Her Deepness Sylvia Earle, l’ambasciatrice del mare

Oceanografa, algologa, esploratrice, subacquea, docente e autrice. Ma prima di tutto ciò, Sylvia Earle, con più di 7.000 ore di immersione e 100 spedizioni subacquee alle spalle, non può che definirsi ambasciatrice del mare. Per questo il New York Times ha definito Sylvia Earle “Her Deepness”.

Figura 1. Sylvia Earle (Photo credits: Wikipedia)

Quando si parla di Sylvia Earle viene subito da pensare al detto “Il buongiorno si vede dal mattino”. Infatti, Sylvia scopre la sua passione per il mare fin da quando era un semplice cucciolo di Sapiens, all’età di tre anni. Come lei stessa si racconta in un’intervista del National Geographic, in riferimento alla madre la prima volta che la vide buttarsi tra le onde e le correnti dell’oceano: “Ha visto il grande sorriso sul mio viso e mi ha lasciato tornare indietro. E da allora ho sempre continuato a tornare indietro”.

Questo potrebbe definirsi il momento, l’imprinting, di Sylvia Earle con il mare. Ma il giorno in cui la sua passione divampa e la via del mare si delinea concretamente davanti a lei non è in questa fase della sua vita, bensì in adolescenza, quando ha sedici anni. A questa età, Sylvia fa la sua prima immersione. Quando i colori dell’oceano e dei suoi abitanti la circondano, capisce quale sia il suo posto nel mondo.

Così, a 19 anni, nel 1955, si laurea in botanica alla Florida State University, specializzandosi ulteriormente l’anno seguente alla Duke University. Qui continua con un dottorato, studiando le alghe del Golfo del Messico, che aveva imparato a conoscere bene da quando si era trasferita con la famiglia a Clearwater, all’età di 13 anni. 

Ovviamente, tutto ciò continuando sempre ad immergersi: fu una dei primi scienziati ad utilizzare il metodo SCUBA (Self-Contained Underwater Breathing Apparatus) per collezionare e documentare la vita marina.

Il progetto Tektite II

Durante il suo dottorato, Sylvia ha preso parte alla sua prima spedizione in giro per il mondo, per la durata di sei settimane.

Fu il primo viaggio di una lunga serie. Ma la missione più importante della sua vita fu Tektite II.

Il nome del progetto “Tektite” deriva da piccole particelle provenienti dallo spazio che, sopravvivendo all’atmosfera terrestre, riescono a raggiungere il fondale marino. Il nome ricorda un viaggio dalle profondità dello spazio a quelle dell’oceano, e probabilmente non è stato scelto a caso. La NASA – che in quegli anni stava conducendo studi per mandare l’uomo nello spazio e mantenerlo in orbita – fu uno dei principali finanziatori di questi progetti. L’obiettivo era studiare le risposte fisiologiche e psicologiche di piccoli gruppi di lavoro confinati in ambienti ristretti, sottoposti a condizioni particolari di pressione, ossigenazione e stress, in contesti potenzialmente pericolosi. E trovarono queste condizioni nelle profondità marine.

Si trattava di spedizioni in cui bisognava passare dai 14 ai 20 giorni in mare, a 15 metri di profondità, in strutture cilindriche collegate alla superficie tramite cavi per il passaggio dell’aria e dell’elettricità. Detta così sembrerebbe quasi una tortura, ma in realtà, per Sylvia Earle e il suo team tutto al femminile di acquanaute fu un’esperienza incredibile. Questa missione permise loro di condurre studi ecologici e di vedere gli effetti dell’inquinamento sull’ambiente marino con i propri occhi. Durante Tektite II, le scienziate poterono uscire in immersione fuori dalla struttura, per condurre i loro campionamenti e le loro analisi direttamente sul campo.

Questo progetto permise a Sylvia di studiare e capire ancora di più il precario e fragile equilibrio su cui si basano gli oceani. Ciò la condusse, negli anni ’70, a iniziare una collaborazione con la National Geographic Society per la produzione di libri e film sulla vita negli oceani e nel 1990 a diventare la prima scienziata donna a capo della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).

Figura 2. A sinistra la struttura dove vivevano le acquanaute a destra un esempio di attività di campionamento (Photo credits: Wikipedia)
“No blue, no green…no water, no life”

 Questa è stata la vita di avventure e spedizioni che tutti noi ora conosciamo. 

Una vita dedicata allo studio, alla protezione e alla conservazione dei nostri oceani. Per questo motivo, accanto alla carriera scientifica, Earle ha sempre portato avanti una forte educazione ambientale: per generare consapevolezza.

La consapevolezza di un mare che sta cambiando troppo velocemente, un cambiamento che lei ha visto attuarsi in più di sessant’anni di immersioni. Una consapevolezza che scoraggerebbe chiunque, ma non lei. Perché “se si smette di tentare, ovviamente, si arriva esattamente dove non si vorrebbe arrivare”.

Figura 3. Sylvia Earle al TEDx (Photo credits: youtube, TED Archive)

Nel Tedx del 2009, Earle disse la celebre frase “No blue, no green. No water, no life” ed espresse il desiderio che ognuno di noi, con tutti i mezzi a sua disposizione – film, spedizioni, web – contribuisse a creare una rete, una campagna per la sensibilizzazione verso i nostri mari e i suoi abitanti e per stimolare la società a sviluppare aree marine protette. 

Questo desiderio in seguito si è avverato ed è diventato Mission Blue. Un progetto che ha proprio il compito di ispirare all’azione e alla protezione dei nostri oceani. Un’iniziativa costituita da grandi e piccole realtà, compagnie multinazionali e piccoli team di ricerca, che supporta l’azione delle ONG dedicate alla salvaguardia del mare. Un progetto dove non è il prestigio economico o la conoscenza scientifica la forza, ma l’unione.

Perché è con tante gocce che si fa il mare.

Valentina Tavolazzi

Fonti:

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Laureata in Biologia Marina e ho un master in Acquacoltura. Sono co-fondatrice di Impronta Animale, grazie alla quale cerco di portare avanti le mie grandi passioni: la scienza e il mare, nate già in tenera età, e la divulgazione, interesse maturato grazie ai documentari e sviluppato tramite diverse esperienze come la Notte dei Ricercatori. Credo inoltre che il modo più efficace per trasmettere la scienza sia a tu per tu con il pubblico e nel modo più divertente possibile…Quiz?!

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