Un mondo immenso – ma in che “senso”?

Avete mai sentito parlare di Umwelt? Ed Yong nel suo libro “Un mondo immerso” prova a spiegarcelo con esempi e riflessioni.

Introduzione

Un mondo immenso rappresenta il titolo dell’opera letteraria firmata da Ed Yong e pubblicata nel 2022 in collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo. Un vertiginoso e caleidoscopico viaggio, che, trascendendo da quelle che sono le comuni esperienze sensoriali umane vuole trasportarci all’interno di quella che è la “visione” del mondo, ma dalle peculiari prospettive sensoriali sviluppate dalle specie animali.

copertina del libro
Chi è Ed Yong?

Non facciamo i villani, non ci si confà, e come previsto dalle più fulgide regole del bon ton, le presentazioni sono quantomeno d’obbligo!! 

autore

Ed Yong, classe 1981 è un giornalista inglese di origini malesi. Ha una laurea in scienze naturali conseguita a Cambridge e due master, uno in biochimica e l’altro in filosofia presso l’università di Londra. 

È stato redattore della rivista statunitense Atlantic dal 2015 al 2023 e prima di allora ha comunque scritto per prestigiose riviste come il National Geographic, il New Yorker, Wired, New York Times e Nature. Durante la sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra i quali un premio Pulitzer per il suo lavoro di reportage sulla pandemia di COVID-19. 

E…ciliegina sulla torta, scrive pure libri! Un mondo immenso rappresenta la seconda opera dopo Contengo moltitudini, entrambi molto apprezzati dalla critica letteraria.

PAROLA D’ORDINE: UMWELT!!
Che cosa significa Umwelt?

Il perno intorno al quale si dipana il bandolo dell’intera matassa letteraria, che apparirà qua e là in maniera ricorrente all’interno del volume, è la parola tedesca Umwelt.

Coniata nel 1909 e resa famosa dallo zoologo estone di lingua tedesca Jakob von Uexküll, suddetta parola significa letteralmente “ambiente”. 

L’ambiente in questione, però, non va inteso semplicemente alla stregua del luogo fisico dove effettivamente un animale si è adattato a vivere, quanto al concetto più ampio di bolla sensoriale, ovvero di quella porzione dell’ambiente reale che un animale è in grado effettivamente di percepire in base ai sensi a sua disposizione. Noi, come gli esseri viventi intorno a noi condividiamo lo stesso immenso mondo, costantemente sommersi, avviluppati da stimoli di ogni genere: visivi, tattili o olfattivi piuttosto che uditivi e gustativi. Ogni animale, però, pur condividendo lo stesso pianeta può entrare in relazione solo con una minima parte della vastità che lo circonda, il suo Umwelt per l’appunto, rappresentato dai soli stimoli che è in grado di percepire. 

Proviamo a capirlo meglio…

Citando un esempio tratto dal libro che rende più immediato il concetto, si può paragonare il corpo di ogni animale come ad una casa e le finestre di questa casa ai sistemi sensoriali dei singoli animali. Ogni casa affaccia sul medesimo giardino ma le finestre di queste case però sono di forme e dimensioni diverse e ubicate in posizioni altrettanto differenti. Perciò, nonostante siamo affacciati tutti sullo stesso luogo, a seconda di come le finestre sono progettate, il giardino visto dalla finestra di ogni casa cambierà aspetto e rappresenterà l’unica porzione di esso che si potrà apprezzare da li. 

Imparare a conoscere l’Umwelt di ogni essere vivente rappresenta sicuramente un passo cruciale per muoversi in un mondo popolato da moltitudini di specie delicatamente interconnesse tra loro da fragili e complessi equilibri, molti dei quali a noi ancora sconosciuti.

Perché non possiamo percepire tutti un unico, vasto Umwelt?

Non possiamo per due motivi:

  • I sensi costano…letteralmente! Mantenere un sistema sensoriale allerta pronto ad attivarsi in caso di necessità richiede un enorme consumo di energia da parte degli organi che lo compongono. Anche quando teniamo gli occhi chiusi, per esempio, il nostro sistema visivo non è mai in stand by e attinge costantemente energia dalle riserve cellulari di ATP.
  • Saremmo costantemente sopraffatti da una moltitudine di stimoli, molti dei quali totalmente inutili per la sopravvivenza della specie.

Aver evoluto nel tempo un Umwelt personalizzato si è rivelata quindi una mossa decisiva per ogni animale che, così facendo, è stato in grado di poter filtrare tra un’infinità di stimoli sensoriali diversi e “spendere” energia solo per quelli utili al mantenimento della propria genia (rilevare cibo, minacce, trovare una partner, ecc..).   

E l’Umwelt di Homo sapiens qual’è?

Si affronta anche questo tema in un capitolo dedicato e l’Umwelt di Homo sapiens è totalmente incentrato sugli occhi! Siamo in assoluto i viventi con la vista più acuta, in grado di percepire i dettagli più piccoli e minuziosi. Migliori di noi in questo sono solo alcune specie di rapaci per ovvie esigenze di caccia. Già lo sapevi?

Ma aspetta!! Tra le righe vengono fuori anche fatti più interessanti. Per esempio, analizzando la struttura degli occhi di un ragno saltatore, di un essere umano, di un rapace o di qualsiasi altro animale che ne è dotato, si è scoperto che tutti i fotorecettori (cellule in grado di rilevare la luce) che li compongono funzionano grazie ad una medesima proteina della famiglia delle opsine, in grado di interagire con la luce e inviare impulsi elettrici al cervello. 

