La situazione attuale sul lupo e come possiamo prevenire i conflitti, strumenti di prevenzione ed informazioni per una convivenza nel rispetto della natura

In Italia, la sottospecie di lupo autoctona è il Canis lupus italicus. Fino al secolo scorso ha subito un forte calo demografico su tutto il territorio nazionale, a causa di pressioni subite da parte dell’uomo.
Negli anni ‘70, la popolazione stimata negli Appennini era tra 70 e 110 esemplari, mentre in Sicilia e nelle Alpi era considerato estinto. Dagli anni ‘70 in poi c’è stato un ripopolamento reso possibile anche grazie a delle leggi di protezione, sia nazionali che internazionali, che hanno reso il lupo una specie non cacciabile e ad alto interesse di conservazione per il ruolo ecologico che svolge.
Secondo i dati ISPRA la popolazione è oggi arrivata a 3501 esemplari con una stima variabile tra 2.949 – 3.945 (monitoraggio svolto nell’anno 2020-2021 ed elaborato nel 2024).
L’aumento della popolazione è dovuto anche all’alto numero di prede disponibili sul territorio nazionale, come cinghiali e caprioli. Questa abbondanza alimentare, unita alla territorialità del lupo, spinge i nuovi branchi a cercare spazi liberi da abitare. Ciò spiega perché i lupi si siano spostati dalle montagne fino a raggiungere le coste e le zone abitate: qui hanno trovato territori liberi da occupare, evitando così la competizione con altri branchi.

Il dibattito europeo e il declassamento del lupo
L’aumento della popolazione del lupo ha generato forti polemiche a livello europeo, tanto da discuterne in Parlamento. Oggi, il lupo è passato da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”, come riportato nella Direttiva Habitat 92/43 CEE sullo stato di protezione del lupo. Questo provvedimento apre la possibilità di abbattere o prelevare 160 lupi in tutta Italia, come riportato anche dalle stime ISPRA, che prevedono l’abbattimento del 3-5% del numero totale dei lupi.
Per la regione Marche, ad esempio, è previsto il prelievo, ovvero l’abbattimento secondo una gestione pianificata, di 8 esemplari. La scelta si basa sui dati che saranno ottenuti dai monitoraggi e che serviranno a determinare i lupi problematici o potenzialmente pericolosi, in base anche alla “confidenzialità” degli stessi con gli ambienti cittadini. Come riportato dall’Enpa, inoltre, si stima che ogni lupo abbattuto costerà circa 50.000 euro di soldi pubblici a causa degli elevati costi dovuti all’impiego di materiale e personale per il prelievo/abbattimento.
Una convivenza tra uomo e lupo è possibile
Il lupo, come molte specie selvatiche, mostra un comportamento prudente ed elusivo nei confronti dell’uomo, probabilmente anche in risposta alla persecuzione diretta dell’uomo.
Secondo un recente studio pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), e condotto su 185 lupi selvatici individuati su 44 località differenti del centro Italia, è stato osservato come il lupo, quando sente le voci umane, tende ad assumere comportamenti di paura nell’81% dei casi. Tra i comportamenti sono presenti: fuga, postura insicura, evitamento o cambio di direzione.
Questo comportamento di evitamento non esclude tuttavia possibili interazioni con le attività umane, in particolare con la zootecnia. Infatti, il lupo ha avuto per anni un rapporto difficile con gli allevatori di bestiame. Ma ad oggi abbiamo tutti gli strumenti di difesa efficaci, come i recinti elettrici o i recinti metallici (alti almeno 1,75 metri), i cani da guardia o i dissuasori acustici.
Oltre a ciò, i dati disponibili mostrano anche che l’incidenza complessiva dei danni è percentualmente contenuta. Secondo l’ISPRA, infatti, in Italia le aziende bovine colpite sono risultate in media ogni anno lo 0,33% sul totale. Mentre per quanto riguarda le aziende ovicaprine sono state in media ogni anno lo 0,7% del totale. Questi sono i dati disponibili nel 2022 del periodo compreso tra il 2015 e il 2019.
Sempre i dati disponibili dall’ISPRA mostrano come in Italia il lupo abbia attaccato l’uomo solo 19 volte tra il 2017-24, una media di neanche 3 attacchi per anno. Inoltre, tra questi attacchi registrati nessuno è stato mortale, le vittime hanno riportato qualche ferita da morso agli arti, che si sono risolte nel giro di alcuni giorni.
Dunque, in questo contesto, informazione corretta e strumenti di prevenzione rappresentano elementi fondamentali per favorire una convivenza equilibrata tra uomo e lupo.

