Ildegarda da Bingen: un barlume nell’epoca buia

Un aggettivo per descrivere la badessa Ildegarda da Bingen è la parola “poliedrica”. Teologa visionaria e profeta della sacra parola di Dio. Ma anche musicista, poeta, filosofa, medico e scienziata. La sua fama si accrebbe a tal punto da richiamare le attenzioni di figure di spicco dell’epoca e non solo. Ah, nel 2012 è stata pure proclamata santa. Non ci credi? Cerca sul calendario il 17 settembre e guarda a chi è dedicato. Me lo dirai se t’ho preso in giro!

Santa Ildegarda da Bingen (Fonte: Istituto Nino Trapani)
Che vento tirava in quel periodo?

Il Medioevo, lungo un millennio circa, va dalla caduta dell’Impero Romano in Europa nel 450 a.C al Rinascimento italiano (fine XV secolo). Il tessuto sociale in cui si intercala la figura di Ildegarda non lasciava molto spazio al genere femminile di qualsiasi estrazione sociale. Il destino di una donna era un pendolo che oscillava, inesorabile, tra la vita di clausura o quella di sposa sacrificale in matrimoni spesso di convenienza, dove finivano per essere rilegate alla gestione della casa, alla sua amministrazione in assenza del marito e alla cura dei figli. Inoltre, dovevano badare al mantenimento del proprio corpo al fine esclusivo di renderlo atto alla procreazione.  

Ciliegina sulla torta…bastava un passo falso e l’accusa di stregoneria era dietro l’angolo! 

Già si intuisce, da qui, la magistrale potenza della badessa di Bingen, che, a dispetto dei pronostici non rosei del tempo, riuscì a svincolarsi dal giogo maschilista che teneva in scacco il suo genere. Anzi, divenne pure figura di riferimento di uomini potenti, sia laici (Federico Barbarossa) che ecclesiastici, facendo parlare di lei ancora oggi.

La “sibilla del Reno”

Ildegarda nasce nell’estate del 1098 da una famiglia nobile della Renania. Il nome tradotto vuol dire “colei che è audace in battaglia”. A dispetto del nome però la piccola Ildegarda fin dalla tenera età si presenta di costituzione fragile e malaticcia. Già dai 3 anni si intuisce che non è come le altre. È pervasa da visioni ad occhi aperti che caratterizzeranno tutta la sua vita. Attraverso di esse pare che Dio comunicasse con lei mostrando i suoi insegnamenti, motivo che le valsero l’appellativo di “sibilla del Reno”. I genitori, visto lo stato di salute e l’aura profetica che la rendevano più vicino a Dio che alla vita terrena – forse un modo più carino per dire che sarebbe campata pochino – decisero di introdurla al convento. 

I resti del monastero di San Disibod (Fonte: Wikimedia)

All’età di soli otto anni viene affidata alla tutela di Jutta di Sponheim, anacoreta del monastero benedettino di San Disibod, che si occuperà della sua istruzione divenendone prima il suo mentore, e una volta cresciuta, la sua superiora.  Jutta fu una figura di riferimento nella vita di Ildegarda. La guidò nello studio e comprensione delle proprie visioni (alla quale le aveva confessate) e quindi della propria spiritualità, nonché all’osservazione e comprensione del mondo esterno, dai fenomeni metereologici, allo studio delle erbe e delle piante.

Nel 1136 alla morte di Jutta, Ildegarda prende il suo posto alla guida del convento come magistra. Vi rimarrà fino al 1148, quando un’altra delle sue visioni le impone di lasciare il monastero per trasferirsi a Rupertsberg. Dopo diverse difficoltà, ci riesce, e nel 1150 lei e 20 fedeli adepte si trasferirono in un convento a Rupertsberg. Nonostante il nuovo convento non fosse tanto lontano dal precedente, permette però a Ildegarda di diventarne la badessa, più libera ed indipendente di gestire il proprio convento senza le interferenze dell’abate di San Disibod. È qua che, grazie ai nuovi poteri acquisiti, la sua figura emerge prepotentemente dai confini del convento incrociandosi con le dinamiche politico-sociali del tempo. Nelle sue predicazioni pubbliche mette in discussione convinzioni e consuetudini consolidate del tempo, battendosi a gran voce per l’uguaglianza uomo-donna, promuovendone la dignità sociale e l’emancipazione, perché anch’essa figlia del Signore tanto quanto l’uomo.