L’ipotesi più accreditata sembra quella per cui l’opsina originale che si sviluppò nelle prime forme di vita dotate di vista fosse talmente efficiente nel catturare la luce che il processo evolutivo non ha mai trovato un’alternativa migliore e quindi, ogni animale in grado di “vedere” lo fa grazie ad una proteina comune che con il tempo si è specializzata in forme diverse per poter carpire le diverse informazioni trasportate dalla luce. 

Profondi occhi blu
capasanta dagli occhietti blu
In foto gli occhietti blu elettrico sul corpo di una capasanta

Poi ci sono anche animali che hanno occhi inspiegabilmente complessi. Per esempio, i puntini blu elettrico che vedete nell’immagine rappresentano le decine e più di occhi presenti sulle due metà del guscio di una capasanta…si avete letto bene! Sembrano essere tra gli unici molluschi bivalve ad avere gli occhi! E dotati di pupilla, tra l’altro, in grado di convogliare la luce entrante verso un sofisticato specchio ricurvo situato in fondo all’occhio che direziona il fascio luminoso a due retine dotate di fotorecettori in grado di garantire all’animale una risoluzione spaziale dei piccoli oggetti non indifferente.

Ci vedono!! O meglio, sarebbero potenzialmente in grado di farlo ma in realtà sembra che a causa della struttura troppo elementare del loro cervello, la capasanta non sia in grado di ricostruire immagini dalla vista come facciamo noi. Sembra che usi gli occhi solo per individuare qualcosa che meriti la loro attenzione che poi viene successivamente annusata mediante la miriade di tentacoli che possiedono e che fungono da “naso”. Ma se le cose stanno davvero così perché possedere un occhio così complesso? Queste e altri enigmi sollevati nel libro non hanno ancora trovato risposta nel modo scientifico, ricordandoci ancora una volta quanto ancora abbiamo da comprendere delle realtà che ci circondano…sicuro però, dopo questa non guarderai più le capesante con gli stessi occhi…

Perchè consigliare questo libro?

Ed Yong con un lessico tendenzialmente colloquiale, a tratti ironico tenta un’impresa per nulla scontata: farci uscire dalla comfort zone del nostro Umwelt.
Siamo ancora perlopiù settati sull’arcaica teoria aristotelica per cui i sensi esistenti sia per gli animali che gli umani siano cinque: tatto, olfatto, vista, gusto e udito. Ma se  la realtà non fosse proprio così semplice invece?
Per citare una frase del libro:


“Ci sono animali che sentono suoni in quello che a noi sembra un silenzio perfetto, vedono colori in quella che a noi sembra l’oscurità totale, e percepiscono vibrazioni in quella che a noi sembra una completa immobilità. Ci sono animali con gli occhi sui genitali, le orecchie sulle ginocchia, il naso sugli arti e lingue su tutta la pelle.”


Capitolo dopo capitolo Yong, come Virgilio con il suo Dante, ci prende per mano e ci introduce all’esplorazione dei diversi Umwelten, di quello che si sta conoscendo o che ancora non si sa sui più disparati sensi dei viventi in modo da poter comprendere qualcosa di più sul loro stile di vita. Ma non con l’ottica di percepirli alla stregua di “organismi modello” da studiare al fine di interpretare meglio i nostri di sensi o per l’implementazione di nuove tecnologie su essi basati, più che altro per imparare a vederli per quello che effettivamente sono. Né più di noi ma nemmeno inferiori, semplicemente degli inquilini, che al pari nostro condividono lo stesso tempo e il medesimo spazio.

Antropomorfismo eccessivo?


Uno degli errori più grandi che la nostra specie commette è quella dell’antropomorfizzare i vari Umwelten esistenti arrivando ad inquadrare la vita degli esseri viventi secondo quelli che sono i nostri di sensi e non i loro. Questo pregiudizio porta con sé conseguenze disastrose che si manifestano con una sbagliata interpretazione delle esigenze degli animali che ci stanno intorno o a stretto contatto o addirittura condividono le nostre case. Quante volte, ad esempio, precludiamo al nostro cane, il cui Umwelt è perlopiù olfattivo, la gioia assoluta di annusare a fondo l’ambiente che lo circonda solo perché per noi fa schifo, imponendogli così, la nostra visione del mondo?


Magari non lo facciamo a posta, semplicemente non ce ne rendiamo conto e questo libro vuole offrirci proprio l’opportunità di conoscere ciò che i nostri sensi non ci permettono di “vedere”. Sta perciò a noi, scegliere di fare un gesto di empatia e umanità verso gli altri esseri viventi accettando di imparare ciò che del mondo non siamo in grado di percepire. Nel complesso, infatti, questo libro non vuole assolutamente celebrare la superiorità di una specie su un’altra mediante la comparazione dei vari Umwelten alla ricerca di quello più forte o bizzarro ma piuttosto vuole enfatizzare e dare voce a quella maestosa bellezza che si cela dietro la parola diversità.

Simone Valentini

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Naturalmente affascinato dai fenomeni che regolano il mondo che ci circonda. Mi piace un sacco anche la fotografia, disegnare, dipingere, l’attività sportiva e tanto altro ancora ma tutto in queste poche righe non ci sta. Ho una laurea magistrale in Chimica Industriale all’Università di Pisa e attualmente lavoro come divulgatore scientifico ed educatore al Muse di Trento (museo delle scienze).

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