Ma se capita di imbatterci o di avvistare un lupo in montagna o in aree urbane, come bisogna comportarsi?
- Mantieni la calma, il lupo tendenzialmente scappa se vede l’uomo, inoltre, se sei in macchina non ti percepisce come un pericolo.
- Non lasciare cibo in giro vicino le abitazioni, non nutrire gli animali selvatici.
- Tieni gli animali al guinzaglio, durante le passeggiate.
- Non lasciare gli animali domestici in giardino o legati all’aperto (pratica comunque illegale), metti gli animali al riparo in ambienti chiusi dove il lupo non può entrare.
- Ricorda che il lupo può saltare fino a 1,5 metri e se ci sono degli scalini o dei muretti di supporto, il lupo riesce a saltare anche fino a 2 metri. Per questo motivo si usano recinzioni metalliche di almeno 1,75 metri e di 1,5 metri per quelle elettriche raccomandate per chi ha animali da allevamento.
- Se incontri il lupo aumenta la tua percezione visiva, per esempio aprendo una giacca o allargando le braccia, e/o facendo rumori forti, battendo le mani.
Il problema dell’ibridazione con il cane per la sopravvivenza del lupo
Un altro problema che riguarda lo stato di conservazione del lupo è l’ibridazione. La domesticazione del lupo è avvenuta circa 15.000 -12.000 anni fa e ha dato origine al cane. Tanto che il cane ha una percentuale di DNA del lupo che varia in base alle razze.
l lupo e il cane sono geneticamente così simili da poter ancora generare una prole fertile, che può dunque riprodursi a sua volta. Il problema ? È proprio questa prole ibrida, spesso nata a causa della presenza di cani mal custoditi. Questi ibridi rappresentano una seria minaccia per la conservazione della specie selvatica. Ll’ibridazione causa un “inquinamento genetico’ che potrebbe portare all’esposizione di malattie tipiche del cane che condizionerebbero in modo sfavorevole la sopravvivenza e le capacità riproduttive. Inoltre, l’introgressione di geni canini nel DNA di lupo potrebbe portare a problemi legati anche all’ecologia e al comportamento. Si pensa che la contaminazione genetica possa portare a comportamenti alterati del lupo nei confronti delle proprie prede, dell’uomo e del branco.
La contaminazione genetica del lupo, come dicevamo, non è recente, ma ha radici storiche, e comporta implicazioni non solo a livello conservazionistico, ma anche evolutivo. Studi di questo tipo, relativi al sequenziamento del genoma completo del lupo, sono il primo tassello per riuscire a capire il quadro più complesso del ruolo adattativo e delle variazioni fenotipiche coausate da queste introgressioni.

Al di là degli aspetti tecnici e gestionali, il rapporto con il lupo richiama una riflessione più ampia sul nostro modo di relazionarci alla natura. Oggi più che mai, è fondamentale riscoprire la biofilia: quell’amore innato verso il mondo naturale che ci trasmette un benessere profondo, frutto di millenni in cui siamo evoluti a stretto contatto con esso e che oggi stiamo perdendo a causa anche della vita in città.
La vera convivenza con il lupo non si ottiene alimentando la paura, ma promuovendo un’informazione corretta e consapevole. Oggi, spetta a noi con gli strumenti tecnologici e culturali di cui disponiamo imparare a rispettare l’equilibrio della natura e rendere possibile una convivenza pacifica.
Fonti:
- ISPRA – Le interazioni tra uomo e lupo creano crescente allarme: un protocollo tecnico di ISPRA a supporto degli iter decisionali sui lupi che si abituano all’uomo, confidenti ed urbani — Italiano
- Frantz, Laurent AF, et al. “Genomic and archaeological evidence suggest a dual origin of domestic dogs.” Science 352.6290 (2016): 1228-1231.
- Confagricoltura Siena – Allegato-B: Descrizione delle caratteristiche tecniche delle misure di prevenzione contro gli attacchi da parte del lupo (canis lupus) agli allevamenti zootecnici
- Regione Marche – Gestione del lupo: la Regione Marche avvia il piano di controllo e monitoraggio
- Regione Piemonte – Centro Grandi Carnivori
- Bocedi R., Bracchi P.G Evoluzione demografica del lupo (Canis Lupus) in Italia: cause storiche del declino e della ripresa, nuove problematiche indotte e possibili soluzioni Ann. Fac. Medic. Vet. Di Parma (vol. XXIV, 2004), pagg. 403 – 415
- Battilani, D., et al. “Whole‐Genome Data to Investigate Recent and Historical Dog Introgression Patterns in Italian Wolves.” Ecology and Evolution 15.12 (2025): e72508.
- Lazzaroni, Martina, et al. “Wolves respond differently to human cues as they expand into urban landscapes.” Proceedings of the National Academy of Sciences 123.8 (2026): e2529810123.
- ISPRA – Stima dell’impatto del lupo sulle attività zootecniche in Italia. Analisi del periodo 2015 – 2019







