Il sesso è (quasi) tutto

Come Antonella Viola rilegge la biologia tra dati, identità e medicina di genere, dimostrando che il binarismo è più culturale che naturale.

Copertina del libro “Il sesso è (quasi) tutto” edito da Feltrinelli (2022)
La nascita del sesso biologico

La scienza cambia la storia perché cambia la concezione che gli esseri umani hanno del mondo e di sé stessi. Esiste un’idea rassicurante che attraversa la medicina moderna: quella di un corpo umano universale, neutro, uguale per tutti. Il sesso è (quasi) tutto dell’immunologa e divulgatrice scientifica Antonella Viola nasce per smontare questa illusione, con la pazienza dei dati e la grazia di una divulgazione ben fatta. La pubblicazione, edita Feltrinelli nel marzo 2022, riesca a riportare il dibattito sul piano scientifico, senza cedere né all’ideologia né alla semplificazione, mostrando che la complessità biologica non può essere compressa in categorie rigide.

Viola non lo fa gridando né cercando lo scandalo, ma mostrando ciò che per troppo tempo è rimasto sotto il tappeto della ricerca scientifica: il sesso biologico non è un dettaglio, bensì una variabile fondamentale della vita. Di fatto, fin dalla nascita di un bambino ci si accorge di vivere in una comunità binaria: l’individuo viene immediatamente posto di fronte alla condizione di appartenenza a una delle due sfere considerate possibili, femmina o maschio. A questo riguardo, il libro è spesso apprezzato proprio per la sua capacità di mettere in crisi questa apparente ovvietà, dimostrando che il binarismo è più culturale che naturale.

Bisogna rendersi conto che durante l’evoluzione, il sesso è comparso per la necessità di impedire la fusione di gameti geneticamente identici. Si è passati dall’isogamia, in cui i gameti sono uguali e tipica di organismi unicellulari come protisti, alghe e funghi, all’anisogamia, propria degli organismi pluricellulari, caratterizzata da gameti diversi: quelli maschili piccoli e mobili, quelli femminili grandi e immobili. La transizione tra isogamia e anisogamia, con la comparsa di gameti morfologicamente differenti, si accompagna alla distinzione tra sesso maschile e femminile. Il concetto di sesso è quindi strettamente legato a quello di differenza.

Prima parte: Secondo natura

Alda Merini scriveva:

«L’amore è un mistero. Perché mai ci innamoriamo? È un grande furore che ci placa di tutti i nostri tormenti, è una grande pena che ci guarisce da tutte le guerre»

Quindi sorge spontanea la domanda: Perché ci innamoriamo? Fin dai tempi degli antichi Greci, quando si parlava di eros, fino a oggi, l’amore è stato considerato il sale della vita, capace di arricchirla e colorarla. Eppure, nonostante gli studi di etologi, filosofi e biologi, non è ancora chiaro quale vantaggio evolutivo derivi dall’innamoramento. L’autrice, in questo caso, riporta alcuni esempi che permettono la trasmissione del suo pensiero in maniera efficace perché trasforma concetti teorici in immagini concrete e comprensibili. Uno fra tanti è l’esempio dei muli, nati dall’incrocio tra un asino e una giumenta. Poiché le due specie hanno un numero diverso di cromosomi, il mulo è quasi sempre sterile.

Se dunque un “errore di innamoramento” può impedire la riproduzione, perché il sesso esiste?

Arvicola campestre (Microtus arvalis), foto presa da Focus

Chi mai non ha sentito parlare di “è tutta una questione di chimica?” Beh, la coppia è anche una questione di chimica. L’arvicola della prateria, ad esempio, è l’emblema della monogamia. Una volta trovato il partner, resta fedele per tutta la vita, ignorando qualsiasi tentazione successiva. Il primo rapporto sessuale innesca infatti un cambiamento nella neurotrasmissione, cioè nello scambio di segnali tra neuroni. Entrano in gioco due ormoni, la vasopressina e l’ossitocina, che modificano in modo stabile l’espressione dei loro recettori nel cervello. In altre parole, il DNA viene “letto” in modo diverso, e il legame di coppia diventa parte integrante del comportamento dell’animale. Poi c’è l’altra faccia della medaglia: l’arvicola di montagna.

Stessa famiglia, stesso aspetto, ma stile di vita completamente diverso. Qui niente legami duraturi: una notte di passione, vida loca, e via verso la prossima avventura. In questo caso, gli esperimenti scientifici condotti sono illuminanti: inserendo il gene del recettore della vasopressina dei maschi monogami dell’arvicola della prateria in quelli “da una notte e via” di montagna, questi ultimi si trasformano in compagni fedeli. Nessuna promessa, nessuna terapia di coppia: basta un recettore al posto giusto. Con buona pace di chi crede che il libero arbitrio governi sempre e comunque i nostri comportamenti.

L’esempio dell’arvicola serve a ricordarci una cosa fondamentale: ciò che chiamiamo amore, fedeltà o tradimento non nasce nel vuoto, ma è profondamente intrecciato alla nostra biologia. E la biologia, come ci insegna Antonella Viola, non ama le regole universali. Preferisce la variabilità, le strategie diverse, le soluzioni multiple.

Nel Novecento, con la scoperta dei cromosomi X e Y, si è ritenuto che il sesso fosse determinato esclusivamente dalla presenza del cromosoma Y. Tuttavia, mentre il sesso anagrafico è binario, quello biologico non lo è sempre. Per incasellare le persone, spesso si sono operate forzature.