 Ildegarda da Bingen e le sue adepte (Fonte: Wikimedia)

Nel 1169 fonda il monastero di Eibingen sulla sponda opposta del Reno, probabilmente per accogliere la mole sempre più massiccia di adepti intenti a seguire i suoi insegnamenti.

Si racconta, tra i tanti suoi episodi straordinari, di aver sollecitato le proprie consorelle a imbellettarsi in modo elegante con gioielli e preziosi contro i tradizionali principi monastici di semplicità e misura. Questo perché il fascino di una donna andava celebrato come Dio l’aveva creato e il monastero doveva rappresentare un luogo di preghiera in letizia e non di afflizione. E anche per l’influenza positiva che si credeva gemme e pietre preziose avessero su corpo e anima.

Muore nel convento di Rupertsberg il 17 settembre 1179, ricordiamolo, alla veneranda età di 81 anni…in barba a quelli che dicevano sarebbe vissuta poco!

Polifonie di talenti in un corpo solo

Durante la vita in monastero mette a punto diversi trattati su diversi ambiti nel quale elementi originali e concetti tradizionali del tempo si fondono. Tra le sue opere più famose:

  • una trilogia mistico-profetica: Scivas, Liber vitae meritorum e Liber divinorum operum, dove Ildegarda espone e spiega al mondo la parola di Dio attraverso le visioni avute e gli insegnamenti in esse celati;
  • Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum, testo enciclopedico sul riconoscimento e gli usi a scopi medicinali di animali nonché di erbe, alberi, pietre e metalli;
  • Symphonia che contiene le opere sinfoniche composte da Ildegarda ispirate a figure sacre e Ordo virtutum, rappresentazione musicale e teatrale a stampo sacro-allegorica;
  • Epistolae, raccolta di quasi 400 lettere che Ildegarda scrive a personaggi di vario calibro del tempo.
Ildegarda nell’atto di predicare le sue visioni (Fonte: Fondazione Santa Maria Nuova)

I poliedrici talenti di Ildegarda non vanno considerati a sé stanti, ma piuttosto come fili diversi che si intrecciano per generare un disegno unico dove arte, scienza e religione concorrono insieme nell’elevare l’uomo alla conoscenza di Dio. Disegno in cui le visioni mistico-profetiche di Ildegarda hanno giocato un ruolo cruciale. Oggi c’è chi afferma che quelle visioni potevano essere legate a forme particolarmente acute di emicrania. Ma, indipendentemente da questo, sicuramente hanno rappresentato la forza motrice di una mente che si è rivelata oltremodo poliedrica e controcorrente nel panorama del tempo. 

Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum: le basi della scienza moderna

Nonostante quella di scienziata sia una strana vocazione per una monaca, non ci dobbiamo stupire…siamo nel medioevo!! Durante questo millenario periodo, prima della nascita di luoghi di cultura laici (come la scuola di Salerno), i centri per la trasmissione dei saperi, anche medico-scientifici, sorgevano per la maggior parte intorno a conventi e monasteri. Questo perché i monaci sapevano leggere e scrivere in latino (oltre che in altre lingue), ed erano quindi in grado di interpretare gli antichi testi. Ai clericali era affidata anche la cura stessa dei malati, siano essi delle terre vicine o viandanti di passaggio. È intuibile quindi che, come monaca, Ildegarda abbia appreso la conoscenza medica del tempo legata alla cura con i semplici, ovvero le singole erbe che crescevano spontaneamente o coltivate in orti nei dintorni del convento. 

