Il professore scalzo: quando la scienza diventa ideologia

Requisito fondamentale per lo sviluppo scientifico è la democrazia moderna, o meglio, il principio di libertà e autonomia degli individui celato nel suo nucleo strutturale. Ma cosa accade quando questa viene meno?

Il professore scalzo

Trofim Denisovič Lysenko nasce nel 1898 in Ucraina, è figlio di due contadini, impara a leggere alla tarda età di 13 anni. Appassionato di scienze agrarie, a 20 anni frequenta una scuola di giardinaggio e, nel 1925, si laurea a Kiev in agronomia. Dal 1926 il suo nome si diffuse in Unione Sovietica grazie alle sue ricerche sulla “vernalizzazione”, una pratica agronomica sviluppata alla fine del XIX secolo. Si guadagnò il titolo di “professore scalzo” in virtù di essere uno scienziato dalle umili origini.

Trofim D. Lysenko – Image provided by Getty Images
La vernalizzazione

La vernalizzazione è una pratica agronomica che consiste nel sottoporre i semi in fase di germinazione a basse temperature: questo “colpo di freddo” stimola la successiva crescita della pianta. Il trattamento permette di anticipare lo sviluppo dei semi, la semina e quindi anche la raccolta, riducendo nei climi rigidi il rischio legato alle gelate. La base teorica del processo affonda in concezioni di stampo neolamarckiano, oggi considerate forme di regolazione epigenetica, secondo cui i fattori ambientali possono influenzare i caratteri ereditari

La scienza ideologizzata

La teoria del professore scalzo è particolarmente assecondata dalla macchina della propaganda sovietica stalinista che appoggia le teorie miciuriniste. Ivan Vladimirovič Mičurin (1855-1935) sviluppa l’idea secondo cui i fattori ereditari non risiedono nei cromosomi ma, come in Lysenko, dipendono direttamente dall’influenza di fattori ambientali. In sé, l’interesse per meccanismi epigenetici non costituiva un problema. Tuttavia, all’interno dell’ottica marxista deformata dallo sguardo nazionalistico di Stalin, la teoria scientifica venne associata ad un’ideologia politica, depotenziata delle sue qualità intrinseche in virtù della vena propagandistica del regime autoritario. Infatti, venne a crearsi una contrapposizione tra scienza “borghese” mendeliana e scienza “proletaria” lysenkiana.

Scienza “borghese” e “proletaria”

La teoria mendeliana, fondata sull’idea che i caratteri genetici si trasmettano indipendentemente dai fattori ambientali, venne etichettata come “scienza borghese” perché ritenuta espressione dei principi di differenziazione propri delle classi sociali. Proviamo a immaginare i geni come individui autonomi e l’ambiente come la classe dei proletari: secondo la teoria mendeliana i primi prevalgono sui secondi riproducendo simbolicamente l’individualismo attribuito alla borghesia a scapito del proletariato.Chiaramente tutto ciò, all’interno della società sovietica, non poteva essere accettato. La diretta conseguenza fu il decadimento e l’abbattimento degli studi di genetica a favore delle teorie di Lysenko.

“Working hard will give a good yield” – A Soviet poster of 1947 praising work at collective farms
(Photo: Солоϑьеϑ М., www.historyworlds.ru)
 
Il fallimento della propaganda

La tesi di Lysenko, secondo cui la vernalizzazione avrebbe incrementato i raccolti, pur presentando potenzialità interessanti, non ebbe mai modo di evolversi né di consolidarsi in una formulazione organica e scientificamente fondata

L’impronta ideologica che la sosteneva impedì di essere sottoposta al vaglio della critica scientifica e testata in ambito sperimentale. Insomma, vennero meno le basi stesse della scienza moderna, quelle che garantiscono ad una teoria scientifica di rafforzarsi e validarsi.

Di conseguenza, la vernalizzazione non riuscì a portare i benefici che prometteva e dai quali il popolo sovietico avrebbe dovuto trarre vantaggio. La scienza di Lysenko venne abbandonata definitivamente solo nel 1965, dopo le dimissioni forzate di Chruščëv nel 1964, che fino ad allora aveva garantito protezione politica al biologo

Alessandro Ciribelli

Fonti

  • I.A. Medvedev, The Rise and Fall of T. D. LYSENKO; Columbia university press, 1969;
  • N. Bacarev, Miciurin grande trasformatore della natura; Universale Economica, Milano, 1953;
  • T. Dobzhansky, The Suppression of a Science; Bulletin of Atomic Science (vol. 5), 1949;
  • D. Joravsky, The Lysenko Affair; The University of Chicago Press, Chicago, 1986.

Condividi:

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Mi trovi al bivio tra il mythos e il logos. Indeciso su che strada intraprendere, racconto la storia della filosofia, storia della scienza e, in generale, tutto ciò che concerne il Pensiero. Ho un cane di nome Jojo. Laureato magistrale in Scienze Filosofiche presso l’Università di Pisa, ho conseguito un Master in Editoria e comunicazione digitale presso Fenysia. Attualmente sono un formatore di AI generativa e insegnante privato.

Vedi tutti gli articoli

Altre Impronte

Articoli correlati