Il libro, in questo caso, insiste su un punto chiave: non sono le variazioni biologiche a essere contro natura, ma le semplificazioni culturali. Anche in questo caso Viola riporta uno studio del 2004 su sedici bambini geneticamente maschi nati senza pene. Quattordici furono operati per ricostruire dei genitali femminili; solo due crebbero come maschi. Con il tempo, solo cinque dei quattordici operati si identificarono come femmine, mentre gli altri soffrirono profondamente. Questo passaggio è uno dei più forti e disturbanti del libro, perché mostra le conseguenze reali delle decisioni mediche basate su schemi rigidi.

Di fatto, è fondamentale distinguere tra sesso e genere: il sesso biologico riguarda genetica e anatomia, mentre l’identità di genere è indipendente dall’orientamento sessuale e riguarda il sesso con cui si identifica la persona. Il genere, inteso come costruzione sociale, agisce per tutta la vita e può produrre discriminazione, marginalizzazione e disuguaglianze che influenzano la salute.

Il libro si apprezza per il modo in cui smonta l’idea che ciò che è frequente sia automaticamente “naturale”, mostrando invece che la natura è varia e non normativa. Ed è qui che emerge il tema del gender bias, ovvero il pregiudizio sistematico che porta a diagnosi e cure di qualità inferiore. La nostra immunologa in questione, nel libro, mostra come il sapere scientifico non sia neutro e possa produrre ingiustizia. L’autrice riesce a rendere visibili errori strutturali che ancora oggi hanno effetti sulla salute.

Parte seconda: Cambiare le regole

La storia della scienza è fatta anche di errori, di distrazioni e di colpi di fortuna. Alexander Fleming scoprì la penicillina nel 1929 quasi per caso, osservando che alcune muffe cresciute su colture di Staphylococcus aureus impedivano ai batteri di proliferare. E sempre per errore individuò il lisozima, una sostanza antibatterica presente nelle nostre lacrime, dopo che una lacrima gli cadde su una piastra batterica.

Ci sconvolgiamo sempre un po’ davanti al potere delle lacrime, vero? Nei cartoni animati funzionano spesso come bacchette magiche. Pensiamo a Rapunzel, che con le lacrime riesce a guarire e salvare chi ama, oppure in Pokémon, le lacrime di Pikachu sciolgono cuori (e a volte situazioni impossibili), mentre in Inside Out il pianto diventa addirittura la chiave per ristabilire l’equilibrio emotivo. Ancora una volta, la scienza ci mostra che ciò che consideriamo “debole” o marginale può rivelarsi una risorsa fondamentale. Proprio come nei cartoni animati, solo con un po’ più di metodo e qualche microscopio in più.

La visione interessante data dal libro è che, in biologia, l’intelligenza può essere definita come capacità di risolvere problemi. Oggi psicologi e biologi concordano nel definirla come “flessibilità, ossia la capacità di elaborare soluzioni nuove che vadano oltre il proprio repertorio”. In altre parole, l’intelligenza consiste nel sapersi muovere al di fuori della propria comfort zone.

Negli ultimi anni, la questione della parità di genere è emersa con forza, portando alla creazione di regole che, seppur in modo disomogeneo, spingono la società verso il cambiamento. Il genere non è legato alla biologia, ma è una categoria sociale e culturale, applicabile anche a ciò che è creato dall’essere umano. Ampliare i confini della nostra visione, includendo le differenze di sesso e di genere, rappresenta un vantaggio per tutti. Integrare il concetto di genere nell’analisi dei problemi e delle soluzioni è essenziale non solo per la salute umana, ma per il pianeta intero. La biologia ci manda un messaggio chiaro: non esistono categorie nette o programmi immutabili. Tutto il vivente è in continuo mutamento.

“Fare la rivoluzione significa avere occhi nuovi per guardare noi stessi e il resto del mondo, riconoscere le differenze che contano e dare loro valore

Illustrazione di Laura Bornea, 2021. Immagine ripresa da Maremosso, il magazine dei lettori

Serve il coraggio di mettere in discussione tutto, compresi i metodi di valutazione, perché anch’essi sono il prodotto di una cultura storicamente dominata dagli uomini. Non possiamo cambiare il mondo utilizzando pratiche e regole vecchie: il rischio è perpetuare la discriminazione e portarla con noi nel futuro.

In questo caso, il libro è un invito a creare un nuovo linguaggio, una nuova semantica capace di parlare agli esseri umani di domani dell’importanza delle differenze per il raggiungimento della parità. Il linguaggio è lo strumento attraverso cui pensiamo, e la nostra ossessione per la classificazione ha creato una frattura tra scienze naturali e scienze umane. “La ricerca della perfezione tramite la specializzazione ha condotto all’isolamento, e isolarsi significa condannarsi alla sterilità“.

Fiorenza Sella

Fonti:

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Laureata in Biologia Molecolare e Applicata, curriculum “Tecnologie biologiche”. Nell’arco della mia carriera accademica ho avuto modo di sperimentare più discipline, passando dalla Biofisica alla Biologia dello Sviluppo. Credo nella divulgazione perché permette di trasmettere alle persone ciò che mi piace: la scienza! Camice e guanti, ora iniziamo con gli esperimenti!

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