É noto a tutti che il termine “evoluzione” o ancor meglio quello di “evoluzionismo” sia strettamente legato al nome Charles Darwin. Questa può sembrare un’ovvietà, ma non sempre è stato così. Nell’Origine della specie questo termine viene adoperato una volta sola alla fine dell’opera. Anzi, Darwin osteggiava l’uso di questo termine e dei i suoi derivati.

Stratificazione semantica
Viene naturale chiedersi perché Darwin non usò mai questa parola a noi così cara. Innanzitutto il termine inglese evolution implicava uno sviluppo lineare da ciò che semplice a ciò che è complesso. Invece, lo scienziato voleva evitare che la teoria della selezione naturale fosse associata a un pensiero finalistico. La parola evoluzione, anche in inglese, rimanda etimologicamente al latino e-volvere, ossia a una sorta di “srotolamento”. Non è uno srotolarsi indefinito, sia chiaro, ma un’azione che parte da un inizio e giunge ad una fine. Il che riporta implicitamente ad una dimensione teologica o, se si vuole, metafisica. Darwin, invece, voleva rimanere in un ambito non solo pratico, ma anche teoretico, strettamente scientifico.
La parola evoluzione, quindi, è stata evitata per via della sua fortissima stratificazione semantica che ormai è stata dimenticata o superata. Darwin, tuttavia, fece questa scelta soprattutto per emanciparsi dal “preformismo” (corrente scientifica che si sviluppò tra il XVII e il XVIII secolo).
Dall’epigenesi al preformismo
Cos’è il preformismo? Come è nato? Nel 1651 esce l’Exercitationes De Generatione Animalium di William Harvey in cui mostra i risultati delle sue ricerche sulla generazione. Riteneva che lo sviluppo degli embrioni avvenisse per epigenesi, ossia che il feto si generasse tramite un’aggiunta continua ed organica di parti. Aveva osservato che, per ciò che riguarda il pulcino, la fecondazione avvenisse tramite una sorta di “contagio”. Si era reso conto che il seme non penetrava nell’uovo, ma che agisse dall’esterno come una sorta di “scintilla” o “spirito volatile”. Era convinto che questo meccanismo fosse proprio della generazione degli ovipari quanto dei mammiferi. Per cui dal frontespizio della sua opera emerge una frase paradigmatica: ex ovo omnia (dall’uovo nasce ogni cosa).

L’attenzione marcata per l’ovulo nel processo generativo ha indotto altri scienziati a pensarla diversamente da Harvey. Secondo questi la generazione non avveniva per epigenesi ma grazie all’evoluzione di un individuo preesistente. All’interno dei germi generativi si trovavano degli individui in miniatura che crescevano solamente di dimensione. Il preformismo è quindi una corrente dell’embriologia secondo cui dentro ogni ovulo o seme si trova già un animale pre-formato.
Il preformismo
Qualsiasi individuo è presente nel portatore, che era presente nel portatore precedente, così via sino al primo uomo. Il termine evoluzione rimandava appunto a questo processo che in realtà, è solo apparentemente generativo. Ogni embrione era già presente dall’inizio dei tempi, si tratta di un effettiva evoluzione o srotolamento degli individui di una specie a partire da altri individui. Risulta evidente come questa teoria scientifica sia inquinata da convinzioni religiose o metafisiche. Ma il fatto che più sorprende è che le loro evidenze scientifiche risultassero da osservazioni empiriche compiute al microscopio. Ad esempio Antoni van Leewenhoek scrisse di aver visto chiaramente nell’utero di una pecora copulata tre giorni prima un piccolo agnello raggomitolato.


Darwin e Spencer
Appare abbastanza comprensibile il motivo per cui Darwin volesse evitare l’uso del termine evoluzione. Costui preferiva adoperare termini come “mutamento” o “discendenza con modificazioni”. Però, ancora una domanda sorge spontanea: perché usiamo il termine evoluzionismo? Herbert Spencer, filosofo positivista contemporaneo di Darwin, aveva assimilato il pensiero darwiniano al proprio. Lo inscrisse all’interno del suo sistema di filosofia sintetica, più precisamente nella sua legge dell’evoluzione. Secondo questa legge, ogni processo organico, inorganico e addirittura sociale parte da forme meno concrete a forme più concrete. La forza e l’influenza della filosofia spenceriana ha fatto sì che il termine evoluzione si legasse indissolubilmente a Charles Darwin e alla sua teoria della selezione naturale.
Come spesso accade, le nostre convinzioni si fondando su un equivoco.

Bibliografia
La lettera di Leewenhoek è consultabile sul sito della Royal Society;
Exercitationes De Generatione Animalium nel sito Internet Archive;
T. Pievani, Introduzione a Darwin; Editori Laterza, Roma-Bari, 2012;
S.J. Gould, Questa idea della vita. La sfida di Charles Darwin; Editori Riuniti, Roma, 1984;
C. Darwin, L’origine della specie; Bollati Boringhieri, Torino, 2020.








