scatto vi imprimiamo dentro tutto il quadro.
Provare a descrivere una foto per ogni singolo pixel è impossibile. Pensiamo ai soli dettagli degli insetti: come sono fatti, la livrea, la singola forma, i particolari delle spinette sulle zampe, le antenne degli occhi. Tutte queste cose come le descrivi davvero? Non lo fai, o almeno non io. Questo motto è nato direttamente dalla fotografia.


Uno dei concetti a te caro è quello della biofilia, quindi l’innato rapporto tra l’uomo e la natura. Pensi che questo sia inerente alla fotografia e, nel caso specifico, alla macrofotografia?

Moltissimo. È un concetto che ho scoperto negli ultimi tre anni, a livello anche professionale.
Sto cercando anche di divulgarlo al meglio con le persone che ho attorno a me, soprattutto se faccio attività didattiche con le scuole. Cerco molto di invogliare i ragazzi a ragionarci su. La fotografia ti avvicina moltissimo alla natura, se hai le capacità e la mente aperta per saper osservare quello che ti circonda.
Quindi è uno strumento, la macrofotografia, ma devi comunque avere l’approccio giusto per comprendere anche questa parte qua.

  Mesembrina meridiana, Muscidae –
Foto di Stefano Lazzaretti.
Eristalis arbustorum, Syrphidae – Foto di Stefano Lazzaretti.
Progetti per il futuro

C’è qualche progetto fotografico che magari hai in mente?


Devo riprendere in modo più attivo innanzitutto a fotografare perché è un anno e mezzo che ho dovuto limitare tantissimo per altri motivi. Spero di riprendere presto. Dovrò però potenziare ulteriormente il mio comparto fotografico. Quindi la prima cosa a cui sto pensando è questa. In questa maniera, spero di arrivare a livelli di dettaglio sempre maggiori.
Ho già fatto qualche prova con l’unione di diverse lenti a clip, perché c’è di buono che queste lenti possono essere unite. Ad esempio, se ho un ingrandimento con la 100 mm di 10x posso arrivare anche fino a 50x di ingrandimento con alcuni tipi di lente. Questo vuol dire che vado a prendere i piccoli dettagli come gli occhi e le antenne. 

In più sto cercando di cambiare anche il mio stile fotografico: l’approccio, le posizioni con cui inquadrare meglio gli insetti. O ancora l’angolazione con cui fotografo.


Ti volevo chiedere una curiosità adesso. Solitamente il fotografo naturalista attua delle pratiche virtuose, ossia che non siano nocive per sé  né per gli insetti. Per quanto riguarda la macrofotografia, pensi di scrivere un manuale di buone maniere?


Una cosa a cui avevo già pensato l’anno scorso, e che per motivi di tempo ho solo abbozzato, è un mini-manuale della fotografia naturalistica, come la intendo io. Lo avevo iniziato questo manuale per un progetto scolastico ed è rimasto lì.

Consigli per i lettori

Hai qualcosa che vorresti dire a chi si vuole avvicinare a questo mondo, per spronarlo?

Innanzitutto, di fare le prime esperienze anche solo col telefono. Con uno zoom digitale si può ingrandire di venti volte. Non è il massimo ma è già un inizio di approccio. Secondo di studiare le basi della fotografia, perché fanno parecchio la differenza. Io le ho imparate praticamente sul campo. Chi studia fotografia ha già una marcia in più per gestire la macrofotografia. Ci sono diverse cose da conoscere come la luce, l’effetto delle ombre, i tempi di esposizione. Anche con le reflex e le mirrorless, iniziare sempre dalle basi e poi fare il salto di qualità.

Alessandro Ciribelli & Greta L. Cerrone

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Mi trovi al bivio tra il mythos e il logos. Indeciso su che strada intraprendere, racconto la storia della filosofia, storia della scienza e, in generale, tutto ciò che concerne il Pensiero. Ho un cane di nome Jojo. Laureato magistrale in Scienze Filosofiche presso l’Università di Pisa, ho conseguito un Master in Editoria e comunicazione digitale presso Fenysia. Attualmente sono un formatore di AI generativa e insegnante privato.

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