Memore anche degli insegnamenti benedettini, scrive Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum, primo trattato scientifico del tempo ad opera di una donna. Dopo la sua morte, l’opera fu smembrata in due filoni: il Physica (libro delle medicine semplici) e il Causae et curae (Libro delle cause e dei rimedi). In questi manoscritti, Ildegarda raccolse tutto il sapere botanico e medico del tempo, gettando le basi per la scienza moderna.

Il Physica, rappresenta un trattato di nove libri dove si indica come utilizzare a scopo terapeutico un ampio ventaglio di elementi del genere vegetale, animale e minerale. Quest’opera, nel quale Ildegarda descrive accuratamente più di duecento piante esistenti, costituirà la base per i futuri studi in campo botanico, tanto da arrivare ad influenzare nel XVI secolo le opere di Brunfels, Fuchs e Bock, considerati ad oggi i padri fondatori della botanica in Germania.

Nel Causae et curae, invece, Ildegarda affronta il tema della malattia. Convinta che, l’uomo nasce sano, ma poi uno stile di vita alterato induce alla malattia e che in natura esistono i rimedi per ripristinare l’originaria salute, descrive varie cure rielaborando la tradizione medica dell’epoca, (fondata sui principi ippocratico-galenici) arricchendole delle proprie osservazioni su campo. Dal regime alimentare fino ai benefici del regolare ritmo sonno veglia, dall’emicrania alle malattie della pelle, dall’esercizio fisico fino alla malinconia enuncia concetti che si riallacciano all’ avanguardista scuola salernitana e anticipano canoni e orientamenti propri della moderna medicina psicosomatica.

Il Physica, Biblioteca Medicea Laurenziana (Fonte: Wikimedia)

C’è un’altra caratteristica che rende Ildegarda all’avanguardia. Rispetto a “medici” e curatori del suo tempo, nelle ricette ripudia tossici di qualsiasi estrazione. Nel medioevo, infatti, sostanze come gli estratti della Belladonna, arsenico e aconito, nonostante il potenziale pericolo, erano ampiamente utilizzati in vari campi, da quello medico alla cosmesi e cura del corpo. La badessa di Bingen è molto attenta nell’individuare sostanze potenzialmente tossiche per la salute sia per ingestione che per applicazione su parti del corpo, dispensando consigli per evitarle e curarne le intossicazioni. Ne scopre un gran numero anche nei posti più insospettabili come nel porro, nelle fragole e nelle prugne. Anche se, vale la pena ricordarlo, per lei il più terribile veleno di tutti i tempi erano gli eretici! Che volete oh…all’avanguardia ok, ma era pur sempre una benedettina!

Simone Valentini

Fonti:

Lezmaier-King H. Anne, 2004, ILDEGARDA DI BINGEN – la vita e l’opera, Milano, Piero Gribaudi editore.

Del Bo Beatrice, 2024, ARSENICO E ALTRI VELENI – Una storia letale nel Medioevo, Bologna, società editrice il Mulino.

Sabatini S. Women, medicine and life in the Middle Ages (500-1500 AD). Am J Nephrol. 1994;14(4-6):391-8. doi: 10.1159/000168754. PMID: 7847475.

Papasidero, Marco. “Ildegarda di Bingen. Medicina, magia e spiritualità delle piante.” Semiotica e santità. Prospettive interdisciplinari. Circe, 2019. 73-83.

LAURIELLO, GIUSEPPE. “Ildegarda di Bingen e Trotula de Ruggiero: precorritrici di tempi moderni.” Biografie Mediche: 31.

http://www3.unisi.it/ricerca/prog/fil-med-online/autori/htm/ildegarda.htm

Steri Marco, MEDICINA MEDIEVALE: PIETRO ISPANO E IL THESAURUS PAUPERUM, tesi di laurea, Università degli studi di Cagliari, 2013-2014.

https://www.afom.it/wp-content/uploads/medicina-medievale.pdf

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