DCA: l’epidemia silenziosa

Il 15 marzo si celebra la Giornata del Fiocchetto Lilla. I disturbi del comportamento alimentare (DCA) colpiscono oltre 3 milioni di italiani, conoscerli e parlarne è il primo modo per intervenire.

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Ogni anno il 15 marzo ricorre la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare (DCA). Questa giornata nasce per rompere il silenzio e sensibilizzare la popolazione su un tema spesso sottovalutato. I DCA non rappresentano un capriccio o una fase passeggera, si tratta di patologie psichiatriche complesse, con gravi conseguenze fisiche e psicologiche.

Un fenomeno in crescita

I numeri raccontano un’emergenza sanitaria concreta. Secondo le stime del Ministero della Salute, circa 3 milioni di persone in Italia soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Nel 2000 i casi stimati erano circa 300.000: il fenomeno si è moltiplicato di dieci volte in poco più di vent’anni.

La pandemia da COVID-19 ha aggravato la situazione. Il Ministero della Salute ha registrato un incremento nazionale dei casi tra il 30-35% su tutte le fasce d’età. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, le nuove diagnosi tra i più giovani sono aumentate del 64% dal 2019 al 2024. Anche a livello globale il trend è in crescita e si stima che continuerà a salire.

L’Italia occupa una posizione preoccupante a livello internazionale. Per la bulimia nervosa, il nostro Paese risulta terzo al mondo per tasso di DALYs (anni di vita persi per disabilità), dopo Australia e Monaco.

Chi colpisce

I disturbi del comportamento alimentare colpiscono prevalentemente le donne, che rappresentano circa il 90% dei casi. L’incidenza maschile è però in aumento, soprattutto nella fascia adolescenziale. Uno dei dati più allarmanti riguarda l’abbassamento dell’età di esordio. Il Ministero registra casi già a partire dagli 8 anni. Circa il 20% delle diagnosi riguarda ragazzi sotto i 14 anni, e il 10% sotto i 12.

I principali DCA: come distinguerli
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Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) classifica diversi disturbi del comportamento alimentare. Vediamone le caratteristiche principali.

Anoressia nervosa

L’anoressia nervosa comporta una restrizione alimentare severa, una paura intensa di ingrassare e una percezione distorta del proprio corpo. Chi ne soffre si vede sovrappeso anche in condizioni di grave sottopeso. Rappresenta circa il 42% dei casi in carico ai centri italiani. Possiede il tasso di mortalità più alto tra tutte le malattie psichiatriche, sia per complicanze mediche sia per suicidio.

Bulimia nervosa

La bulimia si caratterizza per episodi ricorrenti di abbuffate seguiti da comportamenti compensatori. Tra questi: vomito autoindotto, uso di lassativi, digiuno o attività fisica eccessiva. Chi ne soffre rientra spesso in un range di peso normale. Rappresenta circa il 18% dei casi nei centri DCA italiani. Il suo tasso di incidenza globale cresce più rapidamente di quello dell’anoressia.

Disturbo da binge eating (BED)

Il binge eating disorder prevede episodi di abbuffate incontrollate senza comportamenti compensatori successivi. La persona avverte una perdita di controllo sul cibo, seguita da senso di colpa e vergogna. Secondo uno studio di Hay et al. (2017), il BED rappresenta circa il 22% dei casi di disturbi alimentari, risultando il più diffuso a livello globale.

Vigoressia (dismorfia muscolare)

La vigoressia, o dismorfia muscolare, rientra nel DSM-5 come specificatore del disturbo da dismorfismo corporeo, all’interno dei disturbi ossessivo-compulsivi. Chi ne soffre si percepisce costantemente come troppo magro o poco muscoloso, nonostante un fisico già sviluppato. Colpisce prevalentemente uomini tra i 15 e i 35 anni che praticano sport di forza. Porta spesso ad allenamenti compulsivi, diete rigidissime e, nei casi più gravi, all’uso di steroidi anabolizzanti.

Ortoressia nervosa

L’ortoressia si manifesta come un’ossessione patologica per il “mangiare sano”. Il termine fu coniato dal dietologo Steven Bratman nel 1997. L’ortoressia non è ancora ufficialmente riconosciuta come diagnosi autonoma nel DSM-5. Alcuni autori la collocano tra i disturbi evitanti-restrittivi dell’assunzione del cibo. La prevalenza nella popolazione generale varia dal 6,9% al 17,6% a seconda degli studi e degli strumenti utilizzati. L’alimentazione diventa così restrittiva da causare malnutrizione, isolamento sociale e compromissione della qualità di vita.

Come chiedere aiuto

I disturbi del comportamento alimentare non sono una scelta. Rappresentano la seconda causa di mortalità tra le patologie psichiatriche, dopo le dipendenze da oppioidi. Ad esempio, in Italia si stimano circa 4.000 decessi ogni anno correlati ai DCA, con un’età media delle vittime di appena 25 anni.

Tuttavia, guarire è possibile. Le ricerche indicano che circa il 46% dei pazienti con anoressia guarisce completamente e un ulteriore 33% migliora significativamente. Per la bulimia, il tasso di guarigione completa raggiunge il 45%. La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo aumentano considerevolmente le possibilità di recupero.

Dunque, riconoscere il problema rappresenta il primo e più importante passo. Diversi strumenti concreti possono aiutare chi soffre di disturbi del comportamento alimentare e le loro famiglie:

  • Numero Verde SOS Disturbi Alimentari – 800 180 969: servizio gratuito e anonimo di counseling telefonico. Operatori specializzati offrono ascolto, orientamento e informazioni sui centri di cura.
  • Mappa dei centri dedicati ISS: l’Istituto Superiore di Sanità mantiene aggiornata una piattaforma online con la mappatura dei centri DCA presenti in Italia. Al 2024 risultano attivi 132 centri (105 pubblici, 27 privati accreditati SSN), consultabili su piattaformadisturbialimentari.iss.it.
  • Medico di base o pediatra: il primo punto di contatto per una valutazione iniziale e un invio appropriato verso i servizi specialistici.
Un impegno collettivo

La Giornata del Fiocchetto Lilla ci ricorda che i disturbi del comportamento alimentare richiedono attenzione, risorse e impegno da parte di tutta la comunità. Parlarne apertamente, senza stigma, aiuta chi soffre a fare il primo passo verso la guarigione. Noi di Impronta proviamo a dare il nostro piccolo contributo, quest’anno lo abbiamo fatto sia con questo articolo informativo, sia con l’aperitivo scientifico del 12 marzo, dove con la nutrizionista Dott.ssa Angela Carboni e la psicologa Dott.ssa Giulia Ballarini abbiamo affrontato il tema dei DCA in un ambiente sicuro e privo di pregiudizi. 

Fonti:

Agnese Roscioni

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