Dal XV secolo d.C. in poi gli Europei iniziarono a viaggiare per mare, scoprire nuove terre, conoscere popoli a loro estranei. Nel XVI secolo si creò una particolare forma di collezionismo, hobby per gli aristocratici e attività lavorativa per i naturalisti.
Il concetto di mirabilia
I mirabilia, cioè oggetti che suscitano curiosità per la loro bellezza, stranezza o mostruosità venivano conservati nelle Wunderkammern (a partire dal XVI secolo). La traduzione è letteralmente “stanze o armadi delle meraviglie” e contenevano i mirabilia, a loro volta suddivisi in naturalia (enti naturali) e artificialia (artefatti). Il termine, nato in epoca classica (thaumasia in greco), indica non solo enti inanimati ma anche esseri viventi. Da Aristotele a Plinio il Vecchio, questa parola riflette forse meglio di ogni altra l’essenza del naturalista latino o greco. Nel VII libro della Naturalis Historia, Plinio si chiede: “Quante cose non si ritengono impossibili, prima che accadano?”. Essere pronti all’incredibile e all’assurdo, la possibilità stessa dei mirabilia racchiude lo spirito dello scienziato: rendere conto dell’ignoto, anche senza poterne dare una spiegazione immediata.
Ignoto e ignoranza
L’ignoto, tuttavia, è vincolato all’ignoranza. I mirabilia nascevano da realtà sconosciute, da qualche nuova esperienza, ma anche dai racconti di terzi che spesso risultavano inficiati da elementi mitici o fantastici. Questo fatto, forse, ci permette di capire come la ricerca naturalistica rispecchiasse una mentalità scientifica ancora acerba.
Il desiderio di scoprire, di rendere vero o verosimile il fantastico, rappresenta quasi l’aspetto fanciullesco del ricercatore antico. Ciò, probabilmente, è il motore che muove e anima ancora oggi i naturalisti e gli scienziati in generale.
Risultati concreti
La differenza principale tra i naturalisti classici e quelli moderni è che i secondi avevano esperienza diretta dei mirabilia. Conservati e descritti all’interno di volumi scientifici, rappresentavano nuove tavole empiriche per gli scienziati. Il sapere un po’ impolverato dei secoli precedenti poteva così essere rinnovato.
La principale aspirazione di questi collezionisti non era di natura sperimentale ma archivistica. L’obiettivo era accumulare, suddividere, catalogare. Per questo motivo, anche se non ai livelli degli antichi, la suddivisione tra falso e vero e fantastico o reale poteva venir meno.
Apice e declino
Intorno al XVI secolo, prima della Rivoluzione scientifica che culmina con Newton, le Wunderkammern erano dei proto-musei piuttosto famosi e diffusi.
Gli esempi più eclatanti di Wunderkammern in Italia sono di Ferrante Imperato (1525-1615) e Ulisse Aldrovandi (1522-1605).
Il primo compì spedizioni nell’Italia meridionale per collezionare minerali, piante ed esemplari di animali. Li conservò a Palazzo Gravina, presso Napoli.
Il secondo, invece, fondò una sorta di teatro della natura a Bologna e al suo interno si trovavano più di 7.000 piante essiccate e 18.000 “diversità di cose naturali”.
Nel XVIII secolo, con l’Illuminismo, queste Wunderkammern iniziarono ad essere smantellate in vista della costruzione dei primi musei. Gli illuministi sentivano la necessità di ricatalogare secondo parametri più scientifici tutto ciò che fu collezionato.
Infine, al giorno d’oggi, si possono trovare in giro per l’Italia (come all’orto botanico di Pisa), diverse ricostruzioni di Wunderkammern: tu hai già scoperto se nella tua città sono presenti?
Bibliografia
- Internet Archive: Plinio il Vecchio
- Internet Archive: Ferrante Imperato
- G. Carrada, L’altro Rinascimento. Ulisse Aldrovandi e le meraviglie del mondo; Bologna University Press, Bologna, 2022
- G. Olmi, L’inventario del mondo. Catalogazione della natura e luoghi del sapere nella prima eta’ moderna; ilMulino, Bologna, 1